Le auto ad aria compressa, tra realtà e mito

di Jonas del 5 maggio 2013

L’auto ad aria compressa ha rappresentato un tema assai dibattuto in rete negli ultimi anni: come tutti i temi circondati da un alone di mistero, ha causato divisione e dibattito. Cerchiamo di vederci chiaro in questo articolo.

Le auto ad aria compressa, tra realtà e mito

Nella dialettica tra sostenitori e detrattori dell’auto ad aria compressa, tra i primi non sono mancati coloro i quali ritengono che l’auto ad aria compressa sia una innovazione potenzialmente così disruptive, il cui affermarsi sul mercato sarebbe stato impedito solo dal sabotaggio da parte dell’establishment – ed in particolare da parte di industria automobilistica attuale ed industria del petrolio – determinato a difendere lo status quo con ogni mezzo, pur di non perdere il proprio predominio.

In realtà, il tema sembra essere ben più complesso: semplificando all’estremo, va detto che sussistono motivazioni di tipo tecnologico, di sicurezza ed anche economico che fanno dei veicoli ad aria compressa una alternativa non realistica. I prototipi visti finora hanno palesato dei limiti oggettivi di questa tipologia di vettura, che sembra mostrare un’efficienza complessiva notevolmente inferiore a quelle a trazione tradizionale o anche elettrica.

L’aria compressa è per sua natura una tecnologia che presenta parecchi limiti come densità energetica immagazzinabile: ciò significa che per avere una potenza accettabile, questo tipo di veicoli dovrebbero essere dotati di bombole enormi (e le bombole in pressione, più grandi sono, più devono essere di materiali pesanti per non essere pericolose).

Senza dimenticare l’enorme divario a livello di budget e ricerca e sviluppo in questa tecnologia, rispetto alle altre alimentazioni, cosa che per esempio non sembra stia succedendo con le auto elettriche.

Ma le auto ad aria compressa possono dirsi ecologiche?

Anche il presunto minore impatto ambientale delle auto ad aria compressa è stato vigorosamente contestato. Vero è che le emissioni nocive direttamente dai veicoli vengono eliminate. Ma altrettanto vero è che per comprimere l’aria c’è bisogno di energia, e tanta, che poi viene immagazzinata nelle bombole. L’aria compressa, poi, viene trasformata in energia meccanica, ma è noto come ad ogni passaggio e trasformazione avvenga una perdita, mentre esistono auto – le auto elettriche – che trasformano direttamente energia elettrica in meccanica.

Dunque anche a livello di impatto ambientale l’auto ad aria compressa non ha mai passato l’esame, come si direbbe in gergo.

I precedenti poco incoraggianti dell’auto ad aria compressa

Va anche detto che i precedenti non giocano certo a favore delle sorti di questo tipo di veicolo.
Nel 2001, al Motorshow di Bologna, venne presentata da un ingegnere francese con un passato di progettista di motori F1 alla Williams, Cyril Guy Nègre, una vettura ad aria compressa che sembrava dovesse essere pronta ad esordire sul mercato.

Una utilitaria leggerissima fatta di alluminio e fibra di resina, alimentata appunto da un motore ad aria compressa. Leggera come il vento ed alimentata ad aria, non poteva che chiamarsi Eolo.

Secondo Guy Nègre, l’auto avrebbe potuto percorrere 100 km con una spesa di 0,77 euro, senza inquinare, visto che dal tubo di scappamento usciva solo aria fredda, cosa che scatenò la curiosità di stampa ed appassionati e fece partire la corsa agli ordinativi.

Venne previsto di cominciare la produzione di Eolo in Italia nel 2002, ma tuttavia non si ebbero più notizie del progetto. Novanta operai e progettisti furono assunti e cassintegrati praticamente il primo giorno di lavoro senza potere costruire una sola vettura.
La realtà è che Eolo era tutto fuorchè un veicolo commercializzabile.
Addirittura si narra che un famoso magazine automobilistico italiano ebbe l’occasione di provare Eolo, salvo fare solo mezzo chilometro per fermarsi e non ripartire più: si erano ghiacciate alcune parti del motore. I meccanici fecero sparire l’auto in fretta e furia dagli occhi dei giornalisti e non se ne seppe più nulla.

