Salute naturale

Interferenti endocrini: cosa sono davvero e perché se ne parla tanto

Dalla plastica ai cosmetici: come agiscono sugli ormoni e come ridurre l’esposizione, soprattutto nei più giovani

Vi è mai capitato di leggere ‘senza BPA, ‘senza ftalati’, ‘senza PFAS‘ su borracce, contenitori o cosmetici e chiederti: ma cosa cambia davvero? Gli interferenti endocrini non sono una categoria strana di sostanze tutte uguali, né un pericolo da panico. Sono, più concretamente, chimici capaci di interferire con il sistema ormonale, cioè con quella rete finissima che regola crescita, metabolismo, sviluppo sessuale, fertilità, tiroide, risposta allo stress e molto altro. E proprio perché gli ormoni lavorano a dosi piccolissime, la scienza li studia con grande attenzione.
In questa guida vediamo che cosa sono a livello scientifico, dove si trovano, quali effetti sono più supportati dalle evidenze, cosa cambia per bambini e adolescenti, e soprattutto come ridurre l’esposizione nella vita quotidiana, con un approccio serio e non allarmistico.

Interferenti endocrini: cosa sono davvero e perché se ne parla tanto

Che cosa sono (definizione scientifica, in parole chiare)

Una definizione molto usata in ambito scientifico (ripresa anche da grandi società mediche) descrive un interferente endocrino (o endocrine disruptors) come una sostanza esterna all’organismo che può interferire con qualsiasi aspetto dell’azione degli ormoni (Fonte: Endocrine-Disrupting Chemicals, Endocrine Society 2022).

In pratica può:

  • imitare un ormone naturale con effetto mimetico
  • bloccare un recettore ormonale con effetto antagonista
  • alterare produzione, trasporto o degradazione degli ormoni
  • modificare segnali e interruttori biologici in fasi sensibili dello sviluppo

Queste interferenze non portano automaticamente a una malattia perché dipende da fattori importanti come la dose, la durata, la finestra di esposizione, e la suscettibilità individuale e miscela di sostanze, ma possono aumentare la probabilità di alcuni esiti avversi in popolazioni esposte (Fonte: Chemicals, WHO, 2025).

Perché bambini e adolescenti sono un punto chiave

Nella comunicazione scientifica sugli interferenti endocrini ricorrono spesso le cosiddette ‘finestre critiche’: gravidanza, prima infanzia e pubertà.  In queste fasi, il sistema endocrino scrive molte istruzioni di sviluppo (crescita, cervello, metabolismo, maturazione sessuale). Per questo, a parità di esposizione, un organismo in sviluppo può risultare più vulnerabile.

Senza fare terrorismo, con il termine ‘essere vulnerabile’ non vuol dire essere condannati. Significa solo che ha senso applicare il principio di prudenza, soprattutto quando si possono fare scelte semplici (contenitori, abitudini alimentari, ventilazione della casa, uso consapevole di cosmetici).

Che cosa possono provocare sulla salute (cosa dice la letteratura)

Le associazioni studiate includono (con forza dell’evidenza variabile a seconda della sostanza e dell’esito:

  • effetti su fertilità e riproduzione :come per capirci la qualità seminale, il ciclo, l’endometriosi in alcuni contesti, e lo sviluppo riproduttivo degli adolescenti
  • tiroide: alcune sostanze possono interferire con ormoni tiroidei, cruciali per sviluppo ed il metabolismo,
    metabolismo e peso come alterazioni metaboliche in modelli sperimentali e associazioni epidemiologiche per alcuni composti
    neurosviluppo: alcune esposizioni prenatalio comunque precoci sono oggetto di studio per possibili correlazioni
  • alcuni tumori ormono-dipendenti sebbene questo sia un tema complesso in cui conta molto la sostanza specifica, l’esposizione e i confondenti

Organismi internazionali e istituzioni sanitarie descrivono un quadro di possibili effetti lungo il corso della vita (non solo riproduttivi), pur con differenze tra singole sostanze e livelli di evidenza.

Nota importante che aiuta a limitare l’anti-allarmismo: il termine di interferente endocrino non è una sentenza. La valutazione del rischio combina pericolo intrinseco ed esposizione reale. Proprio per stimare meglio l’esposizione, l’UE usa anche biomonitoraggio umano e studi aggiornati.

