8 luoghi da visitare prima che cambino per sempre
Ghiacciai che arretrano, isole minacciate dal mare, foreste frammentate e monumenti consumati dall’erosione: otto meraviglie del pianeta da conoscere, rispettare e proteggere

Ci sono viaggi che si rimandano pensando che un luogo resterà sempre uguale. Ma alcuni paesaggi stanno già cambiando davanti ai nostri occhi: il ghiaccio si ritira, le barriere coralline perdono colore, l’acqua scompare e interi ecosistemi diventano più fragili. Visitarli prima che scompaiano non significa considerarli condannati né trasformarli in mete da assaltare. Significa capire perché sono in pericolo e scegliere un turismo più consapevole, capace di sostenere comunità e progetti di conservazione anziché aggiungere nuove pressioni.
Sommario
- Luoghi destinati davvero a scomparire?
- 1. Venezia e la sua laguna, Italia
- 2. Le Maldive
- 3. La Grande Barriera Corallina, Australia
- 4. Il ghiacciaio Perito Moreno, Argentina
- 5. Glacier National Park, Stati Uniti
- 6. Le foreste dell’Andrefana, Madagascar
- 7. La Foresta Amazzonica
- 8. Petra, Giordania
- Gli 8 luoghi in pericolo da vedere prima che scompaiono
- È giusto promuovere il turismo nei luoghi in pericolo?
- Altri luoghi da tenere sotto osservazione

Luoghi destinati davvero a scomparire?
Nella maggior parte dei casi non sparirà necessariamente l’intera destinazione nel giro di pochi anni. A rischiare di scomparire o trasformarsi profondamente sono soprattutto:
- ghiacciai e nevai permanenti
- spiagge e piccole isole
- barriere coralline
- foreste primarie
- specie endemiche
- architetture fragili
- paesaggi modellati dall’acqua
- modi di vivere legati a un ambiente specifico
L’UNESCO ha rilevato che molti siti naturali e culturali protetti sono esposti a siccità, stress idrico, inondazioni costiere o fluviali. Un’analisi pubblicata nel 2025 indicava che il 73% dei siti del Patrimonio mondiale risultava fortemente esposto ad almeno un rischio legato all’acqua.
1. Venezia e la sua laguna, Italia
Venezia non sta semplicemente affondando. La sua vulnerabilità nasce dall’incontro tra innalzamento del mare, subsidenza, maree eccezionali, trasformazioni della laguna e pressione delle attività umane.
La città e il suo sistema lagunare rappresentano un equilibrio delicatissimo tra acqua, isole, barene, edifici storici e insediamenti. L’UNESCO descrive la laguna come un ambiente vulnerabile a cambiamenti naturali e climatici irreversibili e segue da anni i rischi legati alle alte maree e alle inondazioni.
Che cosa rischia di cambiare
Gli allagamenti più frequenti possono danneggiare pavimenti, murature, mosaici e fondazioni. Anche l’aumento della salinità e l’erosione contribuiscono al deterioramento dei materiali.
Il rischio non riguarda soltanto Piazza San Marco. È in gioco l’intero paesaggio lagunare, comprese le isole minori, le barene e le attività tradizionali.
Come visitarla responsabilmente
Conviene soggiornare almeno una notte, scegliere strutture e ristoranti locali, esplorare i sestieri meno congestionati e raggiungere anche le isole della laguna. Meglio evitare visite lampo concentrate esclusivamente nelle ore e nei luoghi più affollati.
2. Le Maldive
Le Maldive sono formate da isole coralline molto basse sul livello del mare. Per questo risultano particolarmente esposte all’innalzamento degli oceani, all’erosione costiera, alle mareggiate, alla salinizzazione delle falde e al degrado delle barriere coralline.
L’UNEP considera l’arcipelago uno degli Stati insulari più vulnerabili e sostiene programmi per aumentare la resilienza delle comunità, delle coste e delle risorse idriche. L’innalzamento del mare non significa che tutte le isole verranno sommerse nello stesso momento, ma può rendere alcune aree sempre più difficili e costose da abitare.
