Farfalle a rischio estinzione?

di Marco Cantu del 4 Giugno 2011

Nei giorni scorsi il WWF ha lanciato un nuovo allarme molto significativo: il 45% delle specie di farfalle presenti in Europa rischia l’estinzione. Le cause vanno ricercate nel crescente degrado ambientale e nel business, silenzioso e crudele, dei cacciatori di farfalle (i butterfly poachers).

Farfalle a rischio estinzione?

L’habitat delle 165mila specie di farfalle presenti nel nostro continente è attaccato da diversi nemici: i fertilizzanti e i diserbanti a cui si fa un ricorso massiccio nell’attività agricola, il surriscaldamento del clima, l’inquinamento atmosferico, le aree urbane sempre più cementificate e meno verdi, che riducono ed allontanano le colonie degli insetti dalle ali colorate. L’attività umana, quindi, gioca un ruolo decisivo in questo declino, mentre le farfalle si confermano preziose impollinatrici per il nostro ecosistema.

Come se non bastasse, ogni anno milioni di farfalle vengono catturate da spietati bracconieri con qualsiasi mezzo (trappole, sostanze chimiche, luci ultraviolette) per soddisfare ricchi collezionisti senza scrupoli. Non solo, perchè più è rara la specie più i collezionisti sono disposti a pagare; per questo i cacciatori di farfalle si adoperano follemente per catturarne il più possibile, così da ridurre la specie e rendere ancora più costosi e ricercati gli esemplari finiti nelle loro reti.

Un business mondiale, reso ancor più terribile dal silenzio mediatico che lo asseconda; per questo motivo, sarebbe importante attivare sin da subito una decisa campagna di sensibilizzazione ed una efficace attività di contrasto del fenomeno che possa scongiurare il pericolo, quanto mai reale, di estinzione della specie.

Il WWF, la maggiore associazione ambientalista italiana, ha già mosso un primo passo importante con il “progetto Farfalle”, che si pone l’obiettivo di tenere sotto osservazione le aree coltivate del nostro paese dove la presenza di specie di farfalle è consistente, per proporre delle politiche agricole non dannose per l’ambiente e a difesa della biodiversità.

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