E se il vero pericolo fossero i semi GM?

di Claudio Riccardi del 4 novembre 2012

Gli organismi geneticamente modificati non smettono di far discutere. Dopo la pubblicazione degli studi eseguiti dai ricercatori francesi dell’Università di Caen, guidati dal dottor Gilles-Eric Séralini (vedi anche il nostro articolo OGM, finalmente una ricerca svela la loro reale pericolosità), che hanno lanciato un vero e proprio allarme sugli effetti cancerogeni del mais OGM Monsanto, ecco che sui prodotti realizzati in provetta si abbatte una nuova bufera.

Al centro dei riflettori questa volta ci sono le  sementi geneticamente modificate (sementi GM) di mais, soia e cotone, prodotti che dopo i primi anni di raccolto portano con sè una forte controindicazione: favoriscono la selezione di erbe infestanti resistenti che non si possono contrastare se non incrementando il ricorso a erbicidi.

L’utilizzo esteso degli agrofarmaci in campo si riflette anche sui prodotti alimentari e così le aziende ottengono un risultato opposto rispetto ai proclami.

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Alla conclusione è giunto un team di scienziati della Washington State University, che guidato dal docente di agricoltura sostenibile Charles Benbrook, ha esaminato i dati ufficiali del Dipartimento Nazionale dei Servizi Statistici sull’Agricoltura.

I dati non sono per nulla incoraggianti: ogni anno negli Stati Uniti il volume degli erbicidi usati per le 3 colture in questione aumenta del 25%, con un +183 milioni di chili registrato tra il 1996 e il 2011. Un incremento gonfiato soprattutto dal glifosato, principio attivo dell’erbicida Roundup, per ridurre il quale sono state introdotte le colture GM della Monsanto.

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Secondo le proiezioni riferite dall’equipe da Benbrook, se la situazione non cambierà in modo drastico, il quantitativo di glifosato necessario a preservare le colture salirà presto di un ulteriore 50%. Una prospettiva resa ancor più allarmante dal fatto che circa il 95% della soia e del cotone, e l’85% del mais made in USA provengono ormai da piante geneticamente modificate.

Viene dunque da pensare che forse, in questo momento, i consumatori dovrebbero preoccuparsi non tanto dei ratti di Seralini, quanto dell’aumento della quantità di erbicidi assunti con la dieta a seguito della crescente diffusione degli alimenti che contengono ingredienti di origine geneticamente modificata.

Serve un repentino cambio di rotta.

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