L’India punta sui giovani per farne gli ambasciatori della sostenibilità

di Marco Grilli del 2 aprile 2015

Abbiamo spesso detto che la lotta contro il surriscaldamento climatico è prima di tutto una lotta culturale: e questo è specialmente vero nei cosiddetti paesi emergenti, dove i consumi crescono a dismisura, spesso nella mancanza di consapevolezza più assoluta.

Particolarmente significativa, in questo senso, l’esperienza in India della Millennium India Education Foundation (MIEF), che organizza corsi e incontri volti a sensibilizzare studenti di scuole e università riguardo le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici, spesso in collaborazione con altri istituti superiori di educazione indiani.

Gli studenti indiani hanno quindi l’occasione di ascoltare vari esperti che da tempo studiano gli effetti e le conseguenze del surriscaldamento globale: cose che magari esulano da quanto previsto dal proprio curriculum, ma che non di rado schiudono orizzonti nuovi.

Riuscire a catturare l’attenzione di ragazzi che provengono da un background assolutamente privo di informazione ambientale non è mai un’impresa semplice.

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Solitamente i ragazzi mostrano una totale indifferenza riguardo agli argomenti trattati, ignari del fatto che i cambiamenti climatici abbiano un effetto diretto anche sulle loro vite. Risulta oltremodo difficile comprendere come l’aumento di temperatura possa condizionare la salute delle persone, le abitudini di contadini e agricoltori, o più in generale sconvolgere l’intero eco-sistema.

Particolarmente significativa a questo proposito un’indagine svolta dal direttore del MIEF Uday Kakroo, mirata a scoprire il punto di vista dei giovani riguardo la questione del surriscaldamento globale. Il pensiero più diffuso fra gli studenti indiani è quello che l’unica conseguenza del global warming fossero estati più calde. Grazie all’opera del MIEF, invece, i ragazzi hanno l’opportunità di aprire gli occhi e prendere consapevolezza degli enormi effetti dei cambiamenti climatici. Fare leva sulle coscienze dei più giovani è sicuramente il primo passo da compiere se si vuole realizzare un cambiamento.

Di strada da fare ce n’è tantissima, come si può vedere: accrescere le conoscenze distribuite e la consapevolezza è tanto importante quanto la diffusione di nuove tecnologie e iniziative come queste andrebbero supportate nel nostro stesso interesse. L’India punta sui giovani anche perché paese demograficamente giovane, ma lo stesso dovremmo farlo anche noi.

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