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Perché le cicale cantano così forte: il suono che racconta l’estate

C’è un momento, nelle giornate più calde, in cui il silenzio sembra sparire del tutto. Basta passare accanto a un filare di pini, fermarsi in un giardino assolato o camminare lungo una strada di campagna per sentire quel frinire continuo, pieno, quasi ipnotico. È il canto delle cicale, uno dei suoni estivi più riconoscibili in assoluto. Lo ascoltiamo da sempre, ma non tutti sanno davvero da dove nasce e perché è così insistente.

Perché le cicale cantano così forte: il suono che racconta l’estate

Perché le cicale cantano così forte: il suono che racconta l’estate

Dietro questo concerto che accompagna pomeriggi afosi, vacanze, uliveti e terrazze al sole, c’è un meccanismo affascinante che riguarda la sopravvivenza, la riproduzione e anche l’equilibrio degli ecosistemi. Le cicale non cantano “per caso” e non tutte lo fanno allo stesso modo. Ogni specie ha una sua voce, un suo ritmo, perfino un suo orario preferito. Capire il loro richiamo aiuta a guardare questi insetti con occhi diversi: non come semplice colonna sonora dell’estate, ma come parte viva del paesaggio naturale.

Perché sentiamo le cicale soprattutto in estate

Le cicale sono insetti strettamente legati al caldo. La loro presenza sonora esplode nei mesi estivi perché il calore favorisce la loro attività e coincide con la fase adulta del loro ciclo vitale. Per molto tempo, infatti, questi insetti restano nascosti sotto terra allo stato giovanile, nutrendosi della linfa delle radici. Quando arriva il momento giusto, emergono, si trasformano e iniziano la breve stagione da adulte.

Ed è proprio questa fase, intensa ma relativamente breve, a regalarci il loro canto. Nelle ore più torride, quando molti animali cercano riparo, le cicale diventano invece protagoniste. Il caldo per loro non è un problema: è quasi un attivatore. Più la temperatura sale, più il loro richiamo può diventare evidente e continuo.

Per questo il canto delle cicale è associato così profondamente all’estate mediterranea. Non è solo una coincidenza stagionale: è il segnale di un ambiente asciutto, luminoso, maturo, dove questi insetti trovano le condizioni ideali per cercare un partner e completare il proprio ciclo.

Nelle zone italiane più ricche di vegetazione arborea, come pinete costiere, campagne con alberi adulti, colline con ulivi e viali alberati, il loro suono può diventare quasi una trama di fondo. Magari non vediamo subito l’insetto, ma lo sentiamo benissimo. E spesso è proprio questa la loro particolarità: farsi notare prima con le orecchie che con gli occhi.

Come fanno a produrre quel suono così caratteristico

Il canto delle cicale non nasce dallo sfregamento delle ali o delle zampe, come accade in altri insetti. Le cicale usano invece un sistema molto particolare, basato su membrane chiamate timballi, poste ai lati dell’addome. Queste membrane vengono contratte e rilasciate rapidamente grazie a muscoli molto potenti, producendo vibrazioni ripetute che diventano il suono che conosciamo.

La cosa sorprendente è che il corpo dell’insetto funziona come una vera cassa di risonanza. L’addome amplifica il segnale e lo rende forte, penetrante, capace di diffondersi anche a distanza. Ecco perché, pur essendo insetti piccoli, le cicale riescono a riempire interi spazi aperti con il loro richiamo.

A cantare sono soprattutto i maschi. Il loro obiettivo è attirare le femmine, e il suono è una vera dichiarazione di presenza. Più che un verso casuale, è un messaggio preciso: “sono qui”. In alcune specie il canto serve anche a tenere lontani altri maschi o a coordinare risposte sonore con individui vicini.

Non tutte le cicale emettono la stessa intensità. Ci sono specie dal richiamo più secco e intermittente e altre con un suono più continuo, quasi elettrico. Anche la posizione conta: una cicala appostata su un tronco esposto al sole, in un punto alto e ben ventilato, riesce a diffondere meglio il proprio canto.

