Earth Overshoot Day 2013

di Marco Grilli del 19 ottobre 2013

20 agosto 2013: forse eravate a rilassarvi in qualche bella spiaggia, lontani da tv, giornali, pc e vi è sfuggito il significato di questa data, coincisa con l’ “Earth overshoot day”, ovvero il giorno in cui l’uomo ha dato fondo alle risorse della Terra.

Non si tratta di una delle ormai infinite giornate mondiali tese a celebrare le cose più disparate, perché, in realtà, non c’è niente da festeggiare. In quel mattino d’estate, infatti, il consumo di risorse da parte del genero umano ha superato le capacità del pianeta terra di rigenerarle.

Sì, avete capito bene: da quel giorno l’umanità è in “bolletta”, perché in soli 8 mesi ha esaurito le riserve teoriche di materie  prime, fonti d’energia, acqua e cibo, che sarebbero dovute bastare per un intero anno. Praticamente, stiamo vivendo ben oltre le nostre possibilità, senza impegnarci a fondo per ribaltare questo trend negativo.

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L’ “Earth overshoot day” è nato da un’idea dell’organizzazione internazionale no profit che si occupa di sostenibilità ambientale, Global footprint network, e di alcuni esperti del think tank britannico che si occupa di promozione di una giustizia sociale, economica e ambientale New Economics Foundation.

Il calcolo del giorno fatidico deriva dall’equazione:

capacità biologica mondiale
———————————————  X 365
consumo ecologico mondiale

La data che si ricava, per quanto approssimativa, sta a significare che da quel giorno accumuliamo anidride carbonica in atmosfera e preleviamo stock di risorse, aggravando così  il nostro deficit, perché il prezzo di queste ultime tende a salire sempre di più, con costi non più sostenibili per gli Stati.

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Una curiosità è interessante: nel 1993 l’overshoot si verificò il 21 ottobre. Pensate quanto abbiamo peggiorato i nostri modelli di sviluppo in un ventennio!

Mantenendo i consumi attuali, è stato calcolato che ci servirà paradossalmente un pianeta e mezzo ogni anno, con una proiezione di 2 entro metà secolo. Previsioni sconfortanti che devono indurci a modificare i nostri stili di vita ed a non chiedere più di quello che possiamo permetterci.

Naturalmente la situazione di esaurimento delle risorse presenta delle significative differenze a seconda dei Paesi. La Cina è il Paese che consuma di più e ha l’impatto ambientale più rilevante, emettendo il 30% dei gas serra globali e causando da sola la crescita del 75% delle emissioni di anidride carbonica. In pratica, il Paese del dragone avrebbe bisogno di uno spazio doppio rispetto a quello che ha a disposizione per soddisfare la domanda e il consumo di risorse.

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Non va meglio in altri Stati, se pensiamo che l’Italia necessiterebbe di un territorio quadruplo, il Qatar sestuplo, il Giappone maggiore di 7 volte. Per riassumere, nessuno è incolpevole. Oltre l’80% della popolazione mondiale vive in Stati che consumano più di quanto i loro ecosistemi riescano a produrre in modo rinnovabile.

Modifichiamo la rotta… se non vogliamo cambiar pianeta!

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