Quando i vestiti imitano la Natura: 10 proposte di giovani fashion designer

di Alessia del 18 luglio 2013

Non è di certo una novità che molti architetti e ingegneri siano stati largamente ispirati dalla Natura per le loro opere: dallo studio delle foglie per la creazione delle celle solari allo studio degli uccelli per consentire il volo umano.

Janine Benyus, con il suo libro “Biomimetica: innovazione ispirata dalla natura” (1997) ha reso popolare il termine bio-mimetica per indicare quella pratica di emulazione dei modelli della naturali nell’ambito della progettazione.

Anche la moda si è lasciata coinvolgere dalle forme naturali e dai emccanisi delle piante per simulare funzioni simil. Vi riportiamo 10 interessanti novità del settore.

Tara Baoth Mooney, laureata al London College, ha creato le sue ‘pelli portatili’ ricavate dal muschio. Le caratteristiche di questa pianta gli permettono di crescere sul tronco senza intaccare l’albero che lo ospita, ma creando una sorta di simbiosi armonica. Il messaggio che vuole lanciare l’artista è che spesso gli uomini vivono ponendo grandi distanze fra loro e l’ambiente. In realtà potrebbero sviluppare quel potenziale nascosto che consentirebbe loro di riscoprire il senso di una vicinanza emotiva. Quale modo migliore per farlo se non osservando da vicino il miracolo della crescita?

Stefanie Nieuwenhuys ha invece utilizzato gli scarti di legno della InCrops Enterprise Hub di Norwich per creare degli indumenti originali a partire dal concetto di riciclo.Ha così realizzato dei vestiti a partire da strati sottili di compensato da apporre l’uno sopra l’altro come le squame di serpente. E’ così che sono venuti fuori corsetti, abiti da sera e pantaloni rifiniti in ogni dettaglio grazie ai tagli effettuati con il laser. I pezzi potrebbero fare invidia alle mani di qualsiasi sarta esperta.

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Diana Eng presenta invece una sciarpa ispirata all’origami della foglia, inventato dal giapponese Koryo Miura. La sciarpa in cashmere si presenta come un pezzo compatto e voluminoso che ripropone la struttura delle foglie di carpino e faggio, caratterizzate da linee ondulate.

Il costume Fastskin FSII di Speedo imita invece la texture della pelle dello squalo per garantire una maggiore velocità e una minore resistenza al nuotatore. Le cuciture sono state realizzate per ricreare l’effetto dei dentelli dermici posti sulla superficie cutanea dello squalo, che gli consentono di seguire il flusso dell’acqua. Alcuni studiosi di Harvard hanno puntualizzato che le cuciture sarebbero troppo piccole, arrotondate e distanti per riprodurre fedelmente quelle di uno squalo, tuttavia la forma particolarmente attillata del costume favorisce ugualmente una prestazione migliore.

Dal Giappone arriva invece la tunica Morphotex, realizzata da Teijin senza l’utilizzo di coloranti o pigmenti. Il colore è stato ottenuto attraverso la sovrapposizione di 60 fibre di poliestere e nylon disposte a strati. Variando lo spessore degli strati si ottengono quattro colori diversi, rosso, verde, blu e viola. E’ stata ripresa la struttura delle ali della farfalla per sfruttare fenomeni fisici come la riflessione della luce, l’interferenza e la rifrazione.

L’ artista Karen Ingham propone invece dei veri e propri giardini prêt-a-porter: i pollinator frock sono abiti che attirano api e altri insetti impollinatori grazie a stampe impregnate di zucchero che riproducono il polline visto al microscopio. Lo scopo del progetto è quello di aiutare la proliferazione di questi insetti e per assicurare la massima efficacia dei suoi intenti Karen ha addirittura creato due diverse linee: una da giorno e una da notte, per accontentare un po’ tutte le specie.

E dagli insetti passiamo ai batteri con la linea Biocouture di Suzanne Lee. La designer sta lavorando ad un tessuto nuovo composto da fibre vegetali di cellulosa realizzate dai batteri. Foglie, tè verde, lieviti e batteri costituiscono un composto che può essere modellato. Una volta che queste fibre si asciugano, vengono sovrapposte l’una con l’altra per dar vita ad una specie di foglio che può essere colorato con pigmenti naturali ottenuti da frutta e verdura, come curcuma e barbabietole.

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Dèl Paramo ha invece preso ispirazione dai processi di traspirazione degli alberi per realizzare le sue giacche impermeabili. Le piante riescono ad allontanare il vapore acqueo attraverso dei pori sul folgiame chiamati stomi. Grazie al rilascio dell’umidità nell’aria le piante possono utilizzare l’anidride carbonica per il processo della fotosintesi. In qualche modo lo stesso processo è stato riproposto per la realizzazione delle giacche: sono stati creati gli spazi tra le fibre elastiche per ottenere una maggiore traspirazione. In questo modo viene favorito lo spostamento dell’umidità dal corpo e si impedisce anche all’umidità esterna di passare attraverso il tessuto.

Katie Ledger si è lasciata ispirare dai processi di mutazione della pelle del serpente per creare la linea Shed me. Questi tessuti infatti cambiano colore e stile all’abito semplicemente attraverso la rimozione degli strati, consentendo di risparmiare acqua e corrente per il lavaggio in lavatrice. 

L’ultima proposta ‘bio-mimetica’ è quella di Zoe Alexander Fisher che ha progettato un cappotto in lana che nasconde dei semi al suo interno. Una volta passata la stagione fredda, la lana funge da fertilizzante per la crescita dei semi, così che il prodotto resti sempre una parte dell’ambiente, sia nel momento della produzione che dello smaltimento.

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