Che cosa rischia di cambiare
Prima ancora della sommersione, possono verificarsi:
- erosione delle spiagge
- infiltrazione di acqua salata
- danni alle infrastrutture
- perdita di coralli
- maggiore esposizione alle mareggiate
- spostamento delle comunità
Le barriere coralline sono inoltre una protezione naturale contro onde ed erosione. Se si degradano, le isole diventano ancora più vulnerabili.
Come visitarle responsabilmente: è preferibile scegliere strutture con politiche verificabili su energia, acqua, rifiuti e protezione del reef. Non bisogna toccare o calpestare i coralli, raccogliere sabbia o conchiglie né acquistare souvenir ricavati da organismi marini.
3. La Grande Barriera Corallina, Australia
La Grande Barriera Corallina non è un unico blocco di corallo, ma un enorme sistema formato da migliaia di reef e isole. La sua minaccia principale è il riscaldamento dell’oceano, che provoca episodi di sbiancamento. Lo sbiancamento avviene quando il calore stressa i coralli e li porta a espellere le microalghe con cui vivono in simbiosi. Il corallo non muore necessariamente subito, ma se lo stress continua o si ripete troppo spesso può non riuscire a recuperare.
L’UNESCO ha espresso forte preoccupazione per gli eventi di sbiancamento di massa, compreso quello del 2023-2024, e considera il cambiamento climatico la minaccia dominante per la barriera.
Che cosa rischia di scomparire
Il pericolo non è che la barriera svanisca improvvisamente, ma che perda:
- copertura corallina viva
- diversità di specie
- complessità tridimensionale
- capacità di offrire rifugio ai pesci
- colori e struttura originari
L’UNESCO segnala che, in uno scenario di elevate emissioni, gran parte delle barriere coralline Patrimonio mondiale potrebbe subire sbiancamenti gravi con frequenza sempre maggiore.
Come visitarla responsabilmente: scegliere operatori certificati, non toccare il reef, mantenere una corretta galleggiabilità durante le immersioni e non inseguire gli animali. È inoltre utile preferire creme solari e comportamenti indicati dagli enti locali, senza considerare il prodotto reef safe come un lasciapassare per entrare in acqua senza precauzioni.
4. Il ghiacciaio Perito Moreno, Argentina
Il Perito Moreno è uno dei simboli più spettacolari della Patagonia e si trova nel Parco nazionale Los Glaciares, patrimonio mondiale UNESCO. Il suo fronte, largo circa 4-5 km, termina nel Lago Argentino e dà origine ai celebri distacchi di grandi blocchi di ghiaccio
Che cosa rischia di scomparire
Sebbene considerato relativamente stabile rispetto ad altri ghiacciai patagonici, non è immune dal cambiamento climatico. L’aumento delle temperature, le variazioni delle precipitazioni nevose e i cambiamenti nell’equilibrio tra accumulo e fusione possono modificarne progressivamente spessore, volume e dinamica.
L’intero sistema glaciale delle Ande meridionali è estremamente sensibile al riscaldamento globale. Anche un ghiacciaio apparentemente stabile può perdere massa senza mostrare subito un arretramento evidente del fronte. Il rischio, quindi, non è una scomparsa improvvisa, ma una trasformazione graduale del paesaggio, con meno ghiaccio, maggiore fusione estiva e possibili cambiamenti nella frequenza dei distacchi. L’UNESCO considera i ghiacciai indicatori particolarmente sensibili del cambiamento climatico.
Come visitarlo responsabilmente: può essere osservato dalle passerelle autorizzate del parco, evitando di uscire dai percorsi o avvicinarsi alle zone interdette. Meglio raggiungere l’area con trasferimenti collettivi, non lasciare rifiuti e rispettare rigorosamente segnaletica e indicazioni dei guardiaparco.
Per le escursioni sul ghiaccio scegliete operatori autorizzati, guide abilitate e piccoli gruppi dotati dell’attrezzatura prevista. È inoltre utile soggiornare più giorni nella zona, sostenere strutture locali e non considerare il distacco dei blocchi come uno spettacolo da inseguire avvicinandosi troppo al fronte
5. Glacier National Park, Stati Uniti
Il nome del parco nazionale del Montana racconta già ciò che sta perdendo. I ghiacciai che ne hanno modellato il paesaggio si stanno riducendo da decenni. Il National Park Service indica che intorno al 1850, entro gli attuali confini del parco, esistevano circa 80 ghiacciai. Le immagini aeree del 2015 ne mostravano circa 26 ancora riconosciuti con un nome.
