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Prodotti agroalimentari tradizionali, quei prodotti di nicchia che l’Europa cerca di far scomparire

Cosa sono e quali sono questi alimenti tradizionali chiamati PAT e i modi per valorizzarli

I prodotti agroalimentari tradizionali sono alla base della nostra cultura e delle nostre tradizioni, ma sono osteggiati dall’Europa. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma il nostro paese rispetto alle politiche agricole dell’Unione Europea non è messo granché bene.

Prodotti agroalimentari tradizionali, quei prodotti di nicchia che l’Europa cerca di far scomparire

Infatti, l’Europa sta molto spingendo verso la meccanizzazione dell’agricoltura, verso l’accentramento, verso l’intensività: si premiano quelle aziende agricole che producono molto, che sono in grado di promuovere tanti servizi diversi, di dare di più. Una cosa che spesso, per motivi più grandi di noi, nel nostro paese non è possibile.

È troppo difficile intensificare l’allevamento delle vacche da latte sulle alpi, così come è difficile intensificare ed estendere la coltivazione di certi tipi di vegetali, che sono particolari proprio perché nascono in un posto ben preciso ed hanno quelle caratteristiche perché sono lì.

E visto che questo non lo possiamo fare, il nostro MIPAAF (il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali) ha pensato di cercare di valorizzare i prodotti di nicchia, proprio quelli che l’Europa cerca di far scomparire a favore delle grandi produzioni: sono nati così i PAT, i prodotti agroalimentari tradizionali.

Perché dare un marchio di qualità ai prodotti alimentari italiani

In Italia, il settore agroalimentare è noto per la sua qualità ed è importante che i vari prodotti regionali e locali, a volte anche a prodotti a km 0, siano certificati per garantirne la qualità e l’autenticità del processo produttivo e l’originalità delle materie prime e del metodo seguito.

Due termini importanti in questo contesto sono DOP e PAT, che si riferiscono a classificazioni distinte che proteggono e promuovono alimenti tradizionali italiani.

Cosa sono i prodotti alimentari a marchio

Probabilmente, un PAT voi non lo avete mai mangiato, o se lo avete mangiato non lo sapete. Perché i PAT non sono il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma , l’Aceto balsamico tradizionale di Modena… che hanno rilevanza nazionale e sono essenzialmente pochi, perché sono strutturati ed hanno un grande personale che li segue. Questi sono i prodotti a marchio ed i marchi sono DOP e IGP.

La Denominazione di Origine Protetta – DOP è un marchio di qualità dell’Unione Europea che viene assegnato a prodotti i cui caratteri qualitativi dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono prodotti. Il legame con l’ambiente geografico comprende sia fattori naturali sia fattori umani. Le

Le sue linee-guida devono essere che:

  • la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del prodotto devono avvenire in una determinata area geografica
  • il prodotto deve seguire un disciplinare di produzione rigoroso.
  • la qualità o le caratteristiche del prodotto sono dovute principalmente (o esclusivamente) all’ambiente geografico, compresi fattori naturali e umani

In Italia c’è anche il marchio IGP, che sta per Indicazione Geografica Protetta. Questa è una designazione di qualità riconosciuta a livello europeo e regolamentata dall’Unione Europea, e tra loro certamente riconoscerete il prosciutto di San Daniele IGP, la mortadella Bologna IGP, l’aceto balsamico di Modena IGP, oppure le clementine di Calabria IGP. Va attribuita a quei prodotti alimentari e agricoli le cui qualità, reputazione o altre caratteristiche sono legate a una particolare area geografica e per i quali almeno una delle fasi di produzione, trasformazione o elaborazione avviene in quella zona. Tali prodotti dovranno avere:

