Scoperto traffico di sostanze dopanti destinate all’allevamento delle mucche

di Marco Grilli del 25 novembre 2014

Scoperto nel Bresciano un commercio illegale di sostanze dopanti che andavano somministrate ai bovini per ottenere più latte e una crescita più veloce.

Ancora uno scandalo negli allevamenti intensivi: in nove province italiane (Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, Piacenza, Ragusa, Rovigo e Verona) alcune perquisizioni dei carabinieri e dei Nas hanno smascherato un vasto traffico di sostanze dopanti e farmaci illeciti, volti ad aumentare del 20% la produzione di latte dei bovini.

L’indagine è partita lo scorso aprile, quando il titolare di un allevamento al confine tra Brescia e Cremona, preoccupato per lo stato di salute delle sue mucche, ha confessato ai Carabinieri l’impiego di medicinali veterinari illegali. Un primo tassello, che ha portato in sei mesi alla scoperta di una vera e propria rete clandestina internazionale, con le sue maglie in Asia, nei Paesi dell’Est Europa e in Spagna.

Nel corso dell’inchiesta sono stati emessi 48 decreti di perquisizione, 31 di questi in allevamenti intensivi dotati di circa 15-20mila bovini da latte.

Le operazioni sono giunte anche al sequestro probatorio di 16 allevamenti, 4.079 capi di bestiame, 55 Kg di sostanze farmacologicamente attive illegali, centinaia di confezioni di farmaci veterinari irregolari, registri di carico e scarico non adeguatamente compilati e infine 80mila litri di latte – sottoposti a vincolo sanitario –  per un valore totale di circa 30 milioni di euro.

Ventisei le persone denunciate all’autorità giudiziaria, sette gli indagati per associazione a delinquere finalizzata al commercio e somministrazione di medicinali veterinari di provenienza illecita. Tra di loro un medico veterinario nonché altri professionisti del settore zootecnico, trovati in possesso di notevoli quantità di farmaci veterinari non registrati e autorizzati all’immissione in commercio, con due quintali di medicinali comunitari ed extra-comunitari, 20 Kg di polvere anonima e 550 confezioni di farmaci, non provenienti dall’Unione europea.

Le sostanze dopanti illecite ha come principale protagonista la somatropina bovina, il famigerato ormone della crescita bovina oggetto di numerosi studi e controversie, perché provoca stress alle mucche sembra essere responsabile di numerose patologie legate alla produzione di latte, che risulta tossico. Molti Paesi hanno bandito la somatropina anche se continua ad essere utilizzata negli allevamenti degli Stati Uniti e permessa dalla FDA.

In Italia questo ormone è illegale e nell’indagine risulta essere importato da Paesi al di fuori dell’UE e, dopo vari passaggi, venduto in flaconi e siringhe agli allevatori di bestiame da latte, concentrati soprattutto nelle aree nord-orientali del nostro Paese. La somatropina, in aggiunta agli altri farmaci illegali privi di autorizzazione e prescrizione, contribuiva a quei record “drogati” di produzione di latte, destinati a incidere negativamente sulla nostra salute.

L’inchiesta pare aver messo la pietra tombale almeno su questo spicchio di un business illecito, chiamato doping zootecnico, ancora troppo diffuso e difficile da sconfiggere.

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