Alpi italiane: un gioiello rovinato dalla pessima gestione del territorio e da abusi edilizi

di Claudio Riccardi il 20 settembre 2013

Tra le numerose ricchezze naturalistiche offerte dal territorio italiano, le Alpi occupano senza dubbio una delle primissime posizioni di rilievo. Questo paradiso che appare agli occhi incontaminato è invece fragile e preso di mira dagli attacchi di attività umane poco lungimiranti su più fronti.

Impianti di risalita che devastano interi territori, cementificazione e sfruttamento delle risorse eccessivi si stanno moltiplicando rapidamente, e pongono in secondo se non terzo piano la tutela dell’ambiente.

Inoltre nella regione alpina vivono 4 milioni di italiani, spesso in una condizione di forte disagio insediativo, dovuto alla crescente rarefazione dei servizi territoriali. Insomma, ci troviamo di fronte a un patrimonio naturale, storico, culturale e architettonico unico che tuttavia, come spesso capita nel Belpaese, non si riesce adeguatamente a organizzare, tutelare e promuovere.

Cattiva gestione del territorio e abusi edilizi sono le voci di denuncia sollevate da Legambiente, che dal 2002 con la “Carovana delle Alpi” attraversa tutto l’arco montagnoso per effettuare un controllo sullo stato di salute dell’ambiente, assegnando bandiere nere e verdi.

Nel solo anno 2013 ammontano a 11 le bandiere nere assegnate: 3 sono state assegnate rispettivamente in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia, 2 in Piemonte, una rispettivamente in Veneto, Trentino e Valle D’Aosta. “Undici storie di pirati delle Alpi che hanno in comune una visione distorta della valorizzazione turistica del territorio, favorendo così una selvaggia speculazione”, dice Legambiente.

Tra i “cattivi” spiccano il Giro d’Italia per l’abbattimento di alberi sull’Altopiano del Montasio in Friuli Venezia Giulia e vari interventi infrastrutturali valutati come dannosi: dall’ampliamento dei demani sciabili in Trentino, alla facilitazione della costruzione di centrali idroelettriche in Valle d’Aosta fino al tratto della Strada Statale 36 tra Dervio e Colico in Lombardia.

In definitiva il bilancio è tutt’ltro che positivo: c’è ancora molto da fare per tutelare e valorizzare adeguatamente questo meraviglioso territorio. Perché investire vuol dire far crescere l’economia locale e aumentare il numero degli occupati in zona, soprattutto attraverso un turismo più amico dell’ambiente, solo così la montagna non si spopolerà e, anzi, sarà maggiormente tutelata da chi ne intravede la propria fonte di sostentamento.

Anche la pianura poi dipende dalle montagne e dal buon uso che se ne fa. La messa in sicurezza dei teritori alpini e una politica del territorio che non ne faccia scempio aiutano anche chi abita più a valle.

Ma non tutto è negativo.  Non mancano i comportamenti virtuosi, suddivisi tra Friuli Venezia Giulia, 2 bandiere verdi, Veneto, Trentino, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta con una bandiera verde. Legambiente ha premiato associazioni, comuni, aziende e stabilimenti che hanno adottato soluzioni e accorgimenti per valorizzare il patrimonio locale, tutelandolo con iniziative e politiche ecosostenibili.

Tra gli attestati di “buona condotta” si distingue quello dato alla coppia di lupi Slavc e Giulietta che sta contribuendo al mantenimento della biodiversità tra le razze di lupo balcanico e lupo italico sui Monti Lessini.

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