Allevamento, sempre meno razze nelle fattorie italiane

di Luca Scialò del 27 febbraio 2014

La vecchia fattoria di zio Tobia resta sempre più una semplice canzoncina per i più piccoli. Secondo la Coldiretti la crisi mette a rischio gli allevamenti italiani, dove in un solo anno sono scomparsi oltre 10 milioni di capi. Lo ha denunciato in occasione dell’apertura della Fieragricola di Verona.

Se parliamo di numeri è evidente che sia una vera e propria ‘strage’: solo nel corso del 2013 la ‘Fattoria Italia’ ha perso circa 7 milioni di polli e galline, 750.000 tacchini, 700.000 conigli e circa mezzo milione tra faraone, oche ed anatre, circa un milione di pecore, agnelli e capre, 650.000 maiali, 45.000 manzi e e 25.000 bufale. Il tutto porta a ben 130 razze tipiche italiane in via di estinzione (38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini).

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A farne le spese prima di tutto è la biodiversità ma anche il comparto economico dell’allevamento italiano, che vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35% dell’intera agricoltura nazionale, è a rischio crisi e dipendenza dall’estero (circa 800.000 i posti di lavoro che andrebbero persi per la diminuzione degli animali allevati).

Secondo la Coldiretti una delle ragioni principale di questo crollo degli animali allevati sul suolo italiano, soggetti a una serie di controlli sempre stringenti che ne garantiscono qualità e sicurezza, è la mancanza di trasparenza nell’informazione ai consumatori.

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Dunque, è l’inganno del finto Made in Italy, che spinge a proporre sul mercato animali allevati in Paesi dove non ci sono regole, o vengono facilmente eluse, dove i costi sono molto più bassi ma anche le condizioni degli animali sono preoccupanti e le sostanze date poco chiare.

Infatti: “sugli scaffali del supermercato due prosciutti su tre sono venduti come italiani, ma provengono da maiali allevati all’estero, così come tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro, che sono stranieri senza indicazione in etichetta, e la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere“, denuncia il presidente Roberto Moncalvo.

Di qui la richiesta di Coldiretti di rendere effettiva la legge sull’obbligo di specificare l’origine degli alimenti.

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