Biogas: possibile entro breve arrivare al 50% della produzione energetica italiana

di Claudio Riccardi del 21 marzo 2013

Forse non tutti lo sanno, ma l’Italia risulta il primo paese al mondo per immatricolazioni di auto a metano. Su per giù, il 2% dei mezzi gommati circolanti, alimentati con il prodotto raffinato del gas estratto dal sottosuolo.

Il metano è pulito ed ecologico –  un’auto a metano consente un risparmio di emissioni del 21% rispetto al gasolio e del 24% rispetto alla benzina – tuttavia i vantaggi del prodotto finale si scontrano con gli svantaggi della materia prima fossile, la cui estrazione e lavorazione risulta costosa e impattante a livello ambientale.

Tuttavia, da qualche anno nel Belpaese si osserva un’emergente fenomeno. Secondo un recente studio, illustrato dall’Osservatorio agroenergia 2013, entro i confini nazionali al momento sono attivi 850 impianti per la produzione di biogas.

Si tratta di siti dove viene conferita la frazione umida dei rifiuti solidi urbani o agricoli: le esalazioni biologiche raccolte nei contenitori chiusi (di diversa taglia) vengono di qui trasformate  in biometano, attraverso una procedura di raffinazione che porta a separare il gas da CO2, idrogeno solforato, ammoniaca e acqua.

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La rete di impianti ha attualmente una potenzialità di 5,6 miliardi di metri cubi all’anno, pari al 50% della produzione nazionale di gas dal sottosuolo. Con una forbice che entro il 2020 potrebbe coprire dal 5% al 10% del consumo lordo di energia, creando posti di lavoro nel settore agricolo – afflitto da un clima di pesante stagnazione – e allentando le briglie della dipendenza energetica “tout court” dai gasdotti stranieri.

Il pensiero va ai diversi utilizzi che potrebbe avere il biometano. Anzitutto il settore dei trasporti, proseguendo la “colonizzazione” del comparto pesante, che già oggi vanta centinaia di autobus e automezzi capaci di rilasciare nell’aria solo 5 grammi di anidride carbonica per Km percorso.

Una potenzialità che si punta ad estendere anche ai veicoli leggeri, anche creando soluzioni di metano-biometano.

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Sui tavoli si iniziano a vedere progetti concreti, come quello che vorrebbe utilizzare il biometano per riscaldare gli edifici, tuttavia rimane una forte tara da superare: gli elevati costi di produzione, ben superiori rispetto a quelli richiesti dal metano. Un empasse che la ricerca e le tecnologie potranno in ogni caso superare nel giro di pochi anni.

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Marco aprile 5, 2013 alle 5:06 pm

Ho letto su questo articolo: http://www.ambienteambienti.com/news/2013/04/news/dal-biogas-al-biometano-idee-ed-esperienze-per-nuove-filiere-per-le-agrienergie-92551.html/comment-page-1#comment-4755 (spero di non scatenare concorrenza fra blog 🙂 ) che in Puglia stanno iniziando a dotare le aziende agricole di impianti per produrre biogas dagli scarti vegetali e animali…mi sapete dire se in Italia, in generale, è una cosa già diffusa?

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Luisa aprile 8, 2013 alle 3:40 pm

Ciao Marco,
che bello!
Sinceramente non credo sia una cosa diffusa, ma sarebbe un bene lo diventasse!!

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Alessandra aprile 3, 2013 alle 12:47 pm

Scusate ragazzi ma perché parlate di dover coltivare mais per produrre biogas?
Il biogas, per quello che so io, viene prodotto dai rifiuti (c’è scritto anche nell’articolo)…e in questo modo le discariche potrebbero diventare una risorsa!

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Sandra aprile 5, 2013 alle 4:57 pm

@Alessandra anch’io sapevo come te che viene prodotto dai rifiuti, ma mi è venuto qualche dubbio leggendo i commenti qui sopra così sono andata a cercare nella cara vecchia Wikipedia: secondo la definizione online avremmo ragione noi, basta anche la prima frase “Il biogas si forma spontaneamente nelle discariche”, ma a quanto pare per ora il metodo più diffuso per produrre biogas è, purtroppo, quello che scrivono sopra.
Però in posti come la discarica di Legoli vicino a Pisa oppure una nuova vicina a Bari di cui non conosco il nome producono biogas solo dai rifiuti, e con ottimi risultati!

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