I vegetariani vivono più a lungo e inquinano meno

di Marco Grilli del 13 gennaio 2015

Non solo il loro stile di vita è a minore impatto: i vegetariani vivono più a lungo, afferma un nuovo studio dagli U.S.A.

Volete vivere di più e aver un minor impatto sull’ambiente? Bene, potreste prender in esame di passare ad una dieta vegetariana, poiché numerosi studi scientifici hanno ormai dimostrato che un’alimentazione priva di carne aiuta ad aumentare la longevità ed a ridurre l’emissione dei gas serra, quelli all’origine del cambiamento climatico e dei tanti disastri ambientali a cui abbiamo assistito negli ultimi anni.

A pronunciarsi in tal senso son stati recentemente anche i ricercatori californiani del Loma Linda University School of Public Health, autori di uno studio che è stato pubblicato sull’ “American Journal of Medical Nutrition”.

L’indagine è partita dalla comparazione di tre differenti modelli alimentari (onnivoro, semi-vegetariano e vegetariano), per scoprire quale di questi aiutasse a ridurre i rischi di morte e comportasse una minor emissione dei nocivi gas ad effetto serra, i principali responsabili dell’alto impatto ambientale.

Per questo lavoro sono stati presi in considerazione i dati ottenuti dallo studio sulla salute degli avventisti,  comprendenti le abitudini nutrizionali di ben 96mila avventisti del settimo giorno statunitensi e canadesi. Un modello altamente significativo poiché include notevoli differenze sia etniche che geografiche.

«Abbiamo considerato un campione di studio eterogeneo per la più ampia ricchezza di dati, analizzando più di 73mila partecipanti. Una ricerca talmente dettagliata sul consumo di cibo e le sue conseguenze sulla salute a livello individuale da render senza precedenti tali risultati», ha affermato Sam Soret, co-autore dello studio e preside associato alla Loma Linda University School of Public Health.

In effetti questa ricerca rappresenta un unicum nel suo genere, perché i precedenti studi su questi temi si erano sempre basati su dati simulati o campioni di popolazione notevolmente più piccoli e meno rappresentativi, per giungere agli stessi risultati.

FOCUS: Studio pilota sul benessere psicologico dei vegetariani

Le conclusioni della ricerca non lasciano adito a dubbi: il tasso di mortalità per i consumatori di carne è risultato superiore del 20% rispetto a quello dei semi-vegetariani o vegetariani, mentre è stato valutato che il passaggio ad una dieta vegetariana contribuisce a ridurre di 1/3 l’emissione di gas serra. A questo link trovate come di consueto l’abstract della ricerca.

La riduzione del consumo di carne comporta quindi vantaggi evidenti, in termini di sostenibilità ambientale e aumento della sicurezza alimentare. D’altronde, come ricordato dagli autori, nel corso della storia larga parte dell’umanità, per necessità o per scelta, ha fatto ricorso alla dieta vegetariana senza registrare alcun inconveniente di sorta. Pensare ad un graduale passaggio dall’allevamento di animali ad una produzione su larga scala di vegetali a scopo alimentare non  è quindi un paradosso.

Come ricorda ancora Sam Soret, il messaggio trasmesso da questo studio è che una riduzione anche leggera e poco significativa del consumo di carne si traduce in benefici per l’ambiente e la salute umana tutt’altro che trascurabili.

Mentre il Programma ambiente dell’Onu mette in guardia sui rischi legati alle emissioni di gas a effetto serra, strettamente legate anche all’eccessivo consumo di carne, la ricerca della Loma Linda University School of Public Health non tarda ad offrire soluzioni pratiche a tale problema, evidenziando come il passaggio ad un modello alimentare sempre meno dipendente dai prodotti animali possa essere uno strumento reale ed efficace per mitigare il cambiamento climatico e migliorare la salute pubblica.

In futuro la maggiore sensibilità per i temi ambientali potrebbe aumentare il numero dei convertiti al vegetarianesimo. Il pianeta terra resta in attesa, sperando di poter tirare presto un sospiro di sollievo.

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