Spesa biologica

Agromafie: come la criminalità entra nel cibo (e perché riguarda tutti)

Dalle frodi in etichetta al caporalato: come funziona il sistema delle agromafie e come ridurre i rischi ogni giorno

Il cibo non è solo gusto: è lavoro, salute, territorio e fiducia. Ed è proprio qui che le agromafie trovano spazio: dove la filiera è lunga, i controlli non bastano, i prezzi sono sotto pressione e la burocrazia rallenta tutto. Oggi parliamo di un fenomeno che non riguarda “solo” chi produce: riguarda chi compra, chi mangia, chi lavora e chi vive in un Paese che esporta eccellenze. Con i dati 2025 alla mano, vediamo cosa sono davvero le agromafie, dove operano, come si sono evolute e — soprattutto — cosa possiamo fare per ridurre il loro potere.

Agromafie: come la criminalità entra nel cibo (e perché riguarda tutti)

Cosa sono le agromafie

La definizione semplice dice che si tratta di ‘infiltrazione e controllo criminale della filiera agroalimentare’, sia nella produzione, trasporto, trasformazione, distribuzione, ristorazione, vendite online. I reati vanno dalla frode e sofisticazione alimentare al caporalato, dalle estorsioni al riciclaggio, fino ai furti ed alle truffe su fondi.

Crimini agroalimentari: ecco i numeri che contano

Qualche numero che rende bene l’idea di quanto imperversino le frodi alimentari in Italia e sul nostro export, causando danni economici, sulla salute e a livello ambientale notevoli.

  • Giro d’affari stimato delle agromafie: 25,2 miliardi di euro ed è quasi raddoppiato rispetto al 2011.
  • Italian sounding e falso stile italiano: circa 120 miliardi di euro, pari a quasi il doppio di quello dell’export agroalimentare totale, che si attesta sui 69,1 miliardi di euro, una cifra gigantesca, che danneggia il Made in Italy sia in termini di mancata redditività che in valore reputazionale.
  • Export agroalimentare italiano 2024: il record quest’anno è di 69,1 miliardi di euro.
  • Controlli ufficiali (Fonte ICQRF, report 2024): oltre 54.882 controlli, ben 54.180 prodotti controllati, di cui il 12,9% irregolari, con 501 sequestri, per un valore di oltre 22,7 milioni di euro.
  • Contrasto europeo alle frodi alimentari (Fonte OPSON): sequestri per 91 milioni di euro in un’operazione coordinata (Europol/partner).
  • Trend crime (Fonte UE-SOCTA 2025): criminalità sempre più ibrida, digitale e transnazionale, con uso crescente di tecnologie per scalare frodi e riciclaggio.

Perché oggi le agromafie crescono (e da cosa traggono vantaggio)

Le agromafie non nascono dal nulla: crescono dove il sistema è fragile, complesso o sotto pressione. E oggi la filiera agroalimentare riunisce purtroppo tutte queste condizioni.

  • La lunghezza delle filiere. Dal campo alla tavola il cibo passa spesso attraverso molti passaggi: produzione, trasporto, stoccaggio, trasformazione, distribuzione, vendita. Più la filiera è lunga e meno è trasparente, più diventa facile nascondere irregolarità, falsificare documenti, cambiare origine o qualità dei prodotti senza che il consumatore se ne accorga.
  • La forte pressione sui prezzi. L’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime, dei fertilizzanti e dei trasporti ha messo in difficoltà molte aziende agricole e piccole imprese. In situazioni di crisi, chi lavora onestamente è più vulnerabile: accettare scorciatoie, intermediari poco chiari o condizioni svantaggiose può sembrare l’unico modo per restare sul mercato. Ed è proprio qui che le agromafie trovano spazio.
  • La logistica. Mercati all’ingrosso, hub di smistamento, magazzini, trasporti e oggi anche l’e-commerce sono punti strategici della filiera. Controllare o infiltrare questi passaggi significa decidere cosa arriva sugli scaffali, a che prezzo e con quale etichetta. Non a caso, la criminalità organizzata investe sempre di più in questi settori, meno visibili ma altamente redditizi.
  • La burocrazia e dei tempi lunghi. Procedure complesse, pagamenti ritardati e accesso difficile al credito legale spingono alcune aziende verso soluzioni “alternative”. Il risultato è uno spazio sempre più ampio per prestiti illegali, intermediari informali e figure opache che offrono liquidità immediata, ma a caro prezzo. Un meccanismo che può trasformare una difficoltà temporanea in una dipendenza strutturale.

