I grandi pescherecci distruggono tutto: sempre meno pesci nei mari

di Eryeffe del 21 dicembre 2014

Sempre meno pesci nei mari anche per via della pesca selvaggia praticata con delle barche giganti, le monster boat, capaci di tirare su enormi quantità di pesce (fino a 2 t) in poche ore ma anche altri animali marini, causandone una possibile estinzione.

Si chiama ‘Monster Boat, flagello dei mari’ la denuncia di Greenpeace che punta il dito contro i giganti degli oceani che negli ultimi anni hanno flagellato le riserve ittiche di tutti i mari del Mondo.

L’associazione ambientalista questa volta alza la voce contro 20 mega-pescherecci che utilizzano metodi di pesca distruttivi, responsabili della morte accidentale di migliaia di quali, tartarughe, mante e altre specie a rischio estinzione. Per rendersi conto dell’impatto devastante che questi enormi pescherecci hanno sulla salute degli oceani e della fauna ittica che li popola, basti pensare che ognuno di loro può prelevare dall’acqua fino a 2.000 tonnellate di pesce al giorno; una quantità che moltiplicata per 20 e sommata a quella altrettanto devastante dei barconi da pesca industriale più ‘piccoli’ equivale ad una vera e propria razzia, solo in minima parte legalizzata.

Il problema di queste mega-barche è globale, solcano tutti i mari del globo alla ricerca di enormi quantità di pesce, minacciando, oltre che la stessa fauna marina, anche i piccoli pescatori dai metodi più eco-sostenibili e rispettosi del delicato equilibrio dei mari.

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Un problema, quello dello svuotamento degli oceani, non solo ambientale ma anche alimentare come denunciato già da tempo dalla FAO che ha dichiarato che il 90% delle riserve ittiche mondiali sia ormai eccessivamente sfruttato. Per comprendere le proporzioni di questo fenomeno basta dare uno sguardo alla situazione del Mar Mediterraneo, dove la percentuale sale addirittura al 96%.

Lo sfruttamento delle risorse ittiche passa anche attraverso l’azione indisturbata dei ‘pirati del mare’, che agiscono nelle acque di tutto il Mondo, e hanno imparato ad aggirare divieti e regolamenti con una serie di trucchi meschini e criminali. Dal cambio dell’identità e delle bandiere issate sui pescherecci, al ricorso a paradisi fiscali e prestanome o compagnia di facciata, l’elenco delle infrazioni è ormai infinito. Anche l’Italia, pur con un ruolo marginale, figura nella lista del ‘cattivi’ poiché direttamente coinvolta nel complesso sistema della pesca eccessiva.

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Ciò che gli ambientalisti chiedono a gran voce ora più che mai è che le autorità europee si facciano promotrici di un cambiamento radicale, che i Governi non chiudano più gli occhi di fronte a questo sconcertante spettacolo e si dichiarino apertamente in ‘guerra’ con i potenti del mare, tutelando le popolazioni coinvolte, l’ecosistema marino e anche i piccoli pescatori onesti che continuano a praticare faticosamente un’attività ittica sostenibile e rispettosa delle leggi.

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