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Cacciare i Masai dalle loro terre per farne una riserva di caccia per ricchi

Quello dei Masai potrebbe passare alla storia come uno dei soprusi peggiori che l’uomo possa concepire, per di più perpetrato a danno di una delle tribù africane più antiche e leggendarie del mondo. I 48.000 componenti di questa etnia, nota anche come Maasai, che da millenni vivono in un uno degli angoli più sperduti della Tanzania, infatti, rischiano di essere cacciati dalle loro terre per far posto ad una riserva di caccia sportiva per un target esclusivo di clienti danarosi.

Cacciare i Masai dalle loro terre per farne una riserva di caccia per ricchi

L’idea è di una multinazionale con sede a Dubai che ha già messo gli occhi su un corridoio di 1500 chilometri quadrati che permette l’accesso alle terre del pascolo utilizzate dai Masai nella stagione ‘secca’ per il tradizionale allevamento ‘nomade’ del bestiame: cacciare la tribù per poter cacciare liberamente leoni e ghepardi, con sommo gaudio dei ricchi (e annoiati) sceicchi e principi del Medio Oriente che trovano nella caccia sportiva uno dei loro passatempi preferiti.

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Le autorità locali hanno già definito il progetto una minaccia esistenziale gravissima per le tribù Masai, poiché l’allevamento è da sempre la fonte primaria di cibo che garantisce la sopravvivenza di migliaia di persone. Gli stessi leader delle tribù hanno annunciato le dimissioni dalle proprie cariche in segno di protesta promettendo di combattere fino alla fine per proteggere i diritti e l’identità delle loro comunità.

Il Governo della Tanzania, tuttavia, sembra intenzionato ad accogliere il progetto considerandolo un traino fondamentale per lo sviluppo del turismo e dell’economia del Paese, nonostante questo significherebbe ridurre del 40% il territorio in cui vivono dall’epoca pre-coloniale i Masai. Un colpo durissimo per questa gente la cui sopravvivenza è già appesa un filo a causa dei cambiamenti climatici che hanno ridotto la stagione delle piogge e con essa la disponibilità di riserve idriche per uomini e fauna.

Per contribuire alla causa e aiutare i Masai a non essere ‘sfrattati’ dalle loro terre native, potete firmare e diffondere una petizione che punta ad arrivare a raccogliere almeno 2 milioni di firme. Manca poco e noi l’abbiamo fatto.

Ecco come: http://www.avaaz.org/it/save_the_maasai/?bOefqdb&v=17062Il nostro contributo potrebbe essere fondamentale per salvare i Maasai e tutelare uno dei territori più selvaggi e incontaminati del Pianeta!

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Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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2 Commenti

  1. Cosa volete che possano fare i missionari contro questi delinquenti? Li uccideranno tutti come stanno facendo altrove per raggiungere il loro meschino intento. Dobbiamo diffondere il più possibile la notizia perchè TUTTI devono saperlo! Farli vergognare , se ce l’hanno una coscienza !!!

  2. Ma Kenya e Tanzania lasciano fare? Ma questi politici africani oltre a farsi prendere risorse preziose dai loro territori, si vendono anche la popolazione? Se ne approfittano dell’ignoranza, ma i missionari non sono ignoranti, che fanno? Tra l’altro sono un popolo affascinante e bellissimo. Una risorsa “patrimonio dell’umanità”, l’UNESCO potrebbe fare qualcosa?

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