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Vendere all’estero più proficuo per le rinnovabili italiane

Anche per le rinnovabili italiane i mercati esteri sembrano essere quelli più appetibili e calano gli investimenti nel nostro Paese: un trend preoccupante?

Il settore delle energie rinnovabili nel nostro Paese è da alcuni anni in forte espansione anche se per la maggior parte degli investitori italiani le vere occasioni di business si trovano all’estero. Cina, Sudamerica, Sudafrica, Arabia Saudita: è nei quattro angoli del Mondo che le aziende italiane del comparto stanno puntando con decisione, scoraggiate da un mercato nazionale in forte difficoltà e in sostanziale stallo, su cui pesano burocrazia e fisco.

Vendere all’estero più proficuo per le rinnovabili italiane

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Stando ai dati diffusi dall’Irex nell’ultimo rapporto sulla situazione delle rinnovabili, in Italia si costruiscono pochi impianti per produrre energie pulite e nell’ultimo anno il settore gli investimenti sono calati del 25% rispetto all’anno precedente.

Dalle nostre centrali sono usciti meno 5.832 megawatt per un valore pari a 7,8 miliardi di euro (2,3 in meno rispetto al 2012) ma di questi capitali il 76% è stato investito all’estero per la creazione di nuovi impianti.

Nonostante le energie rinnovabili costituiscano, oggi, più di un terzo dell’energia complessiva utilizzata lungo tutto lo stivale e abbiano avuto il merito di calmierare i costi all’ingrosso di circa 1 miliardo di euro e di tagliare drasticamente le emissioni di CO2, l’Italia non sembra essere interessata a sfruttare ulteriormente questo enorme potenziale, nonostante la leadership internazionale per le consocenze tecnologiche per cui è apprezzata all’estero.

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I paesi che più attraggono gli operatori italiani sono il Brasile e il Cile dove fonti energetiche alternative come l’eolico costano meno di quelle tradizionali e dove il fotovoltaico è in piena espansione. Anche la Cina ha fatto registrare negli ultimi anni cifre da capogiro: basti pensare che solo nel 2013 sono stati installati 16.000 megawatt di eolico e 12.000 di fotovoltaico. Nei mercati africani invece l’aspetto che desta maggiore interesse è rappresentato da costi di produzione estremamente bassi.

Dunque, la fuga di capitali dal nostro Paese segnare pesantemente lo sviluppo di un settore economico che produrrebbe benefici in termini occupazionali e ambientali. Colpa della burocrazia e del fisco o c’è di più?

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Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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