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Asfalto da pneumatici, la nuova strada del riciclo

In congiunture di crisi, come quella che stiamo vivendo in Italia da quattro anni – e con prospettive non certo rosee, almeno per quel che rimane del 2013 – gli imperativi più in voga sono riciclare, riutilizzare, creare sinergie trasversali a diversi settori produttivi, investire nelle tecnologie che permettono di tradurre i progetti in applicazioni tangibili.

Pensiamo per esempio alle carcasse dei vecchi pneumatici, impilati fuori dalle officine, o ammassati in grandi depositi in attesa di essere smaltiti. Gomma usurata che invece si potrebbe destinare al riciclo, per uno scopo rivoluzionario: realizzare asfalti ad elevate prestazioni.  Più durevoli nel tempo, capaci di diminuire il rumore di rotolamento dei veicoli, e più morbidi, dunque in grado di attutire gli impatti di persone e mezzi sulla superficie.

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L’idea, divenuta un progetto in fase di sperimentazione, vede attualmente impegnati i ricercatori del Politecnico di Torino e di Ecopneus, una delle organizzazioni che dal 2011 provvede a gestire i Pneumatici Fuori Uso (PFU) sul suolo italiano.

Il team di sviluppo è attualmente concentrato sulla definizione di standard efficaci. Al momento, la procedura consiste nel ridurre le gomme usate in forma granulare, con opportuni processi di trattamento, includendoli nei conglomerati bituminosi per realizzare la superficie del manto stradale. I dati tecnici raccolti e le sperimentazioni effettuate, incrociate ad una serie di esperienze straniere analizzate, confermano la bontà, dal punto di vista ambientale e tecnico, dell’asfalto modificato con polverino da PFU rispetto agli asfalti tradizionali.

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Evidenti i vantaggi in termini di riciclabilità: emissioni non superiori agli asfalti tradizionali durante posa e uso, riduzione del rumore, migliore sicurezza in termini di aderenza e spazio di frenata, maggiore durata e resistenza agli agenti atmosferici. A questo si aggiunge un risparmio energetico complessivo del 47% rispetto alle pavimentazioni tradizionali.

Un altro dato di non poco conto riguarda  il potenziale di assorbimento degli urti dei granuli derivati dal recupero dei PFU e la loro minore rigidezza rispetto ai materiali di comune utilizzo per le protezioni stradali, rendono particolarmente adatto il loro impiego per ridurre le conseguenze di urti e impatti di ogni tipo. Non a caso vengono già impiegati per realizzare barriere, dossi artificiali, delimitatori di traffico, cordoli, guardrail e dissuasori di sosta.

L’asfalto “da riciclo” farà sicuramente strada, come dimostra il fatto che sul progetto abbiano già messo gli occhi sia gli operatori del settore stradale che i gestori di rifiuti.

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Published by
Claudio Riccardi

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