Energia condivisa, ci prova una coop di casa nostra

di Luca Vivan del 15 marzo 2015

L’economia sta cambiando e quella che pareva una condizione temporanea, la crisi, sta di fatto diventando qualcosa di cronico. Questo però non è un male, perché su più fronti si stanno mettendo in discussione valori fondamentali come il ruolo del lavoro nel produrre ricchezza e soprattutto felicità o l’idea che la produzione di beni e servizi non sia più solo qualcosa che subiamo ma a cui possiamo partecipare in modo collaborativo.

Da qualche anno si parla sempre più di Sharing Economy, un argomento interessante ma ancora poco delineato dove si fa spesso confusione tra “condivisione” e “collaborazione”, tra imprese milionarie come Airbnb o Blablacar ed esperienze più sociali e di scambio come le Social Street o il mondo dell’open source per quanto riguarda l’informatica.

L’Italia ha indubbiamente una vocazione cooperativa e solidale, con una tradizione quasi secolare che sta plasmando questo nuova economia che si basa sullo scambio e sulla rete (di rapporti e non solo virtuale) e che sta ridefinendo l’economia nel suo complesso, quella a cui eravamo abituati, organizzata attraverso strutture piramidali e grandi decisioni prese dall’alto, spesso dannose per l’ambiente.

Ecco allora che anche il mercato dell’energia si trasforma e non bisogna andare lontano, nei soliti paesi “ecologici” del Nord Europa, per trovarne conferma. Parliamo di Enostra, una cooperativa tutta italiana per l’acquisto e la fornitura di energia elettrica per uso domestico, una forma di energia condivisa a tutti gli effetti, dunque. Uno dei loro motti è “non puoi essere nostro cliente puoi essere uno di noi che rivela la loro piena adesione allo spirito dell’Economia della Condivisione, dove non si è clienti ma coproduttori.

Nata all’interno di un ampio progetto europeo che mira alla nascita di nuovi soggetti cooperativi e comunitari in grado di favorire l’accesso alle energie rinnovabili ad un pubblico sempre più ampio, Enostra si propone infatti di partire dal basso, dalle persone, un po’ come Banca Etica fa con il credito.

Le scelte commerciali saranno decise dall’assemblea dei soci, come accade nelle cooperative di consumo. Oltre al lato gestionale c’è anche un risvolto spiccatamente ecologico perché la scelta dei fornitori si basa sulla  sostenibilità d’insieme, non solo degli impianti, ma anche delle stesse imprese, vogliono infatti escludere qualsiasi azienda che punti anche parzialmente sulle fonti fossili, privilegiando impianti piccoli, comunitari o cooperativi.

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