L’Orto diffuso: un orto per riappropriarsi della città

di MaryPz del 8 marzo 2011

Secondo alcuni recenti studi, coltivare un orto o prendersi cura di fiori e piante nei terrazzi o in giardino allunga la vita. Partendo da questo semplice presupposto, molte città nel mondo, tra cui Londra (dove tra l’altro si prevede di fare un mega-orto urbano per le prossime Olimpiadi 2012) ed alcune città statunitensi, hanno iniziato ad incoraggiare attivamente gli orti in città.

L’Orto diffuso: un orto per riappropriarsi della città

Ma che cosa si intende con il termine orto diffuso? L’orto diffuso non è un orto tradizionale, bensì è un nuovo modo di pensare gli spazi a disposizione nelle nostre città, raccogliendo le nostre radici e le nostre esperienze.

E’ dunque un’ occasione per espandere le nostre capacità, le relazioni con gli altri e le superfici a nostra disposizione, sfruttandole per fini salutistici: che si tratti di uno spiazzo, si un terrazzo, di un balcone, o di un davanzale di una finestra, tutti hanno piani che diventano aree coltivabili.
L’orto diffuso sta appassionando un numero sempre maggiore di Italiani: secondo un recente sondaggio, la tematica sembra interessare in linea di principio più della metà degli abitanti nei nuclei urbani nel nostro Paese e sembra essere una tendenza che si rafforza col tempo.

Ora, con l’arrivo della primavera ed il crescente numero di appassionati che coltivano balconi e terrazzi, con una sempre più spiccata preferenza verso le piante da frutto e i piccoli ortaggi, è prevedibile una rinnovato interesse verso la tematica dell’orto urbano.

L’orto diffuso come risposta alla cementificazione:
Gli orti urbani sono stati sempre concepiti in aree marginali, in quanto in città il  terreno diventa una risorsa troppo preziosa, e quindi gli spazi preposti si sono nettamente ridotti, o sono scomparsi negli ultimi anni.

L’orto urbano dei nostri giorni rinasce quindi anche come protesta all’invasione del cemento. Non è uno spazio isolato rispetto alla città, periferico, ma è concepito anche come spazio espandibile ed ampliabile, come i giardini collettivi costruiti nelle aree lasciate libere dall’edilizia o dal verde urbano di bassa qualità.

Le nostre città con questo sistema possono ritornare ad essere più verdi e collegate alla campagna, far riscoprire nuovi ritmi di vita, un nuovo contatto con la natura e capire che il cibo segue varie fasi, prima di arrivare sulle nostre tavole.

Nelle prossime puntate del nostro viaggio all’interno del mondo degli orti urbani, andremo quindi a vedere le più significative esperienze nelle principali città italiane, partendo da Roma e Milano.

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