La prima maglietta a basso consumo: meno 82% di CO2 e 91% di acqua

di Annalaura del 12 dicembre 2013

Tempo fa vi avevamo parlato del consumo di acqua per la produzione di ogni singola maglietta, circa 2.700 litri (leggi qui: 2.700 litri di acqua: è il prezzo per una sola maglietta) che vengono impiegati nell’intero processo, dalla coltivazione del cotone fino al confezionamento in fabbrica.

Inoltre, nel processo di trattamento del tessuto, circa il 40% del cotone coltivato diventa sfrido e rimane inutilizzato. Per avere il reale impatto sull’ambiente bisogna poi aggiungere l’inquinamento dovuto alla lavorazione industriale e ai trasporti.

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Partendo da questi dati preoccupanti, la designer estone e ambientalista Reet Aus, insieme al suo team, ha ideato Up-shirt: la maglietta con la più bassa impronta ambientale.

Come ci è riuscita? Utilizzando per la sua realizzazione esclusivamente gli scarti della lavorazione delle magliette abituali, si può risparmiare fino al 91% di acqua e ridurre dell’82% le emissioni di anidride carbonica.

Dopo aver messo a punto i vari dettagli, il progetto si è avvalso dell’aiuto del sito di crowdfunding Kickstarter, e nel giro di un mese sono state raccolte le 10.000 sterline (12.000 euro) necessarie a pagare il primo lotto prodotto.

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Le magliette vengono confezionate in Bangladesh, ma non c’è motivo di allarmarsi. Il luogo di produzione e di raccolta degli scarti sarà la fabbrica tessile della Beximco. Questa azienda presenta già un programma ambientale all’avanguardia e, in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, si è impegnata a dare ai propri dipendenti un salario pari al triplo della paga prevista solitamente nel settore tessile.

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Sul sito trash-to-trend, fondato dalla stessa Reet Aus, si può trovare il catalogo della collezione 2014 e acquistare online i diversi articoli. Colori, disegni e modelli dipendono dal tipo e dalla quantità degli scarti recuperati dalla lavorazione delle magliette per gli altri brand, e perciò ci possono essere dei ritardi nelle consegne. Ma ogni ritardo corrisponde alla mancanza di scarti e, quindi, a una buona notizia per l’ambiente!

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