NASA e National Park Service spiegano che la riduzione continuerà e che nei prossimi decenni potrebbero rimanere soltanto masse di ghiaccio troppo piccole per comportarsi come veri ghiacciai.
Che cosa cambierà
La perdita dei ghiacciai modifica:
- disponibilità stagionale dell’acqua
- temperatura dei corsi d’acqua
- habitat delle specie alpine
- vegetazione
- rischio e comportamento degli incendi
- aspetto delle valli
Il parco resterà spettacolare, ma il paesaggio che gli ha dato il nome potrebbe diventare sempre meno riconoscibile.
Come visitarlo responsabilmente: meglio utilizzare navette e trasporto condiviso quando disponibili, restare sui sentieri, non avvicinare la fauna e programmare l’itinerario tenendo conto di incendi, neve e chiusure stagionali.
6. Le foreste dell’Andrefana, Madagascar
Il Madagascar custodisce specie che non esistono in nessun’altra parte del mondo. Le foreste secche dell’Andrefana comprendono paesaggi di baobab, canyon, mangrovie e spettacolari formazioni calcaree come gli Tsingy.
Questi ecosistemi hanno subito pressioni legate a incendi, agricoltura taglia e brucia, produzione di carbone, disboscamento, estrazioni minerarie, caccia e commercio illegale di fauna. A tali fattori si aggiungono specie invasive, perdita di habitat e cambiamento climatico.
Che cosa rischia di scomparire
Più che un singolo monumento naturale, qui è in pericolo una rete biologica unica:
- lemuri
- uccelli endemici
- rettili
- baobab
- foreste spinose
- habitat calcarei
- conoscenze delle comunità locali
Quando una foresta viene frammentata, anche le parti rimaste possono diventare meno capaci di sostenere le specie.
Come visitarle responsabilmente: è fondamentale affidarsi a guide locali, rispettare i percorsi autorizzati e non acquistare animali, legni rari o prodotti di provenienza dubbia. Il turismo comunitario può fornire un reddito alternativo allo sfruttamento distruttivo delle risorse.
7. La Foresta Amazzonica
L’Amazzonia è troppo vasta per scomparire come una singola destinazione turistica, ma ampie porzioni di foresta primaria sono già state trasformate da allevamento, agricoltura, incendi, miniere, infrastrutture e taglio del legname.
Secondo l’UNESCO, la deforestazione resta la principale minaccia al bioma amazzonico e negli ultimi trent’anni quasi un milione di chilometri quadrati di foresta sarebbero stati distrutti, soprattutto per lasciare spazio a pascoli e coltivazioni. La perdita degli alberi altera inoltre il ciclo delle piogge e può favorire siccità più lunghe e incendi.
Che cosa rischia di cambiare
La foresta può diventare:
- più frammentata
- più secca
- più esposta al fuoco
- meno ricca di specie
- meno capace di immagazzinare carbonio
- meno ospitale per le comunità indigene
Le aree indigene e protette mostrano quanto la gestione del territorio sia decisiva: secondo dati richiamati dall’UNESCO, la perdita di foresta primaria è risultata molto più contenuta nei territori protetti e indigeni rispetto alle aree non protette.
Come visitarla responsabilmente: scegliere strutture gestite dalle comunità, non partecipare ad attività che prevedano contatto forzato con animali selvatici e non acquistare prodotti derivati da fauna, legname raro o estrazioni illegali. Un viaggio ben organizzato dovrebbe sostenere chi protegge la foresta, non chi la mette in scena.
8. Petra, Giordania
Petra è scolpita nell’arenaria e proprio la natura della sua roccia la rende tanto spettacolare quanto vulnerabile. Vento, pioggia, sabbia, sali, umidità e sbalzi termici consumano lentamente facciate, tombe e superfici decorate. A questi processi si aggiungono inondazioni improvvise, terremoti, pressione turistica e trasformazioni del territorio.