Dove operano: Italia e mondo

Senza fare mitologia, le frodi seguono una logica di filiera. In Italia, quindi, non sono ‘solo Sud’, ma si muovono dove c’è valore, quindi nei:

  • distretti agricoli ad alta intensità
  • mercati ortofrutticoli e snodi logistici
  • trasformazione e packaging
  • ristorazione e catering
  • canali digitali (vendita e pubblicità ingannevole)

Nel mondo, ed in particolare in Europa, seguono le rotte dell’import e dell’export ed i porti sono snodi nevralgici. In oltre, operano con reti di aziende schermo e intermediari, per creare delle frodi su denominazioni, etichette, ingredienti, ed origine.

Il Rapporto 2025 sui crimini alimentari in Italia, dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema alimentare di Eurispes e Coldiretti, sottolinea la proiezione sempre più internazionale del fenomeno.

Come agiscono: i “moduli” ricorrenti

Le agromafie non operano in un solo modo e non colpiscono un solo punto della filiera. Al contrario, utilizzano schemi ricorrenti, adattabili a contesti diversi, che possono essere combinati tra loro a seconda delle opportunità.

Uno dei meccanismi più diffusi è quello delle frodi commerciali. Parliamo di false indicazioni sull’origine geografica, sulla qualità o sugli ingredienti di un prodotto. Etichette poco chiare, informazioni incomplete o volutamente ingannevoli permettono di far passare per pregiato ciò che non lo è, aumentando i margini a discapito dei consumatori e delle aziende corrette.

Accanto a questo agisce la contraffazione, spesso sotto forma di Italian sounding. Nomi, colori, simboli e richiami all’Italia vengono usati per evocare qualità e tradizione, anche quando il prodotto non ha nulla di italiano. È una strategia particolarmente efficace all’estero, ma sempre più presente anche sul mercato interno, perché sfrutta la fiducia costruita nel tempo dal Made in Italy.

Un altro pilastro è lo sfruttamento del lavoro, attraverso il caporalato in agricoltura. Il reclutamento di manodopera avviene fuori dai canali regolari, con salari bassissimi, trasporti improvvisati e alloggi precari. Questo sistema riduce drasticamente i costi e consente di offrire prezzi irrealisticamente bassi, alterando l’intero equilibrio del mercato agricolo.

Le agromafie puntano poi al controllo della logistica, un passaggio chiave e spesso invisibile della filiera. Magazzini, piattaforme di smistamento, trasporti e mercati all’ingrosso permettono di decidere cosa circola, quando e a quali condizioni. Chi controlla questi nodi ha un enorme potere, anche senza apparire in prima linea nella produzione o nella vendita.

Un ruolo fondamentale è giocato dal credito illegale e dall’usura. Aziende in difficoltà, strette tra costi elevati e pagamenti in ritardo, possono cadere nella trappola di finanziamenti rapidi ma opachi. Nel tempo, il debito diventa uno strumento di controllo: l’impresa perde autonomia, fino ad arrivare, in alcuni casi, a vere e proprie acquisizioni mascherate.

Negli ultimi anni si è aggiunto un fronte in rapida espansione: le frodi online. Marketplace poco controllati, siti clone che imitano marchi noti, recensioni false e pubblicità ingannevole permettono di raggiungere milioni di consumatori con costi bassissimi e rischi ridotti. Il digitale rende tutto più veloce e più difficile da tracciare.
In sintesi, le agromafie agiscono come un sistema flessibile e modulare: non un’unica strategia, ma una rete di pratiche illegali che si rafforzano a vicenda, infiltrandosi nei punti più vulnerabili della filiera agroalimentare.

