Microalghe: la benzina del futuro?

di KennyG del 5 novembre 2010

Si parla sempre più spesso di questo “petrolio verde” (vedasi anche l’interessante contributo di un nostro lettore) ed allora andiamo a vedere da vicino alcune caratteristiche delle microalghe e sul perchè potrebbero essere veramente la chiave di svolta nellla civiltà post-petrolio.

Microalghe: la benzina del futuro?

Che cosa sono le microalghe

Sono le lontane parenti delle classiche alghe che tanto detestano i bagnanti, ma hanno alcune propretà fisiche particolari che permettono loro di produrre combustibile in grandi quantità: contengono delle varietà di olio vegetale che, trattati con appositi processi chimici, si trasformano in un combustibile alternativo alla classica benzina.
Tuttavia, non tutte le microalghe hanno queste proprietà: le microalghe che gli studiosi stanno esaminando sono circa duemila, su oltre 300.000 mila tipi presenti sulla terra.

Alcuni grossi vantaggi delle microalghe:

  • assorbono diossido di carbonio (e infatti sarebbe interessante verificare se è possibile coltivarle in prossimità di installazioni industriali che emettono grosse quantità di CO2);
  • hanno una produttività molto superiore rispetto ai vegetali attualmente utilizzati per produrre il biodiesel o il bioetanolo: si stima che crescano fino a 30 volte più veloce dei vegetali terrestri e che siano fino a 400 volte più produttive grazie alle loro citate proprietà fisiologiche;
  • non sono in concorrenza con l’utilizzo nell’alimentazione umana o animale, a differenza della canna da zucchero o altre colture usati per produrre biocombustibili e quindi non avrebbero quell’effetto inflattivo sulle derrate alimentari che comporterebbe attualmente una brusca virata verso i biocombustibili. Necessiterebbero inoltre di relativamente poco spazio per essere coltivate in maniera estensiva.

Cosa manca allora perchè sostituiscano il petrolio?

Purtroppo mancano molte cose nel momento in cui scriviamo. Studi scientifici da completare, produzione di massa, sistema distributivo e dulcis in fundo modifiche ai motori, perché producono benzina di tipo diversa a quella tradizionale e il sistema di alimentazione e combustione va per tanto adattato.
La produzione paradossalmente è il punto che meno preoccupa, visto che un paese come l’Italia potrebbe sostituire il petrolio con le microalghe con una superficie di appena 150km quadrati.
L’altro aspetto che preoccupa alcuni è la minaccia alla biodiversità che porterebbe la coltivazione estensiva di microalghe, magari geneticamente modificate per massimizzarne il rendimento.

In ogni caso, sono grandi le potenzialità di questo “petrolio verde” e delle microalghe sentiremo parlare ancora in futuro.

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