  • Legame con una specifica regione: a differenza dei DOP, per i prodotti IGP non è necessario che tutte le fasi di produzione avvengano all’interno della regione designata, ma è sufficiente che una di queste – produzione, lavorazione o preparazione – accada nell’area specificata.
  • Regolamenti: i produttori IGP devono aderire a un disciplinare di produzione che stabilisce le regole per la produzione e l’area geografica di riferimento.
  • Riconoscimento: il marchio di qualità aiuta i consumatori a riconoscere e a scegliere prodotti che hanno una specifica provenienza geografica e che rispettano determinati standard qualitativi

L’IGP è uno strumento importante per la protezione dei prodotti tradizionali e per la promozione dell’eccellenza agroalimentare italiana sul mercato sia nazionale che internazionale. Contribuisce a mantenere le metodologie di produzione locali e sostiene l’economia delle regioni da cui i prodotti provengono, garantendo al contempo trasparenza e affidabilità ai consumatori.

Cosa sono i prodotti agroalimentari tradizionali

I PAT sono molto meno diffusi, e rappresentano piccolissime realtà, le realtà dell’Italia da scoprire, quella che in pochi conoscono.

L’Italia delle osterie, del ristorante in cima al monte, del piccolo imprenditore agricolo che ti fa assaggiare una cosa che non hai mai mangiato.

prodotti agroalimentari tradizionali

Avere il riconoscimento PAT è relativamente semplice, perché lo da la regione di appartenenza (e non la UE) e il registro viene tenuto dal MIPAAF, sul sito del quale sono consultabili gli oltre 4000 prodotti tipici italiani. Solo il numero, da solo, ci fa capire che patrimonio abbiamo in questo ambito.

In comune il pane di Altamura, gli amaretti di Gallarate, il pecorino di Picinisco sono tutti Prodotti Agroalimentari Tradizionali – PAT, riconosciuti a livello nazionale dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF) in Italia. La loro classificazione intende valorizzare e tutelare quegli alimenti che hanno una particolare tradizione produttiva e che sono radicati in una specifica area geografica.

  • non sono necessariamente legati a un disciplinare di produzione specifico o a un’area geografica ristretta come i DOP.
  • ricetta e metodo di produzione devono essere consolidati nel tempo per almeno 25 anni, attestando così la tradizionalità del prodotto.
  • sono spesso meno conosciuti a livello internazionale ma sono molto apprezzati a livello locale o regionale

Quale differenza tra alimenti DOP e PAT

La principale differenza tra i due marchi è che il DOP è un riconoscimento che segue criteri specifici di produzione legati a una zona geografica e a un disciplinare, riconosciuto a livello europeo, mentre il PAT è un riconoscimento nazionale che celebra la tradizione e la storia di un prodotto senza necessariamente avere un riferimento geografico stretto o un disciplinare di produzione dettagliato.

Entrambe le classificazioni sono importanti per preservare l’eredità culturale dell’Italia in termini di cibo e per assicurare ai consumatori l’acquisto di prodotti che sono autentici e di alta qualità, riflettendo la diversità e la ricchezza della cucina italiana.

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Quali sono i limiti dei prodotti agroalimentari tradizionali PAT

I limiti di questi prodotti, come dicevamo all’inizio, stanno nel fatto che l’Unione Europea essenzialmente ne ostacola la diffusione.

Secondo le leggi imposte, infatti, questi prodotti non devono essere considerati come qualcosa di superiore a tutto il resto, perché per quelli ci sono già i marchi DOP ed IGP, che sono gli unici riconosciuti ufficialmente in Europa.

Che, certo, hanno una rilevanza molto maggiore, ma anche dei costi di mantenimento (della struttura operativa più che del prodotto) che sono eccessivamente alti per un prodotto fatto da poche aziende, addirittura a volte da una sola azienda o, in casi estremi, da una sola persona, vedi il caso del Sassicaia, uno dei vini più apprezzati del mondo intero.

Certo, è vero che sono tollerati dall’Europa perché i loro quantitativi sono così esili che non rappresenteranno mai una minaccia per i prodotti più diffusi, ed hanno essenzialmente solo un’importanza a livello locale.

