Food sharing alla berlinese

di Chiara Greco del 29 maggio 2014

Con il food sharing alla berlinese, la capitale tedesca ha tentato, a modo suo, di risolvere il problema dello spreco alimentare che investe tutte le società occidentali.

Forse non avete mai pensato a condividere il cibo che finisce immancabilmente nelle pattumiere. In Italia c’è sicuramente chi ci ha già pensato , anche sostenuto dai molti dati allarmanti sul tema.

I circa 49 chilogrammi di cibo pro-capite buttato ogni anno  nel nostro Paese infatti, che, sommato, diventa l’impressionante ammontare di 1,19 milioni di tonnellate totali di alimenti cestinati, insieme al quantitativo di acqua utilizzato per produrli, stimato intorno ai 1.226 mc, fanno sicuramente riflettere.

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E poiché la situazione non è migliore nella pur efficientissima Germania, dove, ogni anno, verrebbero gettati nella spazzatura 82 kg pro-capite di cibo ancora commestibile, proprio qui starebbero sperimentando una soluzione alternativa e molto creativa al problema.

Con l’evocativo nome di Food Sharing-Lebensmittelretten infatti, sarebbe stata messa in piedi a Berlino, un’idea che andrebbe oltre alla classica pratica di scambio del cibo.

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Gli ideatori del progetto avrebbero infatti disseminato i quartieri berlinesi di Charlottenburg, Wilmersdorf, Neukölln, Pankow e Mitte, con una serie di frigoriferi e l’ambizioso intento di spingere i “gettatori seriali di cibo” a utilizzarli in alternativa ai bidoni per l’immondizia, per riporvi gli alimenti ancora buoni.

Partito anche in Olanda e Austria, il food sharing alla berlinese si è dato l’obbiettivo di recuperare gli alimenti conservati e altri alimenti come frutta e verdura a chilometri zero, permettendo a senzatetto, passanti e lavoratori della zona, di prelevare cibo senza costi.

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Semplicemente iscrivendosi e versando una piccola quota al sito del progetto e con l’unica clausola di specificare provenienza, qualità, data di scadenza e tipologia degli alimenti, il progetto è stato recentemente anche allargato ad aziende ed enti pubblici. Forse un’ulteriore emanazione di un trend che potrebbe stimolare altre soluzioni innovative anche nel nostro Paese.

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