Pulizia della casa

Kiyomeru, pulire casa per pulire la mente: il metodo giapponese che trasforma le pulizie in un rituale di benessere

Pulire con calma e consapevolezza, eliminare il superfluo e trasformare le faccende domestiche in un modo per ritrovare leggerezza e concentrazione

Pulire casa per sentirsi meglio anche mentalmente. È questo il principio alla base del Kiyomeru, un concetto giapponese che sta attirando sempre più attenzione perché propone un modo diverso di affrontare le pulizie domestiche: non come una lista interminabile di incombenze, ma come un piccolo rituale quotidiano di cura della casa e di sé.

Kiyomeru, pulire casa per pulire la mente: il metodo giapponese che trasforma le pulizie in un rituale di benessere

La parola giapponese Kiyomeru (清める) significa infatti purificare. Il concetto affonda le sue radici nella cultura giapponese e nell’idea di purificazione presente in particolare nella tradizione shintoista, dove la pulizia può assumere anche un valore simbolico e spirituale. Applicato alla vita di tutti i giorni, significa liberare gli ambienti da sporco, disordine e oggetti inutili cercando contemporaneamente di creare una sensazione di maggiore calma e chiarezza.

Ma attenzione: il Kiyomeru non è semplicemente un nuovo metodo per riordinare casa. La differenza sta soprattutto nell’atteggiamento con cui si svolgono le pulizie.

Che cos’è il Kiyomeru

Nel suo significato letterale, kiyomeru può essere tradotto come purificare, rendere puro o ripulire. Nella sua interpretazione legata alla casa, il concetto parte da un’idea semplice: l’ambiente nel quale viviamo influenza il modo in cui ci sentiamo.

Una stanza piena di oggetti, superfici sporche e cose lasciate a metà può aumentare quella sensazione di confusione che spesso accompagna le giornate più impegnative. Al contrario, rimettere ordine può restituire una percezione immediata di controllo e leggerezza.

Il metodo giapponese invita quindi a compiere ogni gesto con maggiore attenzione: spolverare un mobile, lavare un pavimento o riordinare una mensola diventano occasioni per concentrarsi su una sola attività alla volta.

L’obiettivo non è avere una casa perfetta, ma creare uno spazio nel quale sia più facile stare bene.

Kiyomeru e pulizie: perché non è il metodo KonMari

Il paragone con Marie Kondo e il metodo KonMari viene quasi spontaneo, ma i due approcci non coincidono.

Il KonMari è conosciuto soprattutto per il decluttering, cioè la selezione degli oggetti da conservare in base alla loro utilità e alla capacità di suscitare una sensazione positiva.

Mette invece maggiormente al centro l’atto stesso della pulizia e della purificazione dello spazio.

Non è quindi indispensabile svuotare armadi e cassetti o rivoluzionare completamente la casa. Si può iniziare semplicemente pulendo con attenzione una stanza, eliminando ciò che non serve e restituendo ordine agli oggetti che utilizziamo ogni giorno.

I principi del Kiyomeru

Per avvicinarsi a questa filosofia non servono prodotti particolari o complicate routine domestiche. Sono soprattutto intenzione e costanza a fare la differenza.

1. Iniziare con una sola zona

Uno degli errori più comuni quando la casa è in disordine è voler sistemare tutto contemporaneamente.

Meglio scegliere una superficie o un ambiente preciso: il tavolo della cucina, una scrivania, il bagno oppure l’ingresso.

Vedere rapidamente il risultato aiuta a proseguire senza trasformare le pulizie in una maratona.

2. Eliminare quello che non serve

Pulire significa anche evitare di continuare a spostare oggetti inutilizzati da un posto all’altro.

Prima di passare panno e detergente chiediamoci quindi se tutto ciò che abbiamo davanti abbia davvero ancora una funzione.

Ciò che non utilizziamo può essere regalato, donato, venduto, riciclato o smaltito correttamente.

3. Pulire lentamente e con attenzione

Questo metodo giapponese suggerisce di concentrarsi sul gesto che stiamo compiendo. Invece di pulire mentre rispondiamo alle email, controlliamo il telefono o pensiamo alle 10 cose successive da fare, proviamo per qualche minuto a occuparci esclusivamente della superficie che abbiamo davanti.

È una forma molto semplice di attenzione al presente, simile per alcuni aspetti alle pratiche di mindfulness.

