Un’intera collezione di vestiti dai batteri

di Cinzia Porfiri del 6 novembre 2013

Realizzare vestiti con materiali biocompatibili a basso costo? La soluzione potrebbe venire da una fonte inaspettata: i batteri. L’originale idea è di Suzanne Lee, una fashion designer che ha avuto la lungimiranza di cogliere la connessione tra due elementi così diversi come la moda e la ricerca scientifica.

Un’intera collezione di vestiti dai batteri

Lo studio, che prende il nome di Biocoture, prevede la realizzazione di biomateriali ottenuti dal processo di fermentazione di una miscela di una varietà di té verde – conosciuto con il nome di kombucha – e zucchero. Il composto ottenuto diviene il terreno di coltura di particolari acetobacter (che producono acido acetico) e lieviti, dalla cui simbiosi si producono microfilamenti di cellulosa pura, che si aggregano fino a formare uno strato superficiale consistente.

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Dopo qualche settimana la coltura può raggiungere uno spessore che varia dai 2 ai 3 cm: a questo punto viene estratta dalla vasca, “lavata” con acqua e sapone e lasciata ad asciugare, per fare evaporare l’acqua in eccesso. Il prodotto finale, che ha una consistenza simile a quella di una pelle leggera con la resistenza del cuoio, può essere tagliato, modellato e tinto con sostanze rigorosamente vegetali e naturali, come le spezie o il succo ottenuto dalla spremitura di alcune verdure.

I vestiti “biologici” sono prodotti con una lavorazione a basso costo, completamente naturale e priva di scarti industriali, infine l’aspetto più innovativo: una volta utilizzato, il capo è completamente compostabile.

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Suzanne Lee pensa di poter avviare una produzione massiva di capi entro 5 anni, intanto gira il mondo per divulgare questa sua idea innovativa presso convegni e Università. Per il momento la collezione comprende alcuni abiti di prova, che sono stati esposti presso il Science Museum di Londra.

Noi crediamo nel successo di questo progetto e aspettiamo con impazienza il catalogo completo: voi siete pronti a ordinare il vostro primo abito completamente compostabile?

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