I rischi del mestiere di attivista ambientalista!

di Luca Scialò del 31 maggio 2015

Se c’è un mestiere pericoloso, è quello di attivista ambientale. Nel solo 2014 sono state uccise ben 116 persone che cercavano di difendere la loro terra o proteggere l’ambiente dagli interessi di chi vuole sfruttare le risorse naturali in maniera indiscriminata. Gli indigeni sono tra quelli più in pericolo mentre l’Honduras risulta la nazione più pericolosa per chi fa attivismo ambientale.

Questi sono i risultati-shock del report chiamato non a caso Deadly Environment ed elaborato dalla ong Global Witness per il 2014, che esamina la situazione da diversi anni (lo trovate scaricabile qui).

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La strage degli attivisti

Si può parlare di autentica strage di attivisti ambientali in tutto il Mondo. Un anno fa, il rapporto Deadly Environment mostra che ci sono state 116 uccisioni in 17 paesi. Ovvero una media di oltre due vittime a settimana, con il numero dei giornalisti uccisi raddoppiato solo nell’ultimo anno. Il Paese dove si consumano di più è l’Honduras, con 111 omicidi dal 2002.

Bisogna poi aggiungere che non esistono stime ufficiali di questi omicidi, giacché gli autori degli stessi sfuggono alle investigazioni. Del resto, i mandanti sono grandi possidenti, affaristi, politici e la criminalità organizzata. Poi ci sono le minacce di morte, i sequestri, le torture. Molti attivisti vivono già in comunità remote, povere, con accesso limitato ai media e alla giustizia. Pertanto per loro è complicato denunciare e difendersi.

La speranza anche per gli attivisti è la prossima conferenza ONU sul clima che si terrà a Parigi, dove si discuterà di misure in favore dell’ambiente. E’ stata proprio la precedente conferenza a distinguere finalmente gli attivisti ambientali dagli altri difensori di diritti umani, come quelli per la libertà di espressione e all’autodeterminazione dei popoli.

Le zone più colpite

Ecco alcuni esempi di attivisti ambientali uccisi lo scorso anno: Atilano Roman Tirado è stato sparato mentre conduceva il suo programma settimanale in radio. La sua battaglia era in favore di 800 famiglie contadine allagate dalla costruzione di una diga. Nel settembre, in una regione remota dell’Amazzonia, Ucayali in Perù, sono stati assassinati quattro attivisti: Edwin Chota Valera, Leôncio Quincima Meléndez, Jorge Ríos Pérez e Francisco Pinedo. Fu ucciso da boscaioli illegali che li accusavano di aver invaso il loro territorio. Daniele Humberto Sanchez Avendaño, colombiano di soli 19 anni, fu trovato morto assassinato il 7 ottobre. Aveva già subito ripetute minacce..

Quali sono invece  le aree più colpite dal problema? L’America Latina in particolare, soprattutto per la difesa dell’Amazzonia. I Paesi sono Honduras, Brasile e Colombia. Segue l’Asia, con le Filippine in testa. In Africa invece la difesa riguarda gli animali, uccisi dai bracconieri per sottrarre avorio. Nel 2014, il Paese che ha registrato i maggiori omicidi è stato il Brasile con 29. La Colombia è secondo con 25 omicidi. Terze le Filippine con 15 morti. Seguono un po’ più indietro Congo, Mozambico e Bangladesh.

Una lotta impari

Secondo un rapporto ONU del 2007, quello degli attivisti ambientali sono il secondo gruppo più vulnerabile tra i difensori di diritti umani, dopo quelli in favore dei diritti delle donne. Il loro numero è triplicato tra il 2007 ed il 2011.

Gli attivisti ambientali, come detto, trovano la duplice difficoltà di trovarsi in aree povere e in condizioni sociali marginali da un lato e di dover contrastare potentati molto più forti dall’altro. Questi ultimi ingaggiano facilmente cecchini e persecutori per sopprimerli. Auguriamoci che le loro istanze trovino maggiore vita facile.

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