Dove si trovano: esempi concreti

Non esiste una sola lista valida per tutto, perché le sostanze cambiano e vengono rivalutate. Però, nella vita quotidiana, ci sono delle ‘famiglie’ più note di questi interferenti. Gli esempi più discussi includono:

  • Materiali a contatto con alimenti: alcune sostanze usate in plastica o resine o rivestimenti come i bisfenoli, in particolare Bisfenolo A, e altri sostituti
  • Plastiche e oggetti in PVC o materiali flessibili: possibili ftalati (plasticizzanti) in alcuni prodotti, ma non in tutti e con molte restrizioni nel tempo
  • Cosmetici e prodotti per la cura della persona: alcuni conservanti o fragranze ma questo è un tema regolato e in continua revisione
  • Pesticidi/biocidi e sostanze in agricoltura o disinfestazione: anche se l’UE ha criteri scientifici specifici per identificare interferenti endocrini in questi ambiti (Fonte: Process to set scientific criteria to identify endocrine disruptors, UE)
  • Trattamenti antimacchia/antiaderenti, tessuti tecnici, schiume antincendio: alcune sostanze persistenti fanno parte della famiglia PFAS e sono oggetto di forti restrizioni/valutazioni, con norme che evolvono nel tempo

Sono tutte sostanze vietate? No: come funziona davvero in UE (e quindi in Italia)

Qui è il punto che spesso si perde online: non esiste un unico divieto totale per tutti gli interferenti endocrini, perché bisogna identificare formalmente la sostanza come interferente endocrino (con criteri e prove) e poi decidere misure (limitazioni, autorizzazioni, divieti, soglie, etichettatura) in base agli usi

In Unione Europea esistono processi e criteri scientifici per l’identificazione soprattutto in ambito pesticidi e biocidi, sviluppati con EFSA ed ECHA.

In parallelo, strumenti come REACH e le valutazioni ECHA possono portare a restrizioni o inserimenti in liste di sostanze ad alta preoccupazione, e l’ECHA mantiene anche pagine di monitoraggio e valutazione sugli interferenti endocrini (Fonte: Endocrine disruptor assessment list, European Chemical Agency).

Un esempio concreto: BPA (bisfenolo A)

EFSA nel 2023 ha abbassato drasticamente la ‘dose giornaliera tollerabile’ (TDI) per BPA e ha ritenuto che l’esposizione attuale potesse essere un rischio per i consumatori.

La Commissione europea ha poi proposto un divieto del BPA nei materiali a contatto con alimenti (con un percorso regolatorio).

Italia: cosa cambia?

In generale, l’Italia applica le norme UE (regolamenti e direttive recepite). Quindi, quando l’UE limita o vieta una sostanza in una categoria di prodotti, quel divieto o limite vale anche sul mercato italiano (con controlli di competenza delle autorità).

Perché bambini e adolescenti sono rischio per interferenti endocrini ma senza allarmismi inutili

Come ridurre l’esposizione nella vita quotidiana

Senza rivoluzionare la vita, le misure più sensate sono quelle che abbassano l’esposizione evitabile, soprattutto per bambini e adolescenti:

  • Cibi e contenitori. Preferite vetro, acciaio inox, ceramica per conservare e scaldare cibi/bevande.
  • Evitate di scaldare alimenti in contenitori di plastica non pensati per microonde.
  • Riducete l’uso di cibi molto confezionati quando potete, per ridurre il contatto con imballaggi e seguire una dieta più semplice.
  • Arieggiate ogni giorno la casa, ed aspirate con filtro efficace se possibile. Molte sostanze si attaccano anche alla polvere domestica.
  • Cosmetici per bambini/adolescenti. Puntate al minimo indispensabile, prodotti semplici, e attenzione a profumazioni “forti” se l’uso è quotidiano.
  • Scontrini termici. Se potete, evitate di maneggiarli a lungo (specie bambini) e lavatevi le mani prima di mangiare.
  • Principio del ‘meno ma meglio’. Non serve comprare tutto chemical-free (spesso è solo marketing), ma basta scegliere poche abitudini ad alto impatto e mantenerle nel tempo.

Tabella pratica

In pratica questi sono le informazioni da tenere a mente.

Elemento In sintesi Esempi / Dove si trovano Cosa fare (pratico) Status UE/Italia (in generale)
Che cosa sono Sostanze che possono interferire con l’azione degli ormoni Famiglie diverse (non “una sola sostanza”) Ridurre l’esposizione evitabile, soprattutto in fasi di sviluppo Valutazione caso per caso con criteri scientifici
Perché contano nei giovani Gravidanza, infanzia e pubertà sono “finestre sensibili” Esposizioni da alimenti, polveri indoor, cosmetici, oggetti Contenitori più sicuri, meno plastica a caldo, igiene mani UE applica principio di tutela delle popolazioni vulnerabili
Possibili effetti studiati Riproduzione, tiroide, metabolismo, neurosviluppo (e altro), con evidenze variabili Dipende dalla sostanza e dai livelli di esposizione Niente panico: rischio = pericolo + esposizione Valutazioni aggiornate da enti UE e internazionali
Esempio: BPA Rivalutato da EFSA con TDI molto ridotta Alcuni materiali a contatto con alimenti (storicamente)
  • preferire vetro/acciaio
  • evitare plastica a caldo
UE: proposta di bandire i food contact materials dopo parere EFSA
Come evitarli “bene” Strategia: ridurre fonti principali, non inseguire il marketing Plastica a caldo, polvere indoor, eccesso cosmetici, scontrini 3 mosse:
  • contenitori sicuri
  • ventilazione
  • routine essenziale
Italia applica le regole UE (divieti/limiti validi anche qui)

