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A Tortona arriva il bio-benzinaio

Se capitate a Tortona, elegante cittadina del Piemonte Sud-Orientale, potete rifornire il vostro automezzo di biobenzina. Da qualche giorno è infatti attivo il primo distributore in Italia di questo particolare carburante, ottenuto da scarti di produzione vegetale e da colture non alimentari, come la comunissima canna dei fossi, lo stocco del mais, la paglia di riso, le ramaglie.

A Tortona arriva il bio-benzinaio

Un carburante che non incide minimamente sulla catena agronomica alimentare, che abbatte le emissioni di anidride carbonica, e dall’altra parte garantisce prestazioni del tutto paragonabili a quelle dei parenti “fossili”. L’idea, tradotta in un progetto industriale da 120 milioni di euro, è venuta all’azienda chimica Mossi & Ghisolfi di Rivalta Scrivia, che ora lavora a regime ridotto, in attesa di avviare tra poche settimane la raffineria di Crescentino, a pochi chilometri da Vercelli.

Dall’impianto usciranno ogni anno 40.000 tonnellate di bioetanolo, destinate poi a diventare 60.000. Il tutto, lo ripetiamo, sottoponendo a un innovativo processo chimico la canna di fiume, quella che vediamo lungo i canali o i margini delle strade, disponibile tutto l’anno, in grado di prosperare su terreni marginali e per di più autoctona.

L’impresa piemontese sostiene inoltre che dalla trasformazione delle biomasse di terreni incolti o abbandonati (su per giù 2 milioni di ettari), entro il 2020 l’Italia potrebbe coprire il 10% del fabbisogno di combustibile.  Oltre che un’alternativa sostenibile al petrolio, la bio-benzina potrebbe così creare posti di lavoro e contribuire al rilancio economico del Belpaese.

Dopo Tortona, verranno inaugurati da Nord a Sud decine di stazioni analoghe. Mossi & Ghisolfi guarda però anche oltre i confini nazionali, ha appena stretto un accordo di partnership per il posizionamento del primo impianto di bioetanolo in Brasile. Uno stabilimento che ogni anno trasformerà gli scarti della lavorazione della canna da zucchero in 65.000 tonnellate di carburante.

Per la definitiva affermazione del prodotto, servono tuttavia la collaborazione e gli investimenti dei costruttori d’auto. Al momento esistono due miscele di bioetanolo, E10 ed E85. Questo per un motivo ben preciso, al momento infatti solo particolari veicoli denominati “Flexifuel” possono utilizzare la soluzione E85, quella in cui il bioetanolo è presente allí85%.

La soluzione al 10%, o E10, invece, è tollerata da ogni comune auto Euro4 e lo ricordiamo è più pulita, eco-compatibile, e potenzialmente anche più economica di quella fossile: secondo un calcolo generico, allo stato attuale si risparmierebbero circa 10 centesimi di euro per ogni litro.

Siamo solo agli inizi, è vero, ma i competitor del settore automotive devono seguire l’onda e adeguarsi, se tutti vogliamo sfruttare al meglio la nuova risorsa, in attesa ovviamente che le auto elettriche facciano la loro comparsa definitva sul mercato e aprezzi accettabili.

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