Perché sono pericolose per tutti

Quando si parla di agromafie si pensa spesso a un problema lontano, che riguarda solo i produttori o lo Stato. In realtà è l’opposto: le conseguenze arrivano fino alla nostra tavola, e spesso senza che ce ne accorgiamo.

  1. Il rischio è per la salute. Quando la filiera è opaca, i controlli vengono aggirati e l’origine degli alimenti è falsificata, diventa più difficile garantire sicurezza, qualità e tracciabilità. Non significa che ogni prodotto sia pericoloso, ma che aumenta la probabilità di cibo non conforme, trattato o conservato in modo scorretto, con standard più bassi di quelli dichiarati.
  2. Il danno sociale, è meno visibile ma altrettanto grave. Le agromafie prosperano sullo sfruttamento del lavoro: caporalato, salari irrisori, turni massacranti, alloggi indegni. Questo non colpisce solo chi lavora nei campi, ma altera l’intero mercato: chi rispetta le regole viene schiacciato da prezzi artificialmente bassi, mentre la concorrenza sleale diventa la norma.
  3. Il danno ambientale vive dove c’è illegalità, e spesso mancano anche rispetto del territorio e attenzione agli ecosistemi. Un uso scorretto di sostanze, smaltimenti irregolari, pratiche agricole intensive fuori controllo. Il risultato è un impatto che si trascina nel tempo, danneggiando suoli, acque e paesaggi che dovrebbero essere una risorsa comune.
  4. La perdita di fiducia. È un effetto che riguarda tutti come cittadini e consumatori. Le agromafie minano la credibilità del Made in Italy, svalutano il lavoro delle aziende oneste e rendono più difficile distinguere ciò che è davvero di qualità da ciò che lo sembra soltanto. In un sistema così, paghiamo due volte: una al momento dell’acquisto e una, più nascosta, in termini di costi sociali, ambientali ed economici.

Capire perché le agromafie sono pericolose per tutti è il primo passo per ridurne il potere. Il secondo è rendersi conto che, anche con piccoli gesti quotidiani, possiamo contribuire a rafforzare le filiere sane e a indebolire quelle opache.

Le agromafie sono decisamente pericolose, e non solo per l’economia. Sono portatrici, infatti, di numerosi rischi:

  • rischi per la salute per via di prodotti non conformi, e di una tracciabilità debole
  • danno ambientale per via delle pratiche illegali e dello smaltimenti-ombra
  • danno sociale sulla sfruttamento, sul dumping, e sullaconcorrenza sleale
  • danno economico per via dei prezzi falsati, fallimenti, riciclaggio
  • danno reputazionale al Made in Italy e quindi a chi fa un lavoro di qualità e ‘pulito’

cos'è l'agromafia

A che punto è la lotta

Cosa funziona e cosa manca

Per la lotta alle agromafie sono stai approntati diversi metodi di lotta, con risultati importanti, grazie a controlli e sequestri ICQRF (Fonte: Report ICQRF 2024) ed operazioni europee antifrode (Fonte: EUR 91 million worth of counterfeit and substandard food seized in Europe-wide operation, Report OPSON 2024, Europol).

Cosa manca spesso

Il punto chiave è che manca una classificazione ed una lettura unitaria del crimine agroalimentare, perché molte condotte finiscono sotto il cartello ‘reati “generici’.

Mancano anche delle norme più mirate per colpire metodi fraudolenti, che sono organizzati e sistematici (il tema ‘agropiraterie/agromafie’ viene spesso citato anche in documenti parlamentari).

Come combatterle: cosa può fare lo Stato e cosa possiamo fare noi

Contrastare le agromafie non è una battaglia che riguarda solo magistratura e forze dell’ordine. È un lavoro su più livelli, che parte dalle istituzioni ma arriva fino alle scelte quotidiane di ciascuno di noi.

Cosa può fare lo Stato (e perché è fondamentale)

A livello istituzionale, il primo passo è rendere la filiera davvero tracciabile e trasparente. Significa poter ricostruire in modo chiaro il percorso di un alimento, dal campo alla tavola, riducendo gli spazi in cui si annidano frodi e passaggi opachi.

