Come si ricicla la plastica in Italia? Ce lo dice il Consorzio CARPI

di Jessica Ingrami del 10 gennaio 2014

Nonostante i rifiuti speciali provenienti da agricoltura, commercio e industria rappresentino quasi la metà dei rifiuti in plastica annualmente inviati al riciclo in Italia, non è mai stato effettuato uno studio approfondito sui dati che emergono da questo settore.

Il Consorzio CARPI (Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia), operativo dal 2007, è un consorzio di servizi che riunisce alcune delle più importanti realtà nazionali operanti nella raccolta, riciclo e produzione di materie plastiche provenienti da superficie privata. Su sua iniziatica è nato il Libro Bianco “Il Riciclo della Plastica”, che raccoglie e analizza per la prima volta tutti i dati e le informazioni esistenti sul comparto del riciclo indipendente, per offrire una visione completa e accurata della filiera.

Occorre distinguere, però, tra due tipologie di rifiuti in plastica: quelli considerati “urbani”, soggetti alla raccolta differenziata, e quelli di provenienza industriale, il cui smaltimento è affidato quasi interamente ad imprese private. E sono proprio questi ultimi l’oggetto di indagine.

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Lo studio CARPI si prefigge tre finalità: offrire un quadro completo dei flussi di materie plastiche nell’economia Italiana, della destinazione dei rifiuti a cui danno luogo e dei materiali frutto del loro riciclo; presentare una rassegna delle principali problematiche di natura economica con le quali gli operatori della filiera del riciclo devono fare i conti; esaminare il contributo allo sviluppo dell’economia italiana che i processi di recupero e riciclo della plastica offrono dal punto di vista della creazione di ricchezza e occupazione, dello stimolo all’innovazione tecnologica, del contenimento dell’impatto sull’ambiente dei consumi.

Nel corso del 2011 sono tre le tipologie di rifiuti speciali raccolte dal Consorzio: 180 kt di rifiuti di imballaggio post-consumo dai quali, una volta tolto un 15% di scarto, no state ottenute oltre 150 kt di granulo per la realizzazione di imballaggi e altri manufatti; 50 kt di rifiuti di beni di plastica provenienti dall’agricoltura industriale; 6 kt di rifiuti pre-consumo, ovvero scarti di produzione industriale mai diventati prodotti finiti.

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Nel 2010, l’ultimo anno per il quale i dati sono disponibili, i lavoratori occupati nel settore della gestione dei rifiuti in Italia erano poco più di 135 mila, quelli del comparto del recupero e della preparazione per il riciclaggio circa 23 mila. Ma la caratteristica fondamentale di questo settore è che i lavoratori il cui impiego è legato alla filiera del riciclo della plastica non sono solamente quelli direttamente occupati nelle imprese che raccolgono, selezionano o riciclano i rifiuti: dall’attività e dal successo di queste ultime, infatti, dipendono anche le imprese che ad esse forniscono materie prime, servizi e macchinari.

Grazie ad un moltiplicatore occupazionale, è stato calcolato  che, per ogni posto di lavoro creato in maniera diretta nel settore della gestione dei rifiuti, altri 1,74 posti di lavoro vengono creati in maniera indiretta. Secondo i dati forniti dal CARPI, dunque, circa 5.160 posti di lavoro sarebbero riconducibili direttamente o indirettamente alla filiera del riciclo della plastica.

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