Raccogliere acqua potabile dalle nuvole, un’idea utile per le zone aride e montagnose

di Marco Guzzi del 25 ottobre 2013

Il progresso tecnologico sta facendo passi da gigante, questo ormai è sotto gli occhi di tutti. Il paradosso, però, è che se da un lato oggi è possibile effettuare video-chiamate in tempo reale da due parti opposte del mondo, dall’altro, la tecnologia non ha risolto ancora problemi di vitale importanza, come portare l’acqua nelle zone aride e montagnose.

Un’invenzione particolarmente ingegnosa, in questo contesto, è il Cloud Harvester. Si tratta di un dispositivo in grado di catturare e condensare la nebbia in goccioline d’acqua, che a sua volta, attraverso un condotto, vengono raccolte in un contenitore.

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Cloud Harvester raggiunge un ottimo punto di equilibrio tra costo e qualità in termini di efficienza, risultando quindi come una soluzione adatta per tutte quelle zone povere e con scarse risorse d’acqua.

Per quanto riguarda le prestazioni, non ha nulla da invidiare a tutti i dispositivi simili attualmente sul mercato, ma risulta migliore per costo di trasporto e produzione. Questi risultati sono stati possibili grazie all’utilizzo di materiali come l’alluminio inossidabile o l’acciaio zincato, il tutto unito ad un efficiente processo di fabbricazione ed una struttura del dispositivo che ne facilita il trasporto.

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Con un potenziale di produzione di 1 litro di acqua fresca all’ora, un kit di Cloud Harvester da 167 $ (122 euro) può addirittura produrre fino a 45,6 litri all’ora in condizioni ottimali.

Si stima che il fabbisogno giornaliero d’acqua di una persona si aggiri fra i 20 ed i 50 litri, per poter da garantire le necessità di base come bere, cucinare e pulire.

Considerandone quindi le prestazioni, Cloud Harvester si presenta come un dispositivo in grado di dare un notevole contributo alla sicurezza idrica in molte aree disagiate del pianeta.

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