L’UNESCO sottolinea che i monumenti sono soggetti a un’erosione continua provocata da vento e pioggia. I processi naturali di degrado della pietra non possono essere fermati completamente, ma possono essere rallentati attraverso gestione, manutenzione e controllo dei rischi.
Che cosa rischia di scomparire
Petra non verrà cancellata da un giorno all’altro, ma può perdere progressivamente:
- dettagli scolpiti
- iscrizioni
- superfici originali
- stabilità di alcune strutture
- leggibilità archeologica
- porzioni del paesaggio storico
Come visitarla responsabilmente: è necessario non toccare o incidere la roccia, non salire sulle strutture interdette e non uscire dai percorsi. Conviene dedicare al sito più di qualche ora e scegliere guide abilitate, evitando attività che sfruttino animali o comunità locali.
Gli 8 luoghi in pericolo da vedere prima che scompaiono
| Luogo | Paese o area | Minaccia principale | Che cosa rischia di cambiare o scomparire | Come visitarlo meglio |
|---|---|---|---|---|
| Venezia e la laguna | Italia | Innalzamento del mare, subsidenza, allagamenti e pressione turistica | Edifici storici, barene, isole e paesaggio lagunare | Fermarsi più giorni e visitare anche le aree meno congestionate |
| Maldive | Oceano Indiano | Innalzamento del mare, erosione e degrado dei coralli | Spiagge, falde di acqua dolce, isole basse e comunità | Scegliere strutture attente a reef, acqua e rifiuti |
| Grande Barriera Corallina | Australia | Riscaldamento dell’oceano e sbiancamento | Coralli vivi, biodiversità e struttura del reef | Usare operatori certificati e non toccare i coralli |
| Ghiacciai del Kilimangiaro | Tanzania | Mutamenti climatici e riduzione delle precipitazioni nevose | Ghiaccio sommitale e paesaggio iconico della vetta | Affidarsi a guide autorizzate e operatori responsabili |
| Glacier National Park | Stati Uniti | Riscaldamento e ritiro dei ghiacciai | Ghiacciai, habitat alpini e disponibilità stagionale di acqua | Usare navette, rispettare sentieri e fauna |
| Foreste dell’Andrefana | Madagascar | Incendi, disboscamento, agricoltura e cambiamento climatico | Foreste secche, baobab e specie endemiche | Sostenere guide e iniziative delle comunità locali |
| Foresta Amazzonica | America meridionale | Deforestazione, incendi, miniere e siccità | Foresta primaria, biodiversità e culture indigene | Preferire turismo comunitario e attività non invasive |
| Petra | Giordania | Erosione, piogge intense, sali, vento e pressione turistica | Dettagli scolpiti e superfici archeologiche | Non toccare le rocce e seguire i percorsi autorizzati |
È giusto promuovere il turismo nei luoghi in pericolo?
Il turismo può essere una risorsa oppure un ulteriore problema. Può finanziare parchi, guide, restauri e comunità locali. Ma quando cresce senza limiti può aumentare consumo d’acqua, rifiuti, emissioni, costruzioni e disturbo alla fauna. Per visitare un luogo fragile in modo più responsabile conviene:
viaggiare fuori dai periodi di massimo affollamento
restare più a lungo invece di moltiplicare gli spostamenti
utilizzare trasporti collettivi
scegliere guide e imprese locali
evitare esperienze con animali manipolati
non raccogliere elementi naturali
rispettare sentieri e divieti
ridurre i rifiuti
verificare le politiche ambientali delle strutture
sostenere progetti di conservazione seri
La logica non dovrebbe essere quella di andare prima degli altri, ma conoscere un luogo senza accelerarne il deterioramento.
Altri luoghi da tenere sotto osservazione
La lista potrebbe essere molto più lunga. Tra gli ambienti particolarmente vulnerabili rientrano anche:
- isole Galápagos
- ghiacciai delle Alpi
- delta del Mekong
- tundra artica
- foreste del bacino del Congo
- isole di Tuvalu e Kiribati
- mangrovie tropicali
- numerose barriere coralline dei Caraibi
- zone umide mediterranee
- piccoli Stati insulari del Pacifico
Non tutti scompariranno, ma potrebbero diventare molto diversi da come li conosciamo oggi.
