L’acqua potabile toscana piena di metalli, idrocarburi e feci, passata al cloro per essere sicura

di Luca Scialò del 7 giugno 2015

L’acqua della Toscana è piena di sostanze tossiche deve essere riempita di cloro per diventare bevibile.

All’Expo si è presentata come il “laboratorio mondiale della qualità della vita”, ma la sua acqua potabile contiene talmente tante sostanze inquinanti e tossiche, quali feci, metalli pesanti, idrocarburi e pesticidi, da non essere certo bevibile in serenità. Parliamo della Toscana. A rilevarlo l’Arpa Toscana, la quale afferma che non solo la qualità delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile è pessima, ma addirittura in continuo peggioramento, tanto che l’Agenzia ha dovuto introdurre negli ultimi anni una categoria apposita denominata SubA3.

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Guardando meglio i dati, nel triennio 2012-2014 il 90% delle riserve idriche derivate dai fiumi e valutate prima dei processi di potabilizzazione (http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2015/095-15/095-15-arpat-pubblica-i-risultati-del-monitoraggio-2012-2014-delle-acque-superficiali-destinate-alla-potabilizzazione) ricade nelle categorie più basse, quelle con una qualità appena sufficiente, e nessuno nella categoria più elevata, che indica l’acqua di qualità buona e ottima.

Nel novembre 2014 è stato scoperto che da almeno tre anni nell’acqua del Comune di Pietrasanta, cuore turistico e culturale della Versilia, c’era addirittura il tallio. A scoprirlo erano stati dei ricercatori dell’università di Pisa ma l’Asl 12 si giustificò spiegando che il tallio non rientrava tra i parametri di qualità e conformità previsti dalla normativa e che quindi non veniva ricercato.

I rilevamenti dell’Arpat si sono svolti in questo modo: sono stati analizzate moltissime riserve idriche superficiali, soprattutto nelle province di Firenze, Pistoia e Arezzo. La metà di queste è stata categorizzata come qualità sufficiente per la presenza di solfati, idrocarburi,azoto,  cromo, mercurio e la temperatura, troppo alta.

Le restanti acque sono classificate nella categoria intermedia per la presenza di metalli, come il cadmio, il piombo, il tallio e l’arsenico e, soprattutto, per i parametri microbiologici, con percentuali di salmonelle e coliformi fecali che fanno pensare al periodo del ‘grande fetore londinese’.

Di fronte a questi dati vergognosi, come si difende la Regione? La fonte d’inquinamento sotto accusa sono le acque reflue, la cui depurazione al momento non gode di ottima salute, se si è dichiarato che sono 42 i depuratori in procedura di infrazione. Anche se il 91,2% delle acque da fogne urbane in Toscana è depurato. Resta il problema della manutenzione a causa di vari interventi di modifica degli alvei per far spazio a nuove costruzioni. Come dire, la cementificazione causa una bassa qualità delle acque potabili comunali.

In realtà, incide anche la presenza di fitofarmaci, malgrado la legge parli chiaro: esiste una fascia di rispetto di 200 metri.

Piccoli fatti di cronaca come questo, rappresentano una realtà di incuria e mancato rispetto delle regole di tutela dell’ambiente che già ci sono e che contribuiscono a peggiorare la situazione della nostro Paese.

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