L’alimentazione nel mondo è sempre più simile

di Roberta Razzano del 7 aprile 2014

Recenti studi pubblicati sul Proceedings of the National Academy of Sciences (una delle più importanti riviste scientifiche esistenti) dimostrano che l’alimentazione umana è sempre più omogenea; infatti, a partire dal mondo occidentale, si è sviluppata la pericolosa tendenza a nutrirsi di pochi alimenti di base come cereali e carne.

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Questa tendenza è del tutto utilitaristica, dettata, per lo più, dalle grandi industrie alimentari del mercato globale, ed espone l’intera umanità a svariati tipi di rischi; primo fra tutti quello di una possibile carestia.

Un cattivo raccolto, un problema di siccità o una malattia delle piante non gestibile (come nel caso della pronospera della patata che ha inginocchiato l’intera Irlanda nella metà dell’800) può farci ritrovare senza materie fondamentali e, avendo puntato solo su grosse monocolture, ci lascerebbe senza alternative quantitativamente valide.

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Inoltre le monocolture impoveriscono la terra, spingendo i coltivatori ad utilizzare fertilizzanti chimici che, come dimostrano i recenti fenomeni delle mucillagini nell’Adriatico e della iperproduzione di alghe sulle coste atlantiche della Francia, destabilizzano il naturale andamento del ciclo biologico delle zone raggiunte dalle acque reflue dei campi.

Inutile dire che, tra le altre cose, fare affidamento principalmente su mais, riso, soia e grano rende la nostra dieta povera esponendo la nostra salute ad innumerevoli rischi, come quelli cardiovascolari derivanti dall’aumento dell’obesità, soprattutto infantile.

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L’incredibile varietà di frutta e verdura presenti in Natura hanno permesso all’uomo moderno di diventare più alto, più forte e più intelligente; non abbiamo bisogno di una carestia o di qualsiasi altro tipo di disastro per renderci conto che la strada che abbiamo intrapreso è dannosa e che è necessaria un’inversione di tendenza per cercare di vivere in modo sano e sostenibile per noi stessi e per la nostra stessa sopravvivenza.

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