Brasile si schiera contro il cibo confezionato con le nuove linee guida sull’alimentazione

di Luca Vivan del 4 aprile 2014

Il Brasile l’ho conosciuto nel 2008 quando ebbi la fortuna di trascorrere alcuni mesi a Manaus, nel mezzo della foresta amazzonica. Già allora il mio interesse per un’alimentazione più salutare era forte ed ero contro il cibo confezionato; ricordo la difficoltà di trovare cibi in grado di soddisfare le mie necessità o anche solo di far capire a chi conoscevo il mio stile di vita.

Dobbiamo comunque ricordarci che il Brasile è un paese “giovane” dove le consapevolezze alimentari e non solo, che ora cominciamo a dare per scontato in Europa, lì stanno muovendo i primi passi, grazie anche ad un più diffuso benessere economico e ad una migliore istruzione. A volte, comunque, è un Paese che pur tra mille contraddizioni sorprende sempre, per certi impulsi o visioni, come le nuove linee-guida sull’alimentazione del Ministero della Salute, che sono più lungimiranti rispetto alle nostre.

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Invece di focalizzarsi sui specifici nutrienti con tabelle e dati che spesso creano confusione o che rimangono solo cifre astratte, il Brasile ha deciso di puntare su un quadro più generale, parlando di benessere alimentare e suggerendo dei modi semplici ed efficienti con cui la popolazione può nutrirsi.

Ecco un riassunto delle nuove linee-guida, la versione originale in portoghese la potete trovare qui:

  • Sì i cibi freschi. Preparare i pasti con prodotti freschi
  • Poco condimento. Usare sale, zucchero, olii e grassi con moderazione
  • No a snack e bibite. Limitare il consumo di bevande e cibi già pronti
  • Rispettare gli orari. Essere regolari nei pasti, non fare troppi snack, mangiare seduti e tranquillamente
  • Cena con amici. Mangiare in compagnia, se possibile
  • Meglio a km zero. Dare priorità ai prodotti locali e di stagione
  • Capacità culinarie. Sviluppare le proprie capacità culinarie e condividere le proprie creazioni
  • Critici sulla pubblicità. Essere critici rigurado le pubblicità sul cibo
  • No al fast food. Evitare i fast food e prediligere i ristoranti che servono piatti freschi

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Per chi come me ha vissuto un po’ in Brasile questa è una rivoluzione, che accentua una cultura “slow food” e il mangiare a casa. Uno studio del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha infatti messo in correlazione il rischio dell’obesità con l’abitudine di mangiare fuori. Peccato che questi studi non vengano sempre recepiti dalla pubblica amministazione, infatti più voci sostengono che le linee guida degli USA proteggano più le lobby del cibo che la salute dei propri cittadini.

Invece di concentrasi su percentuali di grassi saturi, di sodio o carboidrati, la proposta del Governo brasiliano offre delle chiare indicazioni su cosa mangiare: cereali integrali, frutta e verdura fresca, acqua, evitando bevande zuccherate ed energizzanti (come l’estratto di guaranà che va per la maggiore), cibi in scatola, frutta candita o trasformata in marmellate, prodotti surgelati, ecc…

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L’impressione è quella di un cambio di paradigma, di semplici regole che puntano al benessere della popolazione, a lungo preda del junk food prodotto da industrie alimentari poco sensibili e molto spesso inconsapevole delle scelte che comunque il Paese offre, basta pensare alla quantità di frutta fresca tropicale, ricchissima di vitamine, presente nei mercari cittadini, che magari viene esportata in Europa sotto forma di integratori alimentari…

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