Bubble tea: quanto zucchero c’è davvero e come berlo con più attenzione

Colorato, scenografico, dolce, con quelle perle morbide sul fondo che rendono ogni sorso quasi un piccolo rito: il bubble tea continua a conquistare anche in Italia. Lo si trova nelle grandi città, nei centri commerciali, vicino alle scuole e sempre più spesso anche nei menu dei locali che puntano sulle bevande “instagrammabili”. Il punto è che dietro l’aspetto giocoso può nascondersi una combinazione meno leggera di quanto sembri: zuccheri molto alti e, secondo alcune ricerche recenti, anche la possibile presenza di BPA nei contenitori o nei materiali a contatto con la bevanda.


Non significa che una tazza di bubble tea sia da demonizzare o da bandire. Significa piuttosto che vale la pena capire cosa stiamo bevendo davvero, soprattutto se lo scegliamo spesso o se lo prendono abitualmente ragazzi e adolescenti. Con qualche accortezza si può continuare a gustarlo, ma in modo più consapevole e con scelte molto più equilibrate.
Sommario
Perché il bubble tea piace così tanto
Il successo del bubble tea non dipende solo dal sapore. C’entra anche l’esperienza: il bicchiere trasparente, i colori del tè o del latte aromatizzato, le palline di tapioca da masticare, la cannuccia larga, la possibilità di personalizzare quasi tutto. È una bevanda che diverte e che dà l’idea di qualcosa di diverso dal solito tè freddo o dalla classica bibita.
Il problema nasce proprio da questa percezione. Molte persone lo considerano una sorta di tè arricchito, quindi una scelta tutto sommato innocua. In realtà, in molte versioni commerciali, il bubble tea è più vicino a un dessert liquido che a una semplice bevanda. Alla base può esserci tè nero o verde, ma poi entrano in gioco sciroppi, zuccheri aggiunti, creme, latte condensato, polveri aromatizzate, topping e perle dolci.
Non tutti i bubble tea sono uguali, questo va detto. Ci sono locali che permettono di regolare il livello di zucchero, scegliere basi più semplici e limitare le aggiunte. Ma ci sono anche preparazioni già molto cariche in partenza, dove il contenuto zuccherino sale in fretta senza che il gusto risulti per forza stucchevole. È proprio qui che si rischia di bere più zucchero del previsto senza accorgersene.
Le ricerche sugli zuccheri: il punto che preoccupa di più
Tra gli aspetti osservati più spesso nelle analisi nutrizionali del bubble tea c’è il contenuto di zuccheri liberi. Diverse indagini su bevande vendute in catene e negozi specializzati hanno mostrato valori elevati, in alcuni casi paragonabili o superiori a quelli di molte bibite zuccherate. La quantità cambia in base alla ricetta, alla dimensione del bicchiere e agli ingredienti scelti, ma il dato ricorrente è uno: una porzione può coprire una parte molto ampia della quota giornaliera consigliata di zuccheri, a volte superandola con facilità.
Il nodo non è solo calorico. Un consumo frequente di bevande molto zuccherate è associato a un peggior equilibrio alimentare complessivo e può favorire eccessi energetici, aumento di peso, picchi glicemici e una maggiore abitudine ai sapori molto dolci. Se il bubble tea diventa un appuntamento fisso, magari più volte alla settimana, smette di essere uno sfizio occasionale e inizia a incidere davvero sulla dieta quotidiana.
Le perle di tapioca, da sole, non sono il problema principale, ma contribuiscono. Sono ricche soprattutto di amidi e spesso vengono cotte o conservate in sciroppi zuccherati. A questo si sommano la base della bevanda e gli eventuali topping, come gelatine, creme o schiume. Il risultato finale può essere molto più pesante di quanto il nome “tea” faccia immaginare.
Un dettaglio utile da tenere a mente è questo: anche quando il locale offre la scelta tra 100%, 70%, 50% o 30% di zucchero, non sempre “50%” significa poco zucchero in assoluto. Significa semplicemente metà della dose prevista da quella ricetta, che potrebbe comunque partire da livelli già alti. Per questo conviene non affidarsi solo alla dicitura, ma valutare l’insieme: dimensione del bicchiere, presenza di sciroppi, tipo di base e numero di aggiunte.
BPA e materiali a contatto: cosa dicono gli studi
Accanto al tema zuccheri, alcune ricerche hanno acceso l’attenzione anche sul BPA, cioè il bisfenolo A, una sostanza chimica usata in alcuni materiali plastici e resine. Il BPA è da tempo sotto osservazione per i possibili effetti sulla salute e per questo il suo impiego è regolato in modo sempre più severo, soprattutto nei prodotti a contatto con gli alimenti.
Nel caso del bubble tea, il rischio non riguarda la bevanda in sé come ingrediente “naturale”, ma la possibile migrazione da contenitori, coperchi, bicchieri, rivestimenti interni o altri materiali usati durante preparazione e servizio. Le analisi disponibili non indicano uno scenario identico ovunque, ma suggeriscono che in alcuni prodotti possano esserci livelli da non sottovalutare, specie se si considera l’esposizione complessiva che una persona può avere anche da altre fonti alimentari e ambientali.