FAQ sui luoghi del Mondo a rischio di scomparsa
Quali sono i luoghi che rischiano di scomparire per il cambiamento climatico?
Tra i più vulnerabili figurano piccole isole coralline, ghiacciai, barriere coralline, zone umide costiere e città lagunari. L’innalzamento del mare, il riscaldamento degli oceani, la siccità e gli eventi meteorologici estremi possono modificarli profondamente.
Le Maldive scompariranno davvero?
Non esiste una data unica entro la quale l’intero arcipelago sparirà. Alcune isole potrebbero però diventare sempre più esposte a erosione, salinizzazione e mareggiate, con conseguenze sulla disponibilità di acqua e sull’abitabilità.
Venezia è destinata a finire sott’acqua?
Venezia è vulnerabile all’innalzamento del mare, alla subsidenza e alle alte maree, ma dispone anche di sistemi di protezione e strategie di adattamento. Il rischio maggiore è l’aumento della frequenza e della gravità degli allagamenti e del deterioramento.
La Grande Barriera Corallina è già morta?
No. La barriera contiene ancora vaste aree vive e può mostrare capacità di recupero. Gli eventi di sbiancamento ripetuti e ravvicinati, tuttavia, riducono il tempo disponibile ai coralli per rigenerarsi.
Perché i coralli diventano bianchi?
Quando l’acqua è troppo calda, i coralli espellono le microalghe simbiotiche che forniscono loro energia e colore. Questo fenomeno è chiamato sbiancamento. Se lo stress dura a lungo, il corallo può morire.
I ghiacciai del Kilimangiaro stanno davvero scomparendo?
Sì, la loro superficie si è ridotta drasticamente rispetto alle prime misurazioni del Novecento. Le cause includono cambiamenti nelle precipitazioni, nell’umidità e nelle condizioni atmosferiche della vetta.
Glacier National Park resterà senza ghiacciai?
I ghiacciai del parco continuano a ridursi. È probabile che molti diventino troppo piccoli per essere considerati veri ghiacciai, anche se non è possibile indicare una data precisa valida per tutti.
Perché l’Amazzonia è considerata in pericolo?
Deforestazione, incendi, estrazioni minerarie, allevamento, agricoltura intensiva e cambiamento climatico frammentano la foresta e ne alterano il ciclo delle piogge. Le aree protette e indigene hanno un ruolo fondamentale nella conservazione.
Che cosa minaccia le foreste del Madagascar?
Le minacce comprendono incendi, agricoltura taglia e brucia, produzione di carbone, disboscamento illegale, miniere, caccia, specie invasive e cambiamento climatico.
Petra può davvero scomparire?
Non è probabile che l’intero sito scompaia improvvisamente. La sua arenaria, però, si consuma continuamente e può perdere dettagli scolpiti, iscrizioni e stabilità a causa di erosione, acqua, sali e vento.
Visitare questi luoghi contribuisce a danneggiarli?
Dipende dal tipo di turismo. Viaggi concentrati, strutture invasive e comportamenti irresponsabili possono aggravare i problemi. Turismo regolato, guide locali e contributi alla conservazione possono invece creare risorse per la tutela.
Qual è il periodo migliore per visitare luoghi fragili?
In molti casi è preferibile la bassa o media stagione, quando la pressione turistica è inferiore. Bisogna però verificare condizioni meteorologiche, sicurezza, chiusure e indicazioni ufficiali della destinazione.
Come riconoscere un tour operator sostenibile?
Dovrebbe impiegare personale locale, limitare i gruppi, rispettare la fauna, comunicare chiaramente le proprie pratiche ambientali e collaborare con enti o progetti di conservazione verificabili.
È possibile compensare completamente l’impatto di un volo?
La compensazione può finanziare progetti climatici, ma non annulla materialmente le emissioni prodotte. La priorità resta ridurre voli, scali e spostamenti, soggiornando più a lungo nella stessa destinazione.
Che cosa significa turismo rigenerativo?
È un approccio che prova a lasciare un beneficio concreto al luogo visitato, per esempio sostenendo restauri, rinaturalizzazione, comunità locali, tutela delle specie e gestione responsabile delle risorse.
Ultimo aggiornamento il 29 Luglio 2026 da Rossella Vignoli
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