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Perché soffriamo il solletico? La scienza spiega da dove nasce (e se esiste anche negli animali)

Dal cervello all’evoluzione: perché ridiamo al solletico, chi lo sente di più e cosa succede negli animali

C’è chi scoppia a ridere appena viene sfiorato… e chi resta impassibile. Il solletico è uno dei fenomeni più curiosi del nostro corpo: ci fa ridere, ma spesso non è affatto piacevole. Anzi, può sembrare quasi una reazione incontrollabile.

Perché soffriamo il solletico? La scienza spiega da dove nasce (e se esiste anche negli animali)

Ma la vera domanda è: perché esiste il solletico? E soprattutto… siamo gli unici a provarlo? Anche alcuni animali reagiscono al solletico, in modo simile a noi. Dai ratti che ridono ai primati che giocano, questo comportamento sembra avere radici profonde nell’evoluzione.

Secondo la scienza, il solletico non è solo un gioco: è un mix di difesa, comunicazione e relazione sociale. Un meccanismo antico che ci accomuna ad altre specie e che il cervello interpreta in modo ambiguo, tra piacere e allarme. Ecco perché ridiamo… anche quando non ne abbiamo voglia.

Cos’è il solletico (e perché non è uno solo)

Gli scienziati distinguono due tipi principali di solletico, perché è fondamentale, in quanto coinvolge meccanismi neurologici diversi:

  • Knismesi: una sensazione leggera (come una piuma o un insetto sulla pelle)
  • Gargalesi: solletico intenso che provoca risate

La gargalesi è quella vera quella che fa contorcere e ridere (Fonte: Why Are People Ticklish?, Cleveland Clinic, 2024).

Perché il solletico ci fa ridere?

Il cervello lo interpreta come qualcosa tra piacere e pericolo. In questo modo attiva l’ipotalamo, legato alla risposta lotta o fuga, e stimola sia recettori del tatto che del dolore.

Così si produce una risata che è più riflesso automatico che divertimento. Ecco perché spesso ridiamo… anche quando non ci piace.

Le 3 ipotesi scientifiche più accreditate

1. Meccanismo di difesa

Le zone più sensibili (ascelle, piedi, collo) sono anche le più vulnerabili. Il solletico potrebbe essere un modo per proteggere queste aree

2. Funzione sociale e relazionale

Il solletico compare nei bambini già nei primi mesi di vita ed è legato al gioco. Favorisce il legame genitore-figlio e la comunicazione sociale (Fonte: The extraordinary enigma of ordinary tickle behavior: Why gargalesis still puzzles neuroscience, Science Advisory, 2025).

3. Errore di previsione del cervello

Non puoi farti il solletico da solo. Perché il cervello prevede i tuoi movimenti e spegne la risposta

Perché alcune persone soffrono di più il solletico?

Non tutti siamo uguali. Le differenze dipendono da vari fattori:

  • sensibilità della pelle
  • predisposizione neurologica
  • stato emotivo (stress riduce la risposta)
  • relazione con chi tocca

Ed anche la genetica potrebbe avere un ruolo, ma non è ancora dimostrato

Tabella riassuntiva

Fattore Effetto sul solletico Perché succede
Sensibilità della pelle Più solletico Recettori nervosi più attivi
Stato emotivo positivo Aumenta la risposta Maggiore apertura al gioco
Ansia o stress Diminuisce o altera Il cervello è in modalità difensiva
Relazione con chi tocca Molto influente Conta il contesto sociale
Zone del corpo Variabile Alcune aree sono più vulnerabili

Il solletico è davvero divertente?

Non sempre. Molti studi suggeriscono che la risata sia automatica, ma può essere anche una risposta a stimolo sgradevole. Si tratta di una emozione mista, tra gioco e difesa (Fonte: The neurobiology of ticklishness, Neuroscience Research, 2025).

Il solletico negli animali esiste davvero?

Sì, ma non in tutti gli animali e non sempre nello stesso modo in cui lo sperimentiamo noi. Le ricerche più interessanti riguardano soprattutto mammiferi sociali, dove il solletico sembra avere una funzione legata al gioco e alle relazioni.

🐭 Ratti: ridono davvero

Uno degli studi più famosi condotto dal neuroscienziato Jaak Panksepp ha dimostrato che i ratti, quando vengono solleticati:

  • emettono suoni ultrasonici simili a risate
  • cercano attivamente il contatto
  • mostrano segnali di piacere

Questo suggerisce che il solletico può essere una forma di gioco sociale evolutivo (Fonte: Rat tickling: A systematic review of applications, outcomes, and moderators, Plos One, 2017).

🐒 Primati: molto simili a noi

Scimpanzé e gorilla reagiscono al solletico con vocalizzazioni simili alla risata, movimenti di fuga e gioco ed interazioni sociali.

Questo rafforza l’idea che il solletico sia un comportamento antico e condiviso tra specie evolutivamente vicine.

🐕 Cani: riflesso, non risata

Nei cani, il solletico è diverso, e si manifesta con il classico movimento della zampa, per cui è un riflesso automatico (scratch reflex) e non è legato a divertimento. In questo caso non si parla di solletico emotivo, ma di risposta neurologica.

Infografica sul solletico che spiega perché ridiamo, come funziona nel cervello e se esiste anche negli animali
Il solletico è un mix di difesa, emozione e cervello… e non riguarda solo gli esseri umani

Cosa significa tutto questo?

Gli scienziati ipotizzano che il solletico:

  • sia nato come meccanismo di difesa
  • sia diventato poi un strumento sociale nei mammiferi
  • abbia evoluto una componente di gioco e comunicazione

In altre parole, il solletico potrebbe essere un “linguaggio primitivo” condiviso tra specie.

Curiosità che pochi conoscono

  • I bambini ridono per il solletico già nel primo anno di vita
  • Non potete farvi il solletico da soli o almeno quasi mai
  • È più forte se non si sà dove arriverà
  • Dipende molto dall’umore del momento

Conclusione

Il solletico non è solo una risata incontrollabile: è un fenomeno che unisce neurologia, evoluzione e relazioni sociali.

Ci protegge, ci fa interagire e, sorprendentemente, ci collega anche ad altri animali. Dai ratti che ridono ai primati che giocano, il solletico sembra essere molto più universale di quanto pensassimo. E forse proprio per questo continua a farci ridere… anche quando non vogliamo.

Ultimo aggiornamento il 24 Marzo 2026 da Rossella Vignoli

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Rossella Vignoli

Fondatrice e responsabile editoriale, è esperta di bioedilizia, design sostenibile e sistemi di efficienza energetica, essendo un architetto e da sempre interessata al tema della sostenibilità. Pratica con passione Hatha yoga, ed ha approfondito vari aspetti dello yoga. Inoltre, è appassionata di medicina dolce e terapie alternative. Dopo la nascita dei figli ha sentito l’esigenza di un sito come tuttogreen.it per dare delle risposte alla domanda “Che mondo stiamo lasciando ai nostri figli?”. Si occupa anche del sito in francese toutvert.fr, e di designandmore.it, un magazine di stile e design internazionale.

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