FAQ sugli interferenti endocrini

Gli interferenti endocrini sono sempre pericolosi?

Nn sono pericolosi in sè. La pericolosità dipende da dose, durata dell’esposizione e momento della vita in cui avviene il contatto. Una sostanza può avere un potenziale effetto endocrino, ma il rischio reale si valuta solo considerando quanta ne assorbiamo davvero e per quanto tempo. È per questo che le autorità sanitarie parlano di valutazione del rischio e non di pericolo automatico.

È vero che agiscono anche a dosi molto basse?

Alcuni interferenti endocrini possono agire a dosi molto basse, perché imitano o disturbano ormoni che lavorano già a concentrazioni minime.

Tuttavia, questo non significa che qualsiasi esposizione sia dannosa: la ricerca valuta soglie, finestre sensibili e accumulo nel tempo, motivo per cui le norme vengono aggiornate man mano che emergono nuovi dati scientifici.

Tutti i prodotti che contengono plastica sono un rischio?

Non tutti i prodotti in plastica sono pericolosi. Infatti, la plastica è diversa e molti materiali oggi in commercio rispettano limiti di sicurezza molto stringenti.

Il problema principale riguarda uso improprio come per esempio scaldare cibi in contenitori non adatti, o esposizioni ripetute nel tempo. Per questo si consiglia di preferire vetro e acciaio soprattutto per alimenti caldi o acidi.

Gli interferenti endocrini sono vietati in Italia?

Non esiste un divieto generale, ma regole precise a livello europeo, che valgono anche in Italia.

Alcune sostanze sono vietate, altre limitate, altre ancora monitorate o autorizzate solo per usi specifici. L’Unione Europea aggiorna continuamente queste norme sulla base delle valutazioni di EFSA ed ECHA.

I bambini devono evitare tutto?

Non c’è bisogno di tenere i bambini in una gabbia di vetro, e questo è un punto importante. Non serve eliminare ogni possibile fonte, ma ridurre quelle evitabili.

Se avete bambini e adolescenti è utile piuttosto adottare delle semplici misure di buon senso, non restrizioni drastiche, come:

  • non scaldare cibi in plastica
  • arieggiare spesso gli ambienti
  • limitare l’uso di cosmetici non necessari

Come fare a capire se un prodotto è più sicuro?

Alcuni segnali utili da controllare sono:

  • indicazioni specifiche sulla confezione come idoneo al microonde o senza BPA, ma senza inseguire il marketing dell’allarmismo (vedi alcuni anni fa la presunta pericolostà dell’olio dipalma, e tutti i rpodotti con il claim ‘palm oil free’ in confezione)
  • materiali semplici (vetro, acciaio inox, ceramica)
  • etichette chiare e conformità alle norme UE

Ricordate che la dicitura ‘senza’ sulla confezione non significa automaticamente migliore, conta invece l’uso complessivo e la frequenza.

Ridurre l’esposizione fa davvero la differenza?

Sì, soprattutto nel lungo periodo. Gli studi suggeriscono che ridurre più fonti piccole ma costanti può abbassare l’esposizione totale. Non si tratta di azzerare il rischio, ma di renderlo ragionevolmente basso, come avviene per molte altre scelte di salute quotidiana.

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Ultimo aggiornamento il 23 Gennaio 2026 da Rossella Vignoli

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Rossella Vignoli

Fondatrice e responsabile editoriale, è esperta di bioedilizia, design sostenibile e sistemi di efficienza energetica, essendo un architetto e da sempre interessata al tema della sostenibilità. Pratica con passione Hatha yoga, ed ha approfondito vari aspetti dello yoga. Inoltre, è appassionata di medicina dolce e terapie alternative. Dopo la nascita dei figli ha sentito l’esigenza di un sito come tuttogreen.it per dare delle risposte alla domanda “Che mondo stiamo lasciando ai nostri figli?”. Si occupa anche del sito in francese toutvert.fr, e di designandmore.it, un magazine di stile e design internazionale.

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