Un ruolo decisivo lo hanno anche i controlli mirati, soprattutto nei punti più sensibili della filiera: hub logistici, mercati all’ingrosso, trasporti e oggi anche i canali di vendita online. È qui che si concentrano i maggiori margini di manovra per le attività illegali.

Poiché le agromafie operano sempre più oltre i confini nazionali, diventa essenziale rafforzare la cooperazione internazionale e lo scambio di dati tra Paesi, autorità sanitarie e forze di controllo. Le frodi alimentari non si fermano alle frontiere, e nemmeno la loro prevenzione dovrebbe farlo.

Infine, c’è il tema centrale della tutela dei lavoratori. Proteggere chi lavora nei campi e lungo la filiera significa colpire uno dei pilastri su cui si regge il sistema delle agromafie: lo sfruttamento. Filiere più eque e responsabili sono anche filiere più sicure.

Cosa possiamo fare noi, ogni giorno

Anche senza accorgercene, come consumatori abbiamo un ruolo importante.

Scegliere filiere certificate e più trasparenti, come DOP, IGP o biologico, non è una garanzia assoluta, ma significa orientarsi verso sistemi più controllati e meno esposti alle irregolarità.

Leggere con attenzione etichette e origine dei prodotti resta uno degli strumenti più semplici ed efficaci. Prezzi troppo bassi rispetto alla media dovrebbero sempre far scattare un campanello d’allarme: spesso dietro un costo irrealistico si nascondono scorciatoie che qualcuno, da qualche parte, paga.

È importante anche prestare attenzione ai canali di acquisto, soprattutto online. Marketplace con venditori poco chiari, siti che imitano marchi noti o informazioni incomplete meritano cautela: affidarsi a rivenditori trasparenti riduce i rischi.

Infine, segnalare anomalie, come etichette sospette, descrizioni ingannevoli, prezzi incoerenti, e sostenere le aziende che raccontano apertamente la propria filiera è un modo concreto per premiare chi lavora in modo corretto e contribuire, nel tempo, a rendere il sistema più pulito.

Tabella riassuntiva pratica

Tema Cosa significa (in pratica) Dati/indicatori aggiornati Cosa può fare il lettore
Cos’è l’agromafia Criminalità organizzata che entra nella filiera del cibo (produzione, logistica, vendita, ristorazione, online) Business stimato: 25,2 miliardi euro Preferire filiere trasparenti, evitare canali opachi e offerte impossibili
Dove opera Segue il valore: distretti agricoli, mercati, hub logistici, import/export, e-commerce Fenomeno sempre più internazionale e transnazionale Controllare origine, venditore e tracciabilità (specie online)
Come guadagna Frodi, contraffazioni, Italian sounding, caporalato, usura, riciclaggio, controllo trasporti Italian sounding e falso stile italiano: 120 miliardi euro (ordine di grandezza) Leggere etichette, scegliere produttori/negozi affidabili, diffidare di “italianità” vaga
Perché è pericolosa Rischi per salute, lavoro, ambiente e prezzi; danneggia aziende oneste e reputazione del Made in Italy Export agroalimentare 2024: 69,1 miliardi di euro (patrimonio da difendere) Premiare qualità e legalità (filiera corta, certificazioni, trasparenza)
Lotta e controlli Controlli ufficiali, sequestri, operazioni antifrode nazionali ed europee Report ICQRF 2024: 54.882 controlli, 12,9% prodotti irregolari, 501 sequestri Segnalare anomalie, informarsi su campagne e richiami, acquistare consapevole

In conclusione

L’agromafia è un insieme di attività illecite della criminalità organizzata che coinvolgono tutto il comparto agricolo e la filiera alimentare, dove la criminalità investe denaro sporco per controllare settori ‘puliti’ quali la ristorazione, la grande distribuzione e persino il turismo agricolo, accanto alle ingerenze illegali in settori già consolidati come il ciclo dei rifiuti, le coltivazioni e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli.

