Come trasformare una cava in un luogo ecosostenibile, l’esempio del Galles

di Erika Facciolla del 26 dicembre 2014

Quarant’anni fa, animati dal desiderio di trasformare un desolato angolo del Galles in un piccolo paradiso terrestre, un gruppo di hippies, idealisti, sognatori, scienziati un po’ sopra le righe o come li si voglia definire, fondò una piccola comunità nei pressi di Machynlleth, in Galles, là dove prima sorgeva un’antica cava di ardesia.

L’obiettivo era riconvertire l’intera area – ricca solo di roccia frantumata e poverissima di terra – in un luogo di ricerca scientifica e tecnologica, ma anche di sperimentazione di pratiche di vita semplici e rispettose dell’ambiente.

Ma come trasformare una cava in un luogo ecosostenibile? Sembrava un’impresa apparentemente disperata, destinata a fallire miseramente, ma che da lì a poco sarebbe diventata uno dei massimi esempi di eco-tecnologia applicata ad un sito in evidente declino ambientale. Un miracolo ecologico divenuto realtà ben prima che l’umanità scoprisse le proprie responsabilità nei confronti di un pianeta devastato dagli effetti di un cambiamento climatico ormai inarrestabile.

Oggi, quella piccola comunità di pionieri dell’ecologia moderna, ha trasformato i paesaggi lunari scavati nella miniera di Powys, nell’avveniristico Centre of Alternative Technology, il principale centro del Galles (nonché d’Europa) dedicato all’educazione ambientale, alla sostenibilità e alla sperimentazione di tecnologie verdi.

Oltre ad aver creato centinaia di posti di lavoro, l’eco-centro più famoso d’Europa attira circa 70.000 visitatori ogni anno provenienti da tutto il mondo che possono raggiungere il sito a bordo di un’ innovativa funicolare movimentata da energia idrica per poi percorrere a piedi il dedalo di sentieri e giardini che costeggiano edifici a massima efficienza energetica e costruiti secondo i più moderni principi della sostenibilità edilizia.

Proprio sulla sommità della collina, un tempo sventrata dalle attività estrattive, oggi sorge un lago artificiale creato appositamente per produrre l’energia elettrica necessaria a muovere la funicolare. Sulle sue sponde svettano turbine elettriche di ultima generazione che provvedono quasi totalmente al fabbisogno energetico dell’intera area e nei dintorni boschi e giardini hanno ormai cancellato le tracce del passato.

La filosofia del recupero e del riciclo regna sovrana. I visitatori sono guidati in ogni fase del percorso alla scoperta di un modello di vita sostenibile, alternativo e soprattutto ‘possibile’, sebbene molto diverso da quello attuale. Una serie di cartelli spiega come i liquami incanalati nella rete fognaria vengano trasformati in terreno fertile per i giardini; come le case possano essere riscaldate con un solo radiatore utilizzando un quinto dell’energia consumata in una casa tradizionale; come le zolle erbose posizionate sui tetti possano fornire un isolamento termico sufficiente ad avere fresco d’estate e trattenere il calore d’inverno.

Ai fondatori del Centre Of Alternative Technology, in sintesi, va riconosciuto il merito di aver saputo scorgere all’orizzonte i tratti distintivi di un’epoca che da lì a poco sarebbe diventata la più nera per gli equilibri ambientali di questo pianeta e che avrebbe scatenato la crisi energetica che stiamo vivendo: nucleare costoso e poco sicuro, il declino del petrolio dei Mari del Nord, un cambiamento climatico già in atto per effetto dei gas serra liberati nell’atmosfera dai combustibili di origine fossile. Ma l’allarme che queste persone avevano lanciato già allora, purtroppo, era troppo lontano per essere sentito.

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