Ecco le foto vincitrici del premio 2013 per il fotografo ambientale dell’anno

di Luca Scialò del 28 giugno 2013

Anche quest’anno si è svolto il concorso per il Fotografo Ambientale dell’anno (Environmental Photographer of the Year), con una cerimonia privata presso la Royal Geographical Society di Londra, a cui hanno partecipato oltre 3.000 fotoreporter.

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Con orgoglio diciamo che ha vinto un italiano, Michele Palazzi, con una foto avente come protagonista un bambino vestito da spiderman, in piena tempesta di sabbia nel cuore del deserto dei Gobi, in Mongolia. Il vincitore, oltre ad incassare 5.000 sterline è riuscito a raccontare una situazione di estremo degrado ambientale e povertà in cui un’intera popolazione, i Mongoli, stanno ormai vivendo, pur illuminandola di una luce di ‘quotidianità’ che la rende meno atroce. Per la categoria Under18 ha vinto Eleanor Bennett, che ha portato a casa 1.000 sterline.

Le loro foto sono in mostra presso la Royal Geographical Society. I giudici di quest’anno hanno premiato l’impatto, la composizione e l’originalità di ogni foto, così come la capacità tecnica del fotografo. Le opere selezionate hanno come tema questioni quali l’innovazione, lo sviluppo sostenibile, la povertà, i diritti umani e la crescita della popolazione.

Ecco allora una stupenda fotogallery di alcune tra le foto più suggestive:

Foto: Michele Palazzi

Come detto, Michele Palazzi si è piazzato al primo posto per questo scatto preso nel deserto del Gobi durante una tempesta di sabbia..

Foto: GMB Akash

Questo secolare edificio nella periferia di Dhaka, Bangladesh, è diventato la casa di 80 famiglie di spazzini. Una delle comunità più trascurate e oppresse, pur rendendo un importante servizio alla comunità, servizio che meriterebbe di essere rispettato.

Foto: Alamsyah Rauf

South Sulawesi, Indonesia. Un coltivatore di riso si asciuga al sole. La luce solare aiuta l’essiccazione delle risaie, per facilitarne poi la macinazione e la produzione.

Foto: Javier Arcenillas

Il Salar de Uyuni nel sud-ovest della Bolivia è uno dei luoghi più suggestivi del mondo. E’ oggi una delle più grandi catene montuose del mondo, ad un’altitudine di 3.656 metri (11.995 piedi) sul livello medio del mare. E’ anche una vera e propria ‘miniera d’oro’: infatti la montagna contiene 140 milioni di tonnellate di litio, più della metà dei giacimenti mondiali.

Foto: Florian Breuer

Città di Keetmanshoop, Namibia, dalla prospettiva della Quiver Tree Forest Restcamp.

Foto: Steve Brockett

Miglialia di coltivazioni nelle serre vicino alla costa spagnola.

Foto: Alessandro Grassani

Un bambino a piedi per le strade del suo quartiere. Ad Ulan Baator, capitale della Mongolia, molti bambini non sono in grado di frequentare la scuola a causa delle condizioni di estrema povertà delle loro famiglie. Il 2008 è diventato il punto di non ritorno: per la prima volta nella storia di questo paese ci sono più persone che vivono nelle città che nelle zone rurali. Le città stanno crescendo sempre più anche a causa dei cambiamenti climatici e dei ‘rifugiati ambientali’, che sono destinati a diventare la nuova emergenza umanitaria del pianeta nei prossimi decenni.

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Foto: Stuart Chape

Una testimonianza dello sviluppo frenetico dell’economia anche nelle costruzioni di Hong Kong.

Foto: Alessandro Grassani

Mongolia, Erdene Tuya insieme a suo figlio di 3 anni, Tuvchinj.

Foto: Alessandro Grassani

Arkhangai, provincia della Mongolia. Erdene Tuya, 29 anni, traina una pecorella per seppellirla. La sua famiglia vive ai margini della città, in una zona dalle pessime condizioni climatiche. Le città in questi paesi sono già diventati vittime del cambiamento climatico e sono destinati ad espandersi ulteriormente a causa della disoccupazione, della povertà e delle differenze sociali sempre più disparate.

Foto: Kai Löffelbein

Secondo una valutazione delle Nazioni Unite, fino a 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici tossici si accumulano ogni anno in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, si stima che ne sia esportato il 50-80% per il riciclo.

Foto: Lu Guang

A causa dello sfruttamento delle miniere di carbone, i campi attorno ad Holingol City sono stati lasciati nel degrado più totale e non ci sono più bovini e pecore. Al fine di mantenere l’immagine della città, il governo locale ha scolpito più di 120 pecore, così come bovini, cavalli e cammelli nella prateria.

Foto: Pierpaolo Mittica

Foto scattata a Fukushima, quando, una volta al mese, agli abitanti evacuati in seguito al disastro nucleare di due anni fa, viene concesso di ritornare alle loro case per controllare che tutto sia a posto e prendere i loro effetti personali.

Foto: Fukushima Daiichi

Altra foto scattata a Fukushima, testimonianza delle conseguenze dello tsunami del marzo 2011.

Foto: Steve Morgan

A 180 km al largo della costa della Groenlandia, 18 attivisti internazionali provenienti da cinque motoscafi gonfiabili di Greenpeace, salgono le scale sulla piattaforma esplorativa Leiv Eiriksson contenente 53.000 tonnellate di petrolio. Greenpeace vuole fermarla perché le trivellazioni stanno danneggiando la Baia di Baffin, una delle aree naturali più incontaminate e fragili del mondo, dove sono presenti la popolazione Narwhal, le balene blu, alcune specie rare di uccelli e orsi polari.

Foto: Igor F. Petkovic

Periferia di Nouakchott, capitale della Mauritania, Africa Occidentale. Qui il riciclo di plastica potrebbe essere fonte di guadagno per la popolazione locale e invece è solo fonte di sfruttamento e inquinamento.

Foto: Josh Redman

Foto scattata fuori dal più grande McDonald del mondo, realizzato nel Parco Olimpico, durante i giochi di Londra dello scorso anno. Una situazione paradossale, dove sport e cattiva alimentazione sono stati messi insieme.

Foto: Thomas White

Un camion di petrolio viaggia fra le colline del Rwanda, lungo le strade polverose che portano all’Uganda.

Foto: Zoltán Balogh

Questa foto è stata scattata in un freddissima giornata d’inverno alle piccole case dei pescatori sul lago Bokol. La temperatura dell’acqua del lago è più calda dell’aria. Questo perché l’impianto nucleare di Oroszlány è lì vicino e quindi il lago, in inverno, non è mai congelato.

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