I modelli di auto ad aria compressa esistenti o in sviluppo

Ma esistono modelli di auto ad aria compressa che qualcuno intende commercializzare? Che caratteristiche hanno? Vediamo di investigare questo aspetto.

Airpod

Invece, incredibilmente, Guy Nègre è tornato a fare palare di sé nel 2008 con Airpod, una microcar ad aria compressa che sembra avere superato le disavventure di Eolo.
Airpod è un veicolo lungo appena due metri e sette centimetri, largo uno e 60 e alto uno e 74, ha tre posti veri, si guida con un joystick e raggiunge i 45 km/h (o gli 80 km/h a seconda della versione).

Ma non c’è solo il video della CNN a testimoniare che almeno per funzionare, Airpod funziona! Airpod è entrato per un certo periodo in funzione come auto di cortesia al principale aeroporto parigino, il Charles de Gaulle.
Sembrerebbe anche che la KLM stia testando un paio di queste vetture e che nuovi ordinativi siano stati fatti da AirFrance, Lyonnaise des Eaux e il Comune di Nizza.
Quanto alla data di entrata in commercio, è stata di volta in volta slittata dal 2009 al 2010 e poi al 2011 e oltre, ma non vi sono certezze.

Quello che è successo è che Airpod è stato successivamente ceduto al gigante dell’auto indiano Tata, che sembrerebbe intenzionato a lanciare un modello in commercio nel 2020. Il prezzo dovrebbe aggirarsi attorno ai 7.000 €. Ecco un video di Tata Airpod in azione:

Ma… la sopresa è che non si tratta dell’unica auto ad aria compressa prevista in circolazione a breve, come vedremo ora.

AirCity

Altra vettura dai natali francesi, ben più spaziosa rispetto alla AirPod: ha 3 posti davanti (il guidatore col volante in mezzo…) e 2 che si possono aggiungere sul retro. Dovrebbe avere buone prestazioni (velocità massima 110 km/h) ed entrare in commercio in Francia nel 2013 al prezzo di 8.000 € circa.

AirOne

Si chiama come la più nota compagnia aerea questa microcar scoperta ad aria compressa, una piccola vettura per il tempo libero che ricorda da lontano la Citroën Méhari, il veicolo reso noto soprattutto dall’esercito francese. Un prototipo molto basic, con una struttura fatta di un pezzo unico, sedili inclusi. I pedali ed il volante sono personalizzabili in funzione della stazza del conducente.

Anche AirOne dovrebbe entrare nel mercato nel 2013, ad un prezzo (3,500 Euro) che potrebbe renderla appetibile in qualche mercato di paesi emergenti.

Ah, se volete il tettuccio e le finestre, ovviamente si può, ma bisognerà sborsare altri duemila euro.

Engine Air

L’auto, o meglio il motore, ad aria compressa che viene dall’Australia. Il suo ideatore è un nostro emigrante, Angelo Di Pietro: di Engine Air abbiamo già parlato in un apposito post.

AirFamily

Ultima nella nostra rassegna, la AirFamily.
Poco più che un concept, ad oggi, ma con un discreto contenuto di design: di lei siamo riusciti a sapere che sarà una vettura lunga 4 metri e dieci con un rivoluzionario sistema di auto-refill dei serbatoi che ne dovrebbe estendere l’autonomia, altro punto notoriamente dolente delle auto ad aria compressa.
Secondo i suoi progettisti, AirFamily dovrebbe fare il suo esordio sul mercato nel 2013.
Prezzo: si comincia a salire sui 13,000 Euro.

Insomma, come avrete capito, non siamo certo tra coloro i quali pensano che l’auto ad aria compressa possa costituire una opzione realistica di mobilità sostenibile, ma va riconosciuto che anche il mondo dell’auto ad aria compressa ha il suo fascino.

L’auto ad aria compressa fatica a farsi spazio, ma è un mondo popolato da storie di visionari, con il suo indiscutibile fascino, che apre sempre nuove prospettive.

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simone dicembre 18, 2011 alle 1:18 pm

..sembra assurdo come le cose realmente importanti vengano sempre snobbate dall’informazione. Perchè i giornali, le radio e sopratutto la Dea televisione non ci martellano con questo tipo di notizie? A forza di dai e dai la gente inizierebbe a pretendere che i cambiamenti avvengano…..

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