Tassare le bibite gassate in lattina, si o no?

di Claudio Riccardi del 29 agosto 2012

Patria del buon mangiare e della dieta mediterranea, la più equilibrata tra tutte. Questa è l’immagine dell’Italia che resiste nel mondo, ma ad un occhio più attento le cose al di quà delle Alpi vanno in maniera decisamente diversa. La cucina di “mammà” è sempre meno diffusa, al suo posto negli ultimi anni hanno guadagnato la scena nuove abitudini, come i cibi precotti o il junk food, il cosiddetto cibo spazzatura.

Tassare le bibite gassate in lattina, si o no?

Pietanze dall’elevato contenuto calorico, ricche di grassi e carboidrati, poco costose e veloci da consumare, che strizzano l’occhio ad abitudini tipicamente anglosassoni.

Al loro fianco si sono sempre più diffuse bibite in lattina dolci e gassate. Bevande che nuocciono alla salute e all’ambiente, perché le lattine di alluminio (e con esse le bottigliette) sono tutti rifiuti che devono essere smaltiti e che se raccolti in modo differenziato possono essere riciclati.

Per limitare alla radice il problema, il Governo addirittura vorrebbe introdurre sulle bevande gassate e i liquori un’ecotassa: il maxi decreto sulla salute e sugli stili di vita è ormai pronto e tra due giorni passerà al vaglio del Consiglio dei Ministri.

Secondo il Ministero della Sanità, le nuove e malsane abitudini nutrizionistiche degli italiani rappresentano un costo sociale e sanitario: nel Belpaese si contano 20 milioni di persone sovrappeso, pari al 33% della popolazione, e con 6,5 milioni di obesi patologici.

Morale della favola? Fra due anni, merendine e snack, insieme a superalcoolici e bibite gasate e zuccherate, costeranno di più. Esclusi birra e vino, ogni mezzo litro di bevande come grappa e vodka costerà 50 centesimi di euro in più; succhi di frutta, the freddo e tutte le altre bibite zuccherate aumenteranno invece di 2 centesimi e mezzo a lattina. In molti hanno criticato provvedimento, ritenendo sia un tentativo mascherato di fare cassa e rimpinguare di milioni freschi (circa 270 milioni di euro) i conti dello Stato.

Nei palazzi romani replicano invece che il gettito sarà reinvestito nel rinnovamento delle strutture sanitarie e per l’educazione alla salute a tavola. La tassa punta a diminuire l’utilizzo di bevande gassate e zuccherine soprattutto da parte dei bambini, che spesso già in tenera età combattono con il sovrappeso e l’obesità.

Ma i gestori di bar e ristoranti non approvano. Secondo il Fipe, organismo di categoria, l’educazione alimentare si coltiva sollecitando ilconsumatore a conoscere i valori nutrizionali di ciò che beve e di ciò che mangia, un compito da demandare alle istituzioni scolastiche. Questo balzello, sempre a giudizio degli operatori di settore, porterà invece solo a diminuire le vendite di bibite gassate, le tasse di scopo difficilmente centrano l’obiettivo di limitare un comportamento scorretto, soprattutto nel campo alimentare.

L’iniziativa, come si può intuire da questa posizione, è destinata a dividere. Non resta che attendere la sua entrata in vigore.
E voi, che ne pensate?

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fabio agosto 30, 2012 alle 4:40 pm

io invece credo che l’iniziativa sia molto interessante perchè – è bene chiarirlo subito – noi siamo ciò che mangiamo! per troppo tempo (decenni) la medicina ufficiale ha taciuto sui danni provocati da certo cibo, non solo ma anche taciuto sulle giuste quantità che si dovrebbero “incamerare”!
le abitudini alimentari nate e cresciute senza avere la minima conoscenza del significato di nutrizione hanno prodotto nel migliore dei casi gente obesa, nel peggiore gente…morta!
quindi un’iniziativa che ha il merito, se non altro, di far rilfettere su ciò che ingurgitiamo è lodevole.
mi aspetto adesso che qualcuno parli chiaramente anche di cibi animali e del limite al loro consumo.
ovvio che i commercianti saranno contrari visto che sono loro a vendere molto spesso delle schifezze nutrizionali!!!!

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Stefano Lissa agosto 29, 2012 alle 9:27 pm

Non credo la tassazione servirà molto ad influenzare i consumi, visto che già oggi la gente compra le merendine al posto di farsi un economico panino con la marmellata. Io tasserei invece il fatto che le lattine sono reciclabili, ma il reciclaggio costa molto di più del riuso.

In Danimarca, forse ancora oggi, le lattine sono proibite… ed in giro non vedi mai contenitori (bottiglie) abbandonati perché il “vuoto” si paga caro e tutti lo rendono.

Ora la commissione europea sta obbligando la Danimarca all’uso delle lattine perché il suo blocco non è compatibile con le direttive europee del packaging (ovviamente ci saranno le solite industrie alimentari che fanno pressione) secondo le quali le lattine vanno bene perché sono reciclabili.

Va bene, allora recicliamole, ma facciamo pagare 1 euro di vuoto anche per le lattine e obblighiamo la gente alla restituzione, altrimenti quelle che finiscono nei fossi saranno anche reciclabili, ma non vengono riciclate affatto.

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