Prima legge regionale per regolamentare il consumo di suolo approvata in Toscana

di Marco Grilli del 6 dicembre 2014

La Toscana approva una legge che regola il consumo di suolo che vuole imporsi come modello per contrastare gli abusi e gli eccessi legati alla cementificazione selvaggia.

In Italia la tendenza a cementificare disordinatamente è purtroppo una triste realtà che porta il consumo di suolo – una risorsa non rinnovabile – ad essere sempre più piegato alle esigenze economiche connesse allo sregolato progresso della società moderna: l’aumento delle infrastrutture, lo sviluppo delle industrie, l’espansione a macchia d’olio delle città, la fame di case e i fenomeni di speculazione edilizia stanno progressivamente mangiandosi terra fertile, contendendo spazio all’agricoltura e occupando spazi non adatti all’insediamento, come quelli sottoposti a vincolo idrogeologico, coi rischi che sono sotto gli occhi di tutti.

La Regione più sensibile a tali tematiche si è rivelata la Toscana, che è corsa ai ripari approvando la nuova legge urbanistica (“Norme per il governo del territorio”), chiamata a chiarire e migliorare quella entrata in vigore nove anni fa (legge regionale 1/2005).

Si tratta di un provvedimento innovatore, salutato con entusiasmo e soddisfazione dalle principali organizzazioni ambientaliste e agricole, che avvicina la Toscana alle più avanzate normative europee e la pone, in campo nazionale, come modello nella pianificazione del territorio e nel contrasto agli abusi e agli eccessi legati alla cementificazione selvaggia.

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Tre sono i principali obiettivi di questo nuovo impianto normativo: valorizzare il patrimonio territoriale e paesaggistico per uno sviluppo regionale sostenibile e durevole; contrastare il consumo di suolo promuovendo il ruolo multifunzionale del territorio rurale; sviluppare la partecipazione come componente ordinaria delle procedure di formazione dei piani.

In generale, la riforma tende a migliorare l’efficacia della governance interistituzionale in base ai principi della sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, nonché a rendere più chiare e rapide le procedure.

Il contrasto al consumo di suolo, che era solo un principio sulla carta nella precedente legge del 2005, viene ora tradotto in una serie di dispositivi operativi concreti. Si distinguono chiaramente le procedure per interventi nel territorio urbanizzato – definito ora in modo puntuale – da quelle per la trasformazione in aree esterne, dove non sono consentite nuove edificazioni residenziali. Limitati impegni di suolo per altre destinazioni vengono assoggettati al parere obbligatorio della conferenza di copianificazione d’area vasta, chiamata a verificare che non sussistano alternative di riutilizzazione o riorganizzazione di insediamenti e infrastrutture esistenti, per le quali sono introdotte alcune semplificazioni. Il principio è chiaro: valorizzare e riqualificare l’esistente, prima di procedere a nuove invasive costruzioni.

In merito alla correttezza delle procedure e all’efficacia delle norme di legge,  viene mantenuta la conferenza paritetica interistituzionale per la regolazione dei conflitti, dotata però dei poteri necessari ad assicurare il recepimento delle proprie conclusioni.

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Novità importanti anche in materia di informazione e partecipazione: viene infatti previsto il diritto d’accesso agli atti amministrativi relativi ai procedimenti del governo del territorio senza obbligo di specifica motivazione, mentre le attività di partecipazione verranno inserite a tutti gli effetti nella procedura di formazione degli atti di governo del territorio.

Al fine di valutare l’efficacia della legge e lo stato della pianificazione, la Regione promuove il confronto con le rappresentanze istituzionali, le parti sociali, le associazioni ambientaliste, il mondo della cultura e dell’Università. Al contempo, la conferenza paritetica interistituzionale formula eventuali proposte e rilievi alla Giunta in merito al funzionamento della pianificazione.

L’estensione all’intero territorio toscano del concetto di patrimonio territoriale, inteso quale bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale, realizza un avanzamento culturale, che sottolinea il passaggio dai soli vincoli per specifiche aree, alla valorizzazione del territorio e del paesaggio. Con la nuova legge urbanistica viene dunque introdotto il piano strutturale intercomunale, che diventa riferimento per garantire una progettazione unitaria delle trasformazioni del territorio.

Questo nuovo quadro normativo cerca di fornire risposte utili anche al problema abitativo, fronteggiato con crescenti difficoltà dagli enti locali, sempre più a corto di risorse. La pianificazione territoriale e urbanistica concorre alla formazione delle politiche della casa, riconoscendo gli alloggi sociali come standard urbanistico, da assicurare mediante cessione di aree, di unità immobiliari o di oneri aggiuntivi a destinazione vincolata.

In seguito ai gravi disastri ambientali verificatisi in questi ultimi anni, non poteva poi mancare una parte dedicata alla prevenzione e mitigazione dei rischi idrogeologici e sismici. Regole precauzionali chiare sono state inserite nella pianificazione territoriale e urbanistica, mentre è stato previsto che il piano di protezione civile costituisca parte integrante del piano operativo comunale.

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Buone nuove anche per gli agricoltori: la nuova legge urbanistica ribadisce l’importanza del mantenimento del territorio rurale e della sua multifunzionalità, fondamentali per uno sviluppo sostenibile e durevole. Tale riconoscimento mira quindi a limitare il più possibile la frammentazione del territorio agricolo a causa d’interventi non agricoli. Gli strumenti della pianificazione individuano: i “nuclei rurali”, le cui trasformazioni devono garantire la coerenza con i caratteri propri degli insediamenti; gli “ambiti di pertinenza di centri e nuclei storici”, la cui valenza paesaggistica deve esser adeguatamente tutelata, e infine gli “ambiti periurbani”, dove promuovere forme di agricoltura utilmente integrabili con gli insediamenti urbani.

Infine, sul versante della tutela paesaggistica, sono stati perfezionati i riferimenti alla normativa nazionale, mentre all’Osservatorio regionale del paesaggio verrà attribuito anche il ruolo di promuovere la partecipazione delle popolazioni alla tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico regionale.

La Toscana ha fatto la sua parte: attendiamo ora che anche il Parlamento colmi il suo colpevole ritardo sul delicato tema del consumo di suolo, legiferando a livello nazionale per frenare la cementificazione imperante che sta asfissiando le nostre città.

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