Perché le cicale cantano così forte: il suono che racconta l’estate - dettaglio

Un dettaglio curioso è che spesso il canto sembra provenire da ogni direzione, ma individuare l’insetto non è semplice. Questo effetto dipende proprio dalla potenza del suono e dal modo in cui rimbalza tra chiome, tronchi e muri assolati. Per chi ama osservare la natura, seguire una cicala solo con l’udito è quasi un piccolo esercizio di pazienza.

Il canto delle cicale serve davvero alla loro sopravvivenza

Sì, e molto più di quanto si pensi. Il canto è essenziale per la riproduzione. Senza questo richiamo, i maschi avrebbero molte più difficoltà a farsi trovare dalle femmine in ambienti ampi, ricchi di vegetazione e spesso molto rumorosi dal punto di vista naturale. Il loro suono è quindi uno strumento di incontro, riconoscimento e continuità della specie.

Ogni specie tende ad avere un proprio schema sonoro, e questo aiuta anche a evitare confusione tra individui diversi. In pratica, il canto funziona come una firma acustica. Le femmine possono riconoscere il richiamo giusto e orientarsi verso il maschio della stessa specie.

Il ruolo delle cicale, però, non si ferma alla riproduzione. Anche nell’ecosistema questi insetti hanno una funzione importante. Quando sono giovani, vivendo nel suolo, partecipano alla dinamica del terreno e al movimento della materia organica. Da adulte, diventano cibo per uccelli, rettili e altri animali. La loro presenza segnala inoltre habitat abbastanza stabili, con alberi e arbusti in grado di sostenere il loro sviluppo.

Il loro canto, in questo senso, è anche un indicatore ambientale. Dove le cicale continuano a farsi sentire con regolarità, spesso esiste ancora un equilibrio tra vegetazione, suolo e cicli stagionali. Non vuol dire che ogni area rumorosa di cicale sia perfetta, ma certamente la loro scomparsa da luoghi dove erano comuni può raccontare cambiamenti nel paesaggio, nel clima locale o nella qualità dell’habitat.

Per questo ascoltarle non è solo un’esperienza sensoriale. È anche un modo semplice e diretto per accorgersi che la natura attorno a noi sta parlando, letteralmente, del proprio stato di salute.

Si possono distinguere le specie dal suono? Spesso sì

Chi non ci ha mai fatto caso sente solo un frinire uniforme. In realtà, con un po’ di attenzione, il canto delle cicale può rivelare differenze interessanti. Alcune specie producono un suono continuo e prolungato, altre preferiscono sequenze più brevi, a scatti, con pause ben percepibili. Ci sono richiami più metallici, altri più vibranti, altri ancora quasi pulsanti.

Distinguere le specie solo a orecchio non è sempre facile, soprattutto se più cicale cantano insieme. Però ci sono alcuni indizi utili:

  • Il ritmo: continuo, intermittente, accelerato o a ondate.
  • L’intensità: alcune sembrano lontane anche quando sono vicine, altre “invadono” l’aria in modo netto.
  • L’orario: certe specie sono più attive nelle ore centrali, altre iniziano a farsi sentire in momenti diversi della giornata.
  • L’habitat: pinete, uliveti, giardini urbani alberati e campagne aperte possono ospitare specie differenti.
  • La durata delle sequenze: alcune mantengono lo stesso tono a lungo, altre cambiano ritmo rapidamente.

Un modo pratico per allenarsi è fermarsi qualche minuto in un luogo ombroso ma vicino ad alberi ben esposti al sole e ascoltare senza fretta. Se possibile, registrare il suono con il telefono può aiutare a notare dettagli che sul momento sfuggono. Riascoltando, ci si accorge spesso che il “rumore di fondo” è fatto da più voci sovrapposte.

