Radon: cos’è e che effetti ha sulla nostra salute

di Marco Grilli del 16 aprile 2013

Alzi la mano chi sa cos’è il radon. Non c’è bisogno di andare subito su Google… ve lo diciamo noi: è un gas inodore e incolore che spesso si trova nelle nostre case, costituisce la sorgente più importante di radiazioni negli edifici ed è molto pericoloso se inalato.

Generato da alcune rocce della crosta terreste (lave, graniti, tufi, pozzolane) in seguito al decadimento del radio 226 (derivato dall’uranio 238), il radon è un gas classificato come elemento cancerogeno dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC); per la sua pericolosità, infatti, è secondo solo al fumo di tabacco come causa dei tumori polmonari.

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In Italia questo gas provoca in modo silente ben 1.500-1.600 vittime all’anno. Dal suolo e dai materiali da costruzione, il radon si diffonde nell’atmosfera e si trasforma spontaneamente in altre sostanze radioattive, dette “figli”, ed è questo il gas che“nuoce gravemente alla salute”.

Infatti, veicolati nel corpo umano tramite particelle di fumo, vapore acqueo o polveri, a livello polmonare i ‘figli’ si fissano ai tessuti e continuano a emettere radiazioni ionizzanti (soprattutto particelle α), che agiscono a livello cellulare e possono causare danni irreversibili.

Ne sanno qualcosa i minatori che lavorano nelle miniere sotterranee di uranio: gli effetti dell’esposizione al radon sono stati evidenziati prima di tutto fra di loro.

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Oggi studi scientifici dimostrano che il rischio di tumore polmonare aumenta proporzionalmente alla concentrazione di radon e alla durata dell’esposizione ed è molto più alto tra i fumatori.

Ma come lavora questo gas? Dal suolo penetra all’interno degli edifici soprattutto per la differenza di pressione tra questi e l’ambiente circostante (effetto camino). Dunque colpisce in superficie, visto che la concentrazione del radon diminuisce con l’altezza dal suolo: occhio quindi alle cantine e ai locali sotterranei e seminterrati.

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Le contromisure per arginare il pericolo? La prevenzione è l’arma migliore: si applicano semplici interventi sulla posizione dei locali, la scelta dei materiali da costruzione, la pianificazione dei passaggi di condotte dal terreno, l’isolamento termico e il sistema d’aereazione.

Per gli edifici già esistenti  il metodo “acchiappa-radon” è invece il risanamento, dai risultati non sempre soddisfacent: prima tra tutte una maggiore aereazione, ma anche la sigillatura delle vie d’ingresso, la sovrappressione degli ambienti e l’aspirazione dell’aria dai pavimenti, con un’intercapedine o con apposite canaline, e dal sottosuolo, con un pozzetto o con tubi di drenaggio, sono alcune delle armi che possiamo utilizzare per combattere questo pericoloso nemico della salute umana.

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Quindi, senza allarmismi ma rimanendo realistici, se ipotizzate un possibile presenza di radon nella vostra casa è importante rilevarne la concentrazione (per legge il valore massimo tollerabile è 500 Bequerel/mq) con appositi strumenti – i dosimetri – sapendo che i locali a rischio sono scantinati, taverne e stanze al pian terreno. In particolare prestate attenzione se  i pavimenti o le pareti a contatto diretto con il terreno sono sgretolati, oppure costruiti con tufo, pozzolane o granito, e pure se non hanno un buon isolamento dal sottosuolo.

Meglio saperlo prima di andare ad abitare una casa anche se la legge non prescrive questi controlli come obbligatori.

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