Anche in Inghilterra dubbi sul fracking

di Luca Scialò del 26 febbraio 2015

Anche il Regno Unito sta avendo notevoli ripensamenti riguardo la tecnica del fracking. Per quanti non lo sanno, questa tecnica, che in italiano sta per fratturazione idraulica, consiste nello sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso nel sottosuolo. La fratturazione, detta in inglese frack job (o frac job), viene eseguita dopo una trivellazione entro una formazione di roccia contenente idrocarburi, per aumentarne la permeabilità al fine di migliorare la produzione del petrolio o del gas da argille contenuti nel giacimento e incrementarne il tasso di recupero.

Come riportato di recente da diverse testate britanniche, il Premier David Cameron e il Cancelliere George Osborne hanno sostenuto con entusiasmo la sua graduale abolizione in tutta la Gran Bretagna. La nuova disposizione prevede che il Fracking sia vietato in parchi nazionali, aree di straordinaria bellezza naturale (denominate AONBs), siti di particolare interesse scientifico (SSSI) e zone di protezione delle acque sotterranee di origine (ZPS). Si parla di un totale del 60% del territorio dell’Inghilterra tutelato da questo divieto. Ma ciò implica un restante 39,7% ancora sfruttato, con vaste aree del sud e sud-est off-limits, così come il quartiere Yorkshire Dales e Peak.

Greenpeace ha inoltre rilevato che il 45% dei 931 siti dati in pasto alle compagnie per queste perforazioni sono costituite per il 50% da aree protette. Mentre, sempre stando ai dati di Greenpeace, solo il 3% dei divieti non riguardano aree protette.

Come mai si è arrivati a ciò? Semplice: perché a maggio in Inghilterra ci sono le elezioni e i conservatori oggi al potere hanno visto crollare i propri consensi. Quindi meglio darsi da fare, e, tra le altre cose, accontentare gli oppositori di questa tecnica estrattiva, visti i crescenti dubbi sul fracking. Ma un portavoce del Dipartimento di Energia e cambiamenti climatici ha frenato gli entusiasmi, dichiarando che: “E ‘troppo presto per dire quali aree possono rientrare in questa estensione di protezioni”. L’unica cosa certa è che vi rientrano tutti e tre i livelli delle acque sotterranee. Ossia l’acqua potabile che arriva nelle case.

Cantano comunque vittoria gli ambientalisti, che parlano di un ripensamento deciso sul fracking, sebbene non mancano di evidenziare come vi sia una discrepanza tra ciò che il Governo dice e ciò che fa concretamente, visto che le dichiarazioni sono una cosa e gli atti pratici, in genere annacquati, sono un’altra.

Di contro, non sorridono certo i produttori di petrolio e gas, incerti ora sugli investimenti sicuri. Ricordiamo ad esempio come la Scozia sia fiorente di gas, tant’è che il referendum su una sua possibile uscita dal Regno Unito lo scorso settembre, preoccupava anche per questo il resto dell’UK. Essi paventano anche possibili ripercussioni sul lavoro, con tanto di licenziamenti di massa nel settore.

Il governo ha comunque specificato, anche per tranquillizzarli, che le nuove norme non si applicheranno retroattivamente, ma molti dei siti interessati devono ancora ottenere tutta la pianificazione e le autorizzazioni ambientali di cui hanno bisogno. Pensiamo al Cuadrilla Balcombe (AONB), al Fernhurst Celtique (parco nazionale), così come un SSSI in Cheshire e una ZPS sotterranea nei pressi di Hull.

Ken Cronin, direttore generale dell’Onshore Oil and Gas afferma duramente che “occorre andare avanti con le perforazioni esplorative per scoprire l’entità delle riserve di petrolio e di gas del Regno Unito”.

Il Governo, sotto sotto, comunque nicchia e una fonte fa sapere che i Ministri sanno bene lo sviluppo del gas di scisto porterà posti di lavoro e farà aumentare la sicurezza energetica del Regno Unito. Pertanto, vogliono andarci piano con i divieti, per non ledere un importante comparto economico. Ma è anche vero che in questi anni sono state sottoposte al fracking anche aree protette e siti non lontani dalle abitazioni. Pertanto una regolamentazione in tal senso urge.

E IN FRANCIA: Francia e fracking: no assoluto

Tra i paesi del Regno Unito, l’Inghilterra è quello che potenzialmente detiene più gas scisto di tutti. Irlanda del Nord, ne ha molto meno, ma ha anche un’amministrazione diversa in materia. La Scozia ha in corso una moratoria sulle nuove autorizzazioni per la pianificazione, mentre il Galles non ha ancora una mappatura precisa delle aree potenzialmente sottoponibili al fracking.

Insomma, una situazione frammentaria e insicura. Il governo Cameron è schiacciato da un lato dagli ambientalisti e dall’altro dalle lobby del petrolio e del gas. Il tutto a tre mesi dalle elezioni, che aumentano la paura di fare scelte sbagliate a discapito di una o dell’altra parte, pagandole in termini di consensi. Già molto bassi per i Tories oggi al governo.

Outbrain

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment