Mucca pazza, la UE reintroduce le farine animali

di Luca Scialò del 5 febbraio 2013

Dopo l’epidemia della ‘mucca pazza‘ speravamo che non se ne parlasse più. Dodici anni fa il contagio della BSE, l’encefalite spongiforme bovina, fu devastante: 400.000 casi di bovini infettati nel mondo e 210 morti per la variante umana, di cui 2 furono registrati anche in Italia. Per questo, nel 2001, la UE vietò l’uso di farine di origine animale come mangime per gli animali, soprattutto per i ruminanti, e avviò un programma di eradicazione che prevedeva l’abbattimento preventivo di oltre 4 milioni di bovini.

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Dal 1 gennaio 2013 l’Unione Europea ha riammesso le proteine animali trasformate (le cosiddette PAT) nell’alimentazione degli animali non ruminanti. Così saranno di nuovo parte del pasto per maiali, polli, conigli e pesci da allevamento, mentre resta in piedi il divieto di somministrare PAT ai ruminanti.

E’ opinione degli scienziati e di diversi istituti nazionali di alimentazione che la variante del morbo di Creutzfeld-Jakobs, diagnosticato nel 1986 ma che ha fatto registrare decessi anche nelle ultime stagioni, sia stata generata dall’utilizzo di carcasse infette per produrre farine animali, e non dal fatto di forzare la natura di animali erbivori.

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Sembrerebbe colpa di farine infette, dunque, e non di tutte le farine animali. E per rafforzare questa tesi, si segnala come oggi le carni provenienti dal Sudamerica già contengano proteine animali.

Superando un divieto severo applicato in tutta l’UE per oltre 10 anni allo scopo di inibire la diffusione del morbo, sia nella sua variante umana che animale, i capi di bestiame europei torneranno a essere nutriti con alcuni tipi di farine animali, prodotte con scarti di macelleria, osservando alcuni limiti.

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Non si potranno offrire mangimi fatti con animali della stessa specie per evitare il cannibalismo, per il timore di possibili mutazioni genetiche pericolose anche per l’essere umano. Inoltre, tali farine saranno strettamente tracciate, al fine di identificare l’origine delle proteine nei mangimi. E per evitare passaggi ad altre specie, si organizzeranno test simili a quelli che si fanno per individuare l’introduzione di prodotti geneticamente modificati.

C’è da fidarsi?

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