Bandiera Blu: ma il mare è realmente pulito?

di Luca Scialò del 26 luglio 2013

Anche quest’anno, tra conferme e new entry, sono state assegnate le  Bandiere Blu alle coste italiane. C’è stato perfino un leggero aumento delle assegnazioni. Ma quante località davvero le meritano? E quante godono di questo lusinghiero riconoscimento “di riflesso” perché vicine a posti che invece sono davvero meritevoli?

In realtà occorre sapere che le premiazioni sono “a macchia di leopardo” e l’assegnazione del vessillo non avviene in modo spontaneo da parte dell’organizzazione indipendente danese Foundation for Environmental Education, ma sono le stesse località a farne richiesta. Così quelle più rinomate, già piene di turisti, finiscono per non compilare il questionario, mentre quelle meno conosciute vogliono farsi pubblicità e si affrettano a farlo. Ma vediamo qualche esempio concreto.

In pratica come si ottiene questa ‘certificazione’ sulla purezza del proprio mare? Il comune interessato potrà essere selezionato solo rispondendo ad un questionario dove ci sono varie domande sulla situazione delle sue spiagge (servizi igienici, bagnini e kit di primo soccorso), se viene attuata la raccolta differenziata, sull’effettiva eco-sostenibilità dei mezzi pubblici (programmi di bike sharing, parcheggi attrezzati, bus elettrici, car pooling) e altre iniziative green. Il dato fondamentale però è legato alla qualità delle acque, che dalle analisi devono risultare ‘eccellenti‘ e per certificarlo, il comune deve allegare al questionario le analisi delle ultime quattro stagioni.

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Così capitano svarioni di tutti i tipi. Eccone alcuni.

A S.Vito Chietino, ad esempio, c’è la Bandiera Blu ma l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) ha indicato che almeno due zone non sono balneabili per la presenza di batteri come escherichia coli ed enterococchi intestinali, quelli contenuti nelle feci, per intendersi.  E in tutto l’Abruzzo  ci sono ben 14 località dove sventola la bandiere blu, benché, a ben vedere, l’Agenzia europea dell’ambiente ne definisca di qualità ‘eccellente’ solo 4: Tortoreto, Silvi, Rocca San Giovanni e Fossacesia.

Altri paesi hanno invece delle spiagge dove è addirittura vietato tuffarsi: Roseto degli Abruzzi, Pineto, Francavilla al Mare, Ortona e Vasto.

Il discorso della Bandiera Blu per farsi pubblicità è evidente nel fatto che la loro assegnazione sia concentrata soprattutto sulla costa adriatica, ligure e toscana, mentre in regioni come Sardegna (7) e Sicilia (4) non sono granché presenti.

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Nelle Marche, ad esempio, delle 3 località premiate, tutte presentano alcune aree che per la Regione invece ritiene non balneabili per le loro acque di qualità ‘scarsa’: Numana, Porto Recanati e Porto Sant’Elpidio. Lo stesso problema si registra in Liguria (Sanremo) e in Toscana (Camaiore e Piombino).

Il motivo di queste ‘sviste’, come detto, è legato al ritorno pubblicitario del fregiarsi della bandierina. Così le località che già sono famose per il loro mare cristallino non ci pensano neppure a compilare il questionario della FEE. Saranno invece le meno rinomate o quelle protagoniste di fatti di cronaca legati al divieto di balneazione a correre a candidarsi, sperando in un upgrade.

E non c’è solo questo problema. In realtà  la bandiera segnala sì il mare pulito ma ci sono zone di una stessa località dove la qualità dei litorali è differente, e c’è differenza tra acque definite ‘eccellenti’ e acque classificate come ‘buone’ o ‘sufficienti’. Qui i batteri ci sono eccome, e nuotare lì potrebbe  farci prendere una bella gastroenterite. Ed ecco che le coste con Bandiera Blu che non hanno tutte le acque al top sono 41 su 131.

Una spiaggia dove sventola la Bandiera Blu della FEE

Una spiaggia dove sventola la Bandiera Blu della FEE

Clamorosi poi i casi in cui a pochi giorni dall’assegnazione dell’ambito simbolo la stessa Arta abbia dovuto chiudere la medesima spiaggia per aver rilevato una concentrazione di batteri troppo alta.

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Accade in Molise (Petacciato e Termoli), in Liguria (Sanremo), nelle Marche (Porto Recanati), in Campania (Sapri), a Livorno, Camaiore e Pietrasanta in Toscana, e in Abruzzo (Roseto degli Abruzzi e Giulianova).

A complicare ulteriormente le cose ci si mette anche il fatto che i vessilli sono assegnati alle singole spiagge. Così a San Vito Chietino sono solo i tratti di Calata Turchino e di Molo Sud mentre il resto della costa è vietato ai tuffi.

Capita così che, ricevuto l’ambito riconoscimento il comune, anche sul sito istituzionale, mostri la propria Bandiera Blu, senza indicare che in realtà solo parte della sua costa se l’è guadagnata realmente. Ed ecco che il bagnante ignaro, parte entusiasta per i comuni “certificati” dal vessillo, senza sapere che, pur pagando tanto, nuoterà in acque perfino non balneabili oppure si trova davanti il cartello di divieto di balneazione.

Mettiamoci anche il fatto che l’acqua cambia grado di purezza dopo delle forti piogge, vicino ai fiumi e nel caso di mareggiate, che possono falsare i risultati. Tutti eventi che diluiscono la concentrazione dei batteri e delle sostanze inquinanti disciolte nel mare.

Infine le Bandiere Blu valutano l’impatto ambientale di costruzioni e chioschi abusivi, di strutture di cemento non autorizzate che magari, non ostacolano la balneazione ma deturpano comunque il paesaggio, Eppure a S.Felice Circeo, in Lazio, sventola la Bandiera Blu.

Morale della favola. Se dovete scegliere dove passare le vostre vacanze, non regolatevi solo esclusivamente con questo simbolo. Informatevi meglio in rete, chiedendo su qualche forum di discussione informazioni sul posto da chi ci è stato.

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