4. Aprire le finestre

Aria e luce cambiano rapidamente la percezione di una stanza. Prima di iniziare le pulizie possiamo quindi arieggiare gli ambienti per qualche minuto, quando le condizioni esterne lo permettono.

È anche uno dei gesti più semplici per rendere una casa appena pulita immediatamente più fresca e piacevole.

5. Preferire pochi prodotti

Una casa pulita non richiede necessariamente decine di detergenti differenti. Per molte normali operazioni domestiche possono bastare acqua, sapone neutro e pochi prodotti specifici, utilizzati sempre sulle superfici per cui sono indicati.

Anche ingredienti tradizionalmente utilizzati nelle pulizie ecologiche, come acido citrico o bicarbonato, possono essere utili in determinate situazioni, purché vengano impiegati correttamente e senza mescolare sostanze incompatibili.

6. Rispettare gli oggetti

Uno degli aspetti più interessanti dell’approccio giapponese alla pulizia è l’idea di prendersi cura delle cose che utilizziamo.

Pulire un tavolo, una pentola o un mobile significa anche mantenerli più a lungo in buone condizioni.

Da questo punto di vista la tecnica orientale può avere anche una piccola dimensione sostenibile: prendersi cura di quello che già possediamo significa ridurre la necessità di sostituirlo frequentemente.

Una routine Kiyomeru di 15 minuti

Non è necessario dedicare un’intera giornata alle pulizie.

Si può provare questa piccola routine:

  • 3 minuti: aprire le finestre e raccogliere gli oggetti fuori posto.
  • 5 minuti: liberare e pulire una superficie.
  • 5 minuti: spazzare, aspirare o passare rapidamente il pavimento della stanza.
  • 2 minuti: sistemare gli ultimi oggetti e osservare il risultato.

Il principio è semplice: meglio poco ogni giorno che accumulare tutto fino alle grandi pulizie del weekend.

Anche alcune interpretazioni contemporanee del Kiyomeru insistono proprio sull’inserimento di piccoli gesti di pulizia nella routine quotidiana.

Pulire casa può davvero aiutare a “pulire la mente”?

È meglio non interpretare l’espressione in senso letterale. Pulire casa non è una terapia e il metodo non è un trattamento per ansia, stress o altri disturbi psicologici.

Il suo interesse sta piuttosto nel trasformare un’attività inevitabile in un momento strutturato, concreto e consapevole.

Concentrarsi su un compito semplice, eliminare il disordine e vedere un risultato immediato può regalare una sensazione di maggiore ordine e tranquillità.

Ed è probabilmente questo il segreto della sua crescente popolarità: non promette una casa da copertina, ma suggerisce un modo differente di abitare gli spazi.

Kiyomeru e sostenibilità: prendersi cura invece di sostituire

C’è infine un aspetto particolarmente vicino alla filosofia green. Pulire con attenzione significa anche conservare meglio quello che abbiamo. Un pavimento mantenuto correttamente dura più a lungo. Lo stesso vale per mobili, tessuti, elettrodomestici e utensili.

A questo si aggiunge il decluttering consapevole: invece di buttare automaticamente quello che non utilizziamo più possiamo provare a ripararlo, regalarlo o rimetterlo in circolo.

Il risultato è un approccio alla casa basato meno sull’accumulo e più sulla cura.

Da dove cominciare

Il modo più semplice per provare il Kiyomeru è scegliere oggi stesso un piccolo spazio della casa.

  1. Non l’intero appartamento.
  2. Una mensola.
  3. Un tavolo.
  4. Il piano della cucina.

Togliete ciò che non serve, pulite lentamente la superficie e rimettete al suo posto soltanto quello che utilizzate davvero.

Poi fermatevi per qualche secondo. Si parte proprio da qui: meno confusione intorno a noi, un po’ più di spazio anche nei pensieri.

Ultimo aggiornamento il 2 Settembre 2026 da Rossella Vignoli

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Rossella Vignoli

Fondatrice e responsabile editoriale, è esperta di bioedilizia, design sostenibile e sistemi di efficienza energetica, essendo un architetto e da sempre interessata al tema della sostenibilità. Pratica con passione Hatha yoga, ed ha approfondito vari aspetti dello yoga. Inoltre, è appassionata di medicina dolce e terapie alternative. Dopo la nascita dei figli ha sentito l’esigenza di un sito come tuttogreen.it per dare delle risposte alla domanda “Che mondo stiamo lasciando ai nostri figli?”. Si occupa anche del sito in francese toutvert.fr, e di designandmore.it, un magazine di stile e design internazionale.

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