Osservarle dal vivo è un po’ più complicato, perché il colore mimetico le rende quasi invisibili sulla corteccia. Ma proprio questa piccola caccia silenziosa rende l’esperienza ancora più bella, soprattutto per chi ama passeggiare nella natura con curiosità.

Perché il loro suono ci fa pensare subito all’estate

Il canto delle cicale non è solo un fatto biologico. È anche una presenza culturale fortissima. In Italia, e più in generale in molte aree mediterranee, il loro richiamo è legato all’idea di estate piena: sole alto, persiane socchiuse, campi chiari, aria ferma, pomeriggi lunghi. Basta sentirlo per ritrovarsi in una scena precisa, quasi visiva.

Questo succede perché alcuni suoni diventano memoria collettiva. Come il rumore delle onde o il vento tra i pioppi, anche le cicale costruiscono un paesaggio sonoro. Non accompagnano solo una stagione: la rendono immediatamente riconoscibile. Per molte persone, il loro canto richiama vacanze d’infanzia, pause in campagna, giornate nei borghi del Sud, strade bianche e giardini assolati.

In altre culture, il significato può cambiare. In alcuni Paesi il suono delle cicale è associato al passare del tempo, alla ciclicità della natura, alla resistenza al caldo, oppure a una forma di contemplazione estiva. In ogni caso, resta un segnale di presenza forte, un elemento che non passa inosservato.

Ed è interessante notare una cosa: c’è chi lo trova rilassante e chi, invece, lo percepisce come quasi assordante. Dipende dal contesto, dall’abitudine, dal ricordo personale. Ma proprio qui sta il fascino del canto delle cicale: non è mai neutro. Porta con sé atmosfera, calore, paesaggio e memoria.

Perché le cicale cantano così forte: il suono che racconta l’estate - approfondimento

Come ascoltare le cicale con più attenzione durante una passeggiata

Se la prossima volta vuoi vivere questo suono in modo diverso, bastano poche accortezze. Scegli una giornata calda, possibilmente asciutta, e un luogo con alberi maturi: una pineta, una campagna con filari, un parco poco trafficato. Le ore centrali del giorno sono spesso le migliori, anche se il caldo richiede buon senso, acqua e pause all’ombra.

Prova poi a fare così:

  • Fermati invece di continuare a camminare: da fermi si colgono meglio i cambi di ritmo.
  • Guarda i tronchi e i rami alti: spesso le cicale restano immobili, perfettamente mimetizzate.
  • Ascolta le pause: non conta solo il suono, ma anche come riparte.
  • Confronta luoghi diversi: il canto cambia tra città, costa, collina e campagna.
  • Coinvolgi i bambini: trasformare l’ascolto in una piccola ricerca rende tutto più divertente.

Capire perché le cicale cantano così forte cambia davvero il modo in cui le sentiamo. Quello che sembra solo il rumore dell’afa è in realtà un linguaggio preciso, legato alla vita di questi insetti e al respiro stesso dell’estate. La prossima volta che quel suono riempirà l’aria, saprai che non è solo uno sfondo: è una storia naturale che si sta svolgendo sopra la tua testa.

Ultimo aggiornamento il 4 Luglio 2026 da Rossella Vignoli

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Rossella Vignoli

Fondatrice e responsabile editoriale, è esperta di bioedilizia, design sostenibile e sistemi di efficienza energetica, essendo un architetto e da sempre interessata al tema della sostenibilità. Pratica con passione Hatha yoga, ed ha approfondito vari aspetti dello yoga. Inoltre, è appassionata di medicina dolce e terapie alternative. Dopo la nascita dei figli ha sentito l’esigenza di un sito come tuttogreen.it per dare delle risposte alla domanda “Che mondo stiamo lasciando ai nostri figli?”. Si occupa anche del sito in francese toutvert.fr, e di designandmore.it, un magazine di stile e design internazionale.

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