Lavori green del futuro

di Luca Vivan del 12 ottobre 2014

Il lavoro sta cambiando, non solo nelle sue forme contrattuali, ma proprio perché deve affrontare dei cambiamenti sempre più profondi; davanti a questa nuova realtà quelli più al passo con l’evoluzione della nostra società sono i lavori green.
I grandi cambiamenti economici, sociali ed ambientali degli ultimi anni hanno costretto a ripensare le strategie per fare fronte alle sfide più importanti, come la crescita dei nuclei urbani e il ripristino dei terreni sfruttati dalle precedenti rivoluzioni industriali, tutto questo in un mondo che si riscopre sempre più interconnesso.

Abbiamo provato a immaginare 4 lavori green del futuro prossimo venturo, che potrebbero diventare comuni negli anni a venire, nati dalle incredibili possibilità rese dall’evoluzione tecnologica o dall’emergere di nuove necessità legate alla riduzione dei consumi e al downsizing delle nostre società capitaliste.

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1. Nasce così lo urban farmer, il contadino di città, che coltiva frutta e verdura, o magari alleva api, in mezzo agli edifici, o anche sottoterra grazie all’agricoltura idroponica che usa speciali lampade al posto della luce solare. Nel 1997 Dickson Despommier, professore di microbiologia alla Columbia University, sviluppò l’idea di agricoltura verticale, un metodo di coltivazione da impiegare nelle metropoli, sfruttando lo sviluppo verticale dei palazzi, da impiegare come serre a più piani. Da allora ci sono stati progressi interessanti, e i progetti di “fattorie verticali” si sono moltiplicati mentre le storie di orti urbani sono ormai all’ordine del giorno, così come sono numerosi i casi di apicoltori a New York, Londra e Parigi.

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2. E se invece di coltivarlo il cibo lo potessimo stampare? La fantascienza di quando eravamo piccoli è ora una realtà grazie alle stampanti 3D, il cui prezzo sta diventando sempre più accessibile. A breve quindi troveremo lo stampatore di cibo come nuova figura professionale.

3. I rifiuti prodotti dalle industrie stanno diventando merci preziose a causa del costo sempre più alto delle materie prime, come il petrolio che compone le plastiche ad esempio. In molte città compaiono negozi o bancherelle dove si vendono oggetti di uso comune realizzati con gli scarti di produzione o grazie al riciclo dei rifiuti, si parla in questo caso di upcycling, perché invece di scomporre le immondizie in materie grezze, si trasforma quello che è stato gettato in vestiti o prodotti di vero e proprio design. Il design di rifiuti potrebbe allora diventare un corso di studi ed una professione remunerata.

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4. Le periferie urbane abbandonate e le zone agricole inquinate sono tutti luoghi di cui ci dovremo occupare e rendere di nuovo vivibili. Qui entra in gioco il rewilder (letteralmente “colui che riporta un’area al suo stato naturale“) che grazie alle nuove tecnologie o più semplicemente per mezzo delle tecniche della permacultura, avrà il compito di bonificare il terreno dai residui inquinanti (per esempio metalli pesanti), di ridisegnare gli spazi ed introdurre ‘piante pioniere’ in grado di ridare avvio ad un equilibrato ciclo delle vita. Forse non si tratterà di riportare una vecchia zona industriale alle suo origini ancestrali ma di renderla un luogo adatto alla vita vegetale ed animale, magari per essere usata come area agricola metropolitana, usando i resti del passato in modo creativo grazie all’upcycling.

Immagini via Shutterstock

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