Etanolo e Brasile: il biocombustibile con una marcia in più?

di Salvo del 10 Dicembre 2010

Etanolo: il biocombustibile davvero con una marcia in più?

Il bioetanolo è salito alla ribalta delle cronache quando l’attenzione mediatica lo ha posto al centro del dibattito riguardante le nuove fonti energetiche alternative al petrolio e agli altri combustibili fossili.

Etanolo e Brasile: il biocombustibile con una marcia in più?

Un litro di bioetanolo infatti costa più di un terzo in meno di un litro di benzina e inquina tra il 70% e l’80% in meno.

L’interesse nei confronti di questa forma di energia “pulita” è stato generato principalmente dal caso esemplare del Brasile, che, con una trentennale esperienza nel suo utilizzo e una tecnologia all’avanguardia nella sua produzione- attualmente ne esporta il maggior volume a livello mondiale.

Grazie al tipo di materia prima usata e ai processi impiegati per trasformarla, il bioetanolo brasiliano può vantare performance ultra competitive sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista ambientale.

Il paese sudamericano sfrutta infatti la canna da zucchero (di cui è il massimo produttore al mondo), che viene considerata la materia prima per eccellenza nel ricavo del biocarburante in questione.

Il bioetanolo brasiliano ricavato dalla canna da zucchero ha un costo di produzione molto più basso (32 $ a barile) rispetto a quello prodotto in paesi come Thailandia e Australia, oppure utilizzando mais e altri cereali e negli Stati Uniti il costo di produzione di un barile di bioetanolo dal mais è di più del doppio, nell’Unione Europea di quattro volte tanto!

Un ulteriore elemento che permette di contenere i costi è l’autosufficienza energetica di quasi tutti gli impianti carioca: grazie alla combustione di un residuo della lavorazione della canna da zucchero, essi sono in grado di generare al loro interno l’energia elettrica consumata per la produzione del biofuel.

Il bioetanolo brasiliano presenta poi una produttività più elevata: 6800 litri per ettaro di canna da zucchero coltivato contro i 3100 dell’etanolo da mais; l’etanolo ricavato da barbabietole e frumento è anch’esso meno produttivo.

L’etanolo da canna ha inoltre una resa molto superiore, con un’enorme convenienza energetica nel produrlo, se messo a confronto con quello ricavato a partire da altre materie prime: per ogni joule di energia impiegata, se ne ricavano ben 8,5. Il bilancio di energia nell’etanolo derivato dal granturco è invece di solo una volta e mezzo, mentre per ottenere etanolo dal grano si consuma altrettanta energia di quella che si produce.

Altra caratteristica che differenzia Il bioetanolo ricavato da canna da zucchero dal bioetanolo ricavato da cereali, mais grano e granoturco, è quella di non competere con le produzioni alimentari nell’uso dei terreni e delle materie prime agricole.

Un’accusa rivolta agli agrocombustibili nel loro complesso, senza operare le dovute distinzioni, che ha scatenato polemiche un paio di anni orsono, arrivando perfino al vertice della Fao, e che continua ad opporre sostenitori e detrattori.

In ogni caso anche il bioetanolo brasiliano, seppure sia il preferibile per i motivi sopra indicati, non è esente da critiche. Da una parte gli si imputa di contribuire (probabilmente in modo esagerato e infondato) alla distruzione della foresta amazzonica, dall’altra numerose associazioni locali lo considerano come il simbolo del degrado ambientale e ne denunciano i danni derivanti dalla sua produzione su vasta scala.

Cosa ne pensate?

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