E si realizza attraverso investimenti e riciclaggio di denaro ‘sporco’ nelle coltivazioni, ma anche con truffe per stornare fondi pubblici destinati allo sviluppo agricolo. L’agromafia arriva su tutta la filiera: dal campo, al trasporto, alla vendita nei mercati ortofrutticoli.

L’agroalimentare è divenuto un ‘terreno’ privilegiato d’investimento della malavita. Le mafie poi non si accontentano più del controllo del territorio e dei business illegali tradizionali (droga, prostituzione, truffe), ma cercano di dare sbocco ai capitali accumulati in modo illegale anche nel settore agricolo e alimentare.

Questa parte di attività è in netto aumento anche per la presenza di fattori quali il clima e la restrizione dell’accesso al credito. Le difficili condizioni meteorologiche hanno colpito pesantemente la produzione, incrementando la falsificazione e lo sfruttamento illegale dei marchi, mentre la contrazione del credito ha causato la chiusura di molte aziende e portato imprenditori a ricorrere al sostegno illegale di operatori non istituzionali.

Opportunità in più per le organizzazioni malavitose, ormai strutturate in invasivi gruppi d’interesse ramificati anche sul piano transnazionale, che con le loro attività illegali minano la nostra salute e quella dell’ambiente in cui viviamo.

Così le mafie si estendono e ampliano gli orizzonti nel comparto agroalimentare, trovando nuovi sbocchi negli investimenti nei settori della ristorazione, grande distribuzione e turismo agricolo, così come nei circuiti illegali dell’import-export di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull’origine e tracciabilità, fino ad arrivare alle varie forme di business connesse allo sfruttamento degli animali (zoo mafia) e all’ingerenza nel ciclo dei rifiuti. Perfino le energie pulite sono finite nel mirino di Cosa Nostra, interessata ai rilevanti incentivi economici previsti per il settore.

Un pericolo che riguarda tutto il territorio nazionale, poiché attraverso le infiltrazioni e un fitto intreccio di interessi le agromafie si sono insinuate anche nel tessuto economico del centro-nord del Paese, replicando quel modello economico-criminale già delineato in diversi riscontri investigativi.

Grazie ad una collaudata politica della mimetizzazione, le organizzazioni criminali si muovono come articolate holding finanziarie, all’interno delle quali gli esercizi ristorativi rappresentano efficienti coperture, con una facciata di legalità dietro la quale è difficile risalire ai veri proprietari e all’origine dei capitali.

I pericoli arrivano anche dalla rete, in concomitanza alla crescita del commercio elettronico. Il web viene infatti spesso usato come porto franco, configurandosi come uno dei canali ideali per la diffusione di prodotti che sembrano italiani nel nome che in realtà sono vere e proprie bufale. Tale pratica, battezzata ‘italian sounding‘ si prefigura ad esempio nella vendita online di kit per il vino liofilizzato fai da te con false etichette dei migliori vini italiani, o di formaggi che si fregiano della denominazione italian cheese, con costose attrezzature e ingredienti per preparare diversi formaggi tipici nostrani, in un tempo massimo di due mesi!

Le irregolarità su Internet, inoltre, riguardano anche le scadenze, le informazioni sui prodotti o l’etichettatura.

Le frequenti illegalità spaziano dai saccheggi di olive nei campi, alle forme di accaparramento e commercio clandestino dell’extravergine. Nel circuito di distribuzione alimentare entrano prodotti fortemente adulterati, manipolati attraverso l’aggiunta di additivi o imbottigliati in maniera fraudolenta.

Se vogliamo salvare il made in Italy, la politica deve agire urgentemente con adeguati mezzi di prevenzione e repressione.

Ci auguriamo che tali promesse vengano mantenute, ricordando che ‘la lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità‘. Parole di Paolo Borsellino.

Altro sull’agricoltura

Altri approfondimenti sull’agricoltura:

Ultimo aggiornamento il 9 Gennaio 2026 da Rossella Vignoli

Iscrivetevi alla newsletter di Tuttogreen.it per rimanere aggiornati sulle ultime novità.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio
×