Va fatta una distinzione importante. Trovare tracce di BPA non significa automaticamente trovarsi davanti a un pericolo immediato per chi beve una tazza ogni tanto. Il punto, ancora una volta, è l’accumulo e la frequenza. Quando una bevanda viene consumata spesso, magari ogni giorno, e quando si somma ad altri prodotti confezionati o serviti in materiali simili, ha senso ridurre l’esposizione dove possibile.
Per il consumatore, però, capire tutto questo non è semplice. Non sempre il locale comunica in modo chiaro quali materiali utilizza, se i bicchieri sono privi di BPA o se certi componenti sono stati sostituiti con alternative più sicure. Per questo la scelta del posto conta. I negozi più attenti alla qualità tendono a essere più trasparenti anche su ingredienti e confezionamento.
Quando il bubble tea diventa meno innocuo di quanto sembra
Il bubble tea pesa di più sulla dieta in alcune situazioni molto comuni. La prima è la dimensione: un bicchiere grande, con base al latte, zucchero pieno, doppia porzione di perle e topping extra, può trasformarsi in una merenda molto ricca o addirittura in un piccolo pasto sbilanciato. La seconda è la frequenza: una bevanda del genere una volta ogni tanto ha un impatto diverso rispetto a tre o quattro volte alla settimana.
C’è poi un aspetto che spesso passa inosservato: il bubble tea viene bevuto velocemente e con piacere, ma sazia meno di un alimento solido. Questo significa che si possono introdurre molte calorie e zuccheri senza avvertire una vera sensazione di “aver mangiato”. Subito dopo, magari, si continua con uno snack salato o un dolce, facendo salire ancora di più l’apporto complessivo.
Per i più giovani il discorso merita ancora più attenzione. Ragazzi e adolescenti sono spesso i consumatori più affezionati di queste bevande, attratti dalla personalizzazione e dall’estetica. Proprio per questo serve un po’ di educazione pratica, senza proibizioni rigide ma con indicazioni chiare: non è una bevanda quotidiana, non sostituisce l’acqua, non equivale a un tè leggero e non va considerata una scelta neutra solo perché contiene tè.
- Più critico: formato grande, zucchero pieno, base cremosa, topping multipli.
- Più gestibile: formato piccolo, tè semplice, zucchero ridotto, una sola aggiunta.
- Da evitare come abitudine: berlo ogni giorno o usarlo come spuntino fisso.
Come ordinare un bubble tea con più attenzione
La buona notizia è che spesso si può alleggerire parecchio, già al momento dell’ordine. Non serve rinunciare del tutto: basta conoscere i punti su cui intervenire. Il primo è la base. Meglio preferire tè verde o tè nero semplici, evitando quando possibile le basi molto cremose o ricche di polveri aromatizzate. Se si vuole il latte, può avere più senso una versione meno elaborata e senza creme aggiunte.
Il secondo punto è lo zucchero. Quando il locale lo consente, conviene partire da un livello basso, per esempio 0% o 30%, invece di scegliere automaticamente il livello standard. Molte persone si accorgono che il gusto resta gradevole lo stesso, soprattutto se sono già presenti perle o sciroppi.
Il terzo punto riguarda i topping. Le perle di tapioca sono il simbolo della bevanda, ma aggiungere anche gelatine, popping pearls, creme e schiume alza rapidamente zuccheri e calorie. Meglio limitarsi a una sola aggiunta, in porzione normale. Anche la dimensione del bicchiere fa la differenza: il formato piccolo o medio è quasi sempre la scelta più sensata.
Se hai la possibilità di chiedere informazioni, vale la pena domandare anche qualcosa sui materiali: bicchieri e coperchi sono privi di BPA? Il locale usa contenitori certificati per il contatto alimentare? Non sempre chi serve saprà rispondere nel dettaglio, ma la disponibilità a chiarire è già un segnale di attenzione.
- Scegli formato piccolo o medio.
- Preferisci base tè semplice invece delle versioni più cremose.
- Riduci lo zucchero aggiunto il più possibile.
- Limita i topping a uno solo.
- Non trasformarlo in una bevanda quotidiana.
- Se puoi, chiedi informazioni su ingredienti e contenitori.
Le alternative più sane, anche da preparare a casa
Chi ama il bubble tea spesso cerca soprattutto freschezza, gusto e un pizzico di divertimento. Per questo esistono alternative più leggere che non fanno rimpiangere troppo la versione classica. La più semplice è un tè freddo fatto in casa, preparato con infusione vera e addolcito poco o per niente. Si può aromatizzare con pesca, fragole, limone, menta o scorza di agrumi, ottenendo una bevanda molto più pulita e dissetante.
Un’altra idea è usare piccole quantità di perle, ma in una ricetta casalinga controllata. In questo modo si decide sia quanto zucchero mettere, sia quali ingredienti usare davvero. Anche una base di tè verde con cubetti di ghiaccio e un goccio di bevanda vegetale senza zuccheri aggiunti può dare un effetto piacevole, senza eccessi.

Se l’obiettivo è uno spuntino fresco, spesso bastano alternative ancora più semplici: acqua aromatizzata con frutta ed erbe, infusi freddi non zuccherati, yogurt bianco con frutta fresca, frullati senza zuccheri aggiunti. Sono opzioni meno appariscenti, certo, ma molto più favorevoli all’equilibrio quotidiano.
Il bubble tea può restare uno sfizio da condividere, una pausa diversa dal solito, non una routine automatica. La differenza la fanno dose, frequenza e qualità della scelta. Se sai che può contenere molto zucchero e che anche i materiali del contenitore meritano attenzione, ordinare in modo più furbo diventa naturale. E a quel punto la bevanda resta un piacere occasionale, senza confonderla con qualcosa di leggero solo perché nel nome c’è la parola tè.
Ultimo aggiornamento il 3 Luglio 2026 da Rossella Vignoli
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