Spugne per bonificare acque e terreni inquinati

di Claudio Riccardi del 26 maggio 2013

La salvezza per i territori sporchi ed inquinati potrebbe arrivare dal mare, e dagli scarti industriali. Protagonisti di questa rivoluzione sono le zeoliti, minerali idrati di silicio, comunemente ottenuti con acqua distillata e utilizzati come setacci chimici, come filtri per controllare gli odori e assorbenti per rimuovere elementi o molecole dalle acque contaminate.

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Un gruppo di ricercatori italiani, Claudia Belviso, Saverio Fiore e Francesco Cavalcante del gruppo di ricerca “Microminerali, ambiente e salute”, hanno brevettato degli zeoliti sintetizzati a partire da rifiuti e acqua marina. Dapprima condotti negli Stati Uniti, gli esperimenti sono poi stati replicati con successo nei laboratori dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Imaa-Cnr) di Tito Scalo (Potenza).

Spiega  Claudia Belviso dell’Imaa-Cnr. «La novità del nostro metodo consiste nell’averle sintetizzate impiegando acqua di mare, reperibile a costo zero, anziché acqua distillata e a temperature inferiori a 45°C, riducendo nettamente anche la spesa energetica. La quantità di zeolite sintetizzata con questo nuovo processo è nettamente maggiore rispetto a quella formata con acqua distillata».

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Un primo risultato significativo, cui ne è seguito un altro ancor più importante: «Le zeoliti sintetizzate a partire da questi scarti », sottolinea la scienziata, «potranno essere utilizzati come una sorta di spugna negli impianti di filtrazione per la bonifica di acque inquinate e per ripulire terreni contaminati da metalli pesanti come nichel, piombo e manganese, o da composti organici presenti in concentrazioni elevate».

Nelle sale di laboratorio ha così preso forma un’efficace, ecologico ed economico strumento per le delicate operazioni di decontaminazione dei terreni “infetti”. Lo diciamo con soddisfazione, grazie al lavoro di un’equipe tutta italiana.

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