Comunque delle imposizioni dall’alto ci sono state fatte, ad esempio quella in cui (a differenza dei DOP) non devono essere presenti nei PAT dei limiti geografici. Insomma, un prosciutto di Pisa non potrebbe esistere come esiste un prosciutto di Parma.

Come nascono i prodotti agroalimentari tradizionali

In fondo, il nostro ministero non ha fatto un’operazione sbagliata nel cercare di valorizzare questi prodotti, cercando peraltro anche di incrementare la nostra economia, nonostante il potere economico di chi produce questi piatti sia la maggior parte delle volte molto limitato.

Comunque, ha fatto in modo che creare un prodotto tradizionale fosse relativamente semplice. Il prodotto deve infatti rispettare una tradizione, certo, e questa tradizione deve perdurare da almeno 25 anni, che non sono tantissimi: sarebbe sufficiente che un ristorante facesse lo stesso piatto, apprezzato, dal 1991 (ora che è il 2016) per poter legalmente chiedere di inserirlo tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali, purché ovviamente dimostri che 25 anni fa qual prodotto era già disponibile.

Devono chiaramente essere ben segnalati e standard, senza variazioni tra le aziende che producono quel prodotto, ma a parte questo i vincoli sono veramente pochi.

  • la lavorazione
  • la preparazione
  • l’eventuale stagionatura

Chiaramente, il ritorno economico di chi fa questo genere di produzioni certamente non è altissimo, non si diventa certo ricchi con produzioni del genere. Tuttavia, intraprendere una strada del genere consente di valorizzare il proprio territorio e il proprio lavoro, considerando che esistono delle associazioni come Slow Food ed opportunità particolari di vendita, come Eataly, in cui questi piccoli produttori possono mettere in mostra le caratteristiche di ciò che, appunto, producono.

prodotti agroalimentari tradizionali

Un modo per valorizzare queste piccole produzioni, che potremmo definire delle nostre ‘piccole perle’, che in uno scenario come quello della globalizzazione, dell’intensificazione, del produrre tanto, e produrre cose di scarsa qualità, si andrebbero inevitabilmente a perdere: questi sono i PAT.

Sono i prodotti che raccontano la storia del nostro paese.

Fonti e bibliografia

Per scrivere questo articolo ci siamo basati su questi documenti e leggi che a livello nazionale ed europeo proteggono, certificano e tutelano i DOP, IGP e PAT:

Regolamento (UE) n. 1151/2012: sulle norme relative ai sistemi di qualità applicabili ai prodotti agricoli e alimentari. Definisce le regole per la DOP e la IGP, nonché per la STG (Specialità Tradizionale Garantita) e le pratiche enologiche. Ha sostituito il precedente Regolamento (CE) n. 510/2006 per DOP e IGP e il Regolamento (CE) n. 509/2006 per STG.
Legge n. 526 del 1999: ha introdotto disposizioni per l’adeguamento della legislazione nazionale alle norme europee in materia di qualità e sicurezza alimentare.
Elenco prodotti PAT del MIPAAF: i prodotti agroalimentari tradizionali sono riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali sono inseriti in un apposito elenco.

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Valerio Guiggi

Classe 1988. Laureato in Veterinaria e abilitato alla professione, si è sempre interessato alla branca della veterinaria che si occupa di Sicurezza Alimentare e Ispezione degli Alimenti, discipline per le quali a fine 2016 diventa specialista. Nella vita si occupa di consulenza sanitaria e normativa ad aziende che producono alimenti. Da sempre appassionato di scrittura, diventa articolista parlando di tematiche tecnologiche nel 2011 per unire la sua passione alla sua professione dopo la laurea. Scrive su Tuttogreen da giugno 2015, occupandosi di tematiche inerenti la sicurezza e la qualità alimentare.

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