Per l’acqua la gestione pubblica meglio della privata. L’esperienza di Parigi parla da sé

di Erika Facciolla del 27 gennaio 2013

L’acqua: una risorsa da salvaguardare e tutelare per il bene comune. E l’esperienza di alcune politiche virtuose sperimentate in Europa sta iniziando a trovare un fondamento più che tangibile.

L’esempio più emblematico è rappresentato dalla gestione della rete idrica di Parigi che dal 1° gennaio 2010 è diventata completamente pubblica. Il risparmio ottenuto da allora è di 35 milioni di euro l’anno con un conseguente abbattimento dell’8% dei costi in bolletta per gli utenti finali.

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L’ente ‘Eau de Paris’, infatti, ha rilevato la gestione diretta di tutti i servizi idrici dalle multinazionali Veolia e Suez facendo della ri-pubblicizzazione dell’acqua uno dei suoi maggiori punti di forza.

Le ragioni di questo successo sono molteplici ma estremamente semplici da comprendere se consideriamo che con la precedente amministrazione l’acqua poteva cambiare gestore anche 10 volte prima di arrivare nelle case dei parigini. A questo si aggiunge l’eliminazione degli oneri verso gli azionisti e i tanti vantaggi fiscali di cui godono gli enti pubblici.

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In un mercato ‘libero’ solo di nome, l’esempio francese dimostra come la gestione pubblica di un bene così prezioso possa essere più efficiente e conveniente di quanto ci si aspetti da un soggetto privato garantendo, tra le alte cose, la concorrenza tra le ditte a cui vengono appaltati i lavori di manutenzione o le opere di canalizzazione e l’abbassamento dei costi.

Ma se le francesi Suez e Veolia sono state di fatto estromesse dall’allettante business dell’acqua pubblica francese, in Italia questi due colossi continuano a monopolizzare parte del mercato idrico del Bel Paese.

Un bel paradosso, vero?