Dubai, il perfetto modello di città anti-sostenibile

di Simona Treré del 30 dicembre 2012

Ci sono una serie di incoraggianti esempi in tutto il mondo di città che si stanno evolvendo verso una visione di sostenibilità urbana: architetture ecocompatibili, infrastrutture per una mobilità sostenibile, sensibilizzazione al riuso e alla raccolta differenziata…
Ma ci sono anche esempi di città che si stanno muovendo in senso contrario. Fra queste, c’è Dubai negli Emirati Arabi Uniti, che risulta essere a nostro parere il simbolo della città anti-sostenibile.

L’innegabile capacità ingegneristica di Dubai, ha portato alla creazione di una città maestosa e surreale, ma che non tiene in considerazione dell’alto prezzo energetico che richiede tale opera. Grazie alla scoperta del petrolio a metà degli anni ‘60, Dubai ha messo le sue finanze al servizio di un’ “ingegneria nera”, che ha manipolato natura ed ecosistemi per svilupparsi in una sorta di Disneyland per turisti: creazione di isole artificiali, grattacieli sulla sabbia, impianti sciistici con neve in pieno deserto.

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Tutto ciò comporta un notevole costo ambientale ed energetico, che getta un’ombra sul cammino verso un futuro più verde.
Innanzitutto, non essendoci abbastanza acqua potabile per la fornitura di una città di oltre due milioni di persone nel deserto, Dubai ricorre all’acqua degli oceani, resa potabile attraverso un processo di desalinizzazione. Ciò è una pessima idea da un punto di vista ambientale, come afferma anche Deborah Cook nel suo saggio The Oil Drum: trasformare l’acqua di mare in acqua potabile comunale ha conseguenze energetiche altissime.

Un altro problema è la creazione delle isole artificiali che comporta gravi danni agli ecosistemi marini: dragaggio del fondale oceanico per sollevare la sabbia, inquinamento, rumore.

O ancora, la stazione sciistica nel bel mezzo del deserto, che è sicuramente un esempio imponente di architettura tecnologicamente avanzata, è un vero e proprio killer ambientale: mantenere una temperatura di –5 gradi Celsius, quando le temperature esterne raggiungono naturalmente i 50 gradi Celsius, è una follia energetica.

Non ci dovrebbe essere nessun orgoglio a raggiungere un tale lusso ad un costo illimitato di energie e risorse. La capacità ingegneristica dovrebbe essere usata per migliorare la crisi energetica mondiale e mostrare come l’evoluzione tecnologica possa apportare benefici all’ambiente: purtroppo Dubai fa esattamente l’opposto.

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