Un nuovo studio della Banca Mondiale spiega i rischi di un aumento della temperatura globale

di Claudio Riccardi del 20 febbraio 2013

“I cambiamenti climatici rappresentano una delle più grandi sfide per lo sviluppo, e ci dobbiamo assumere la responsabilità morale di agire per conto delle generazioni future, specialmente per quelle più povere”. Agire anche e soprattutto per preservare le regioni più povere, perchè sono quelle dove il clima sempre più torrido e incontrollabile rischia di provocare le più pesanti conseguenze.

Il monito arriva da uno degli istituti internazionali più influenti, la Banca Mondiale, che nei giorni scorsi ha pubblicato uno studio che focalizza l’attenzione su rischi, connessi e necessità di contromisure di fronte allo spettro del riscaldamento globale. Realizzato per conto dell’ente dal Potsdam Institute for Climate Impact Research and Climate Analytics, i rapporto ha per titolo “Turn down the heat: why a 4°C warmer world must be avoided”.

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Tradotto in italiano, suona come “Abbassate il fuoco: perché un mondo più caldo di 4°C deve essere evitato”, un allarme più che esplicito, di fronte a una tendenza che in maniera sempre più evidente sta portando il globo verso una preoccupante concatenazione di fenomeni: ondate di calore, scorte alimentari  non gestibili, ecosistemi che rischiano il crack.

Secondo il rapporto – che ha incrociato i dati su fenomeni già osservati, proiezioni e letteratura scientifica –  il clima globale potrebbe passare da un aumento della temperatura media di 0,8°C al di sopra dei livelli pre-industriali ai 4°C entro il 2100. Preoccupa anche la crescita del livello dei mari, sempre più veloce anche per lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartico. La flora e la fauna marina sono in pericolo, in particolare nelle acque che diventeranno più calde:  Mediterraneo Subtropicale, l’Africa settentrionale, il Medio Oriente e gli Stati Uniti.

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Qui, le temperature rischiano, in estate, di salire di oltre 6°C e le proiezioni e per il mese di luglio, nel periodo tra il 2080 e il 2100, potrebbero aumentare fino a 9°C rispetto alle attuali (per una media di circa 35°C) mentre nel Sahara e nel Medio Oriente si potrebbero raggiungere addirittura i 45°C, ovvero 6-7°C in più rispetto a oggi.

Le temperature da ebollizione avranno riflessi negativi sulla sicurezza alimentare, con le zone agricole flagellate dalla siccità, fino a valori tre volte superiori rispetto a oggi. Il tutto in meno di 90 anni. Aumenteranno di sicuro gli incendi, persino anche nel polmone della Terra, la Foresta amazzonica.

I numeri messi sul piatto dalla Banca Mondiale parlano da soli: non c’